Secondo l'interpretazione ortodossa della meccanica quantistica, nessun fenomeno sarebbe tale se non viene prima osservato. A questa paradossale conclusione, nota con il nome di effetto osservatore, o problema della misura, Albert Einstein ribatteva, a giusto titolo, che la luna continuava ad esistere indisturbata anche quando nessuno la guardava! Ma in che misura possiamo affermare che le nostre osservazioni sono in grado di creare la realtà? Ed è proprio vero che la meccanica quantistica sarebbe giunta alle stesse conclusioni di alcune filosofie mistico-religiose, che affermano che l'universo altro non sarebbe che un prodotto della coscienza?
Questo saggio è stato recentemente ri-pubblicato nel Numero 19 (Anno 2019) della rivista AutoRicerca (accesso aperto): https://autoricerca.ch/journal
Salve a tutti, parliamo di fisica e più particolarmente di fisica quantistica.
Oggi si fa un gran parlare di questa teoria, spesso del tutto a sproposito e
spesso in ambiti che con la fisica poco o nulla hanno a che fare.
Ad esempio un libraio oggi che si vede ricevere un nuovo libro di fisica
quantistica si trova ad affrontare un dilemma che è quello di dire dove lo
metto il libro di fisica quantistica? Lo metto nella sezione scienze o lo metto
nella sezione spiritualità? Lo metto nello scaffale dei libri di fisica o lo
metto nello scaffale new age o religioni orientali?
Questo dilemma del libraio, ovviamente un'esagerazione ma per rendere l'idea,
spiega il livello di confusione a cui siamo arrivati oggi e il livello di
superficialità con il quale comprendiamo o meglio non comprendiamo la differenza
che esiste tra diversi campi di indagine come il campo di indagine tipico della
fisica, delle scienze esteriori e il campo di indagine differente che è
quello della ricerca interiore, della spiritualità, dell'autoricerca.
Ora è molto importante fare bene la differenza, capire bene come funzionano
questi diversi approcci al reale, che tipo di realtà
vanno ad indagare e dove sono le differenze e perché ci sono delle
differenze. Questo non per creare ancora maggiori
divisioni nella nostra realtà e nella nostra comprensione della
realtà ma proprio perché se si desidera costruire una visione unitaria, una
visione transdisciplinare è necessario poter prima di tutto cogliere le
differenze, riconoscerle come tali e solo in seguito, una volta riconosciute
queste differenze, cercare in effetti di creare una sorta di sintonizzazione là
dove questa sintonizzazione è possibile e quindi dare vita a una visione più
articolata, più complessa del reale transdisciplinare, cioè che va oltre le
diverse discipline. Ma questo non può avvenire attraverso
iper semplificazioni, facili riduzionismi, mistificazioni e via discorrente.
Bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, bisogna dare alla fisica ciò che
appartiene alla fisica, bisogna dare alla ricerca interiore ciò che appartiene alla
ricerca interiore e bisogna essere intellettualmente onesti.
Ora quello che accade oggi è che si usa, questo è il tema di questo video, si usa
la fisica quantistica per dare sostegno, per dare supporto a tutta una serie di
affermazioni di tipo metafisico, che tra l'altro non hanno nessun bisogno della
fisica per essere supportate, in quanto si basano su un'indagine di natura
completamente diversa e sottostanno delle verifiche di natura totalmente diversa.
La fisica quantistica sembra in effetti offrire numerevoli spunti che interessano
anche molti guru spirituali, forse bisognerebbe dire pseudo guru
spirituali, che cercano nella scienza, come dire, una prova dell'esistenza
di tutta una serie di fenomeni anomali. Ora questi fenomeni anomali, questi
fenomeni parapsichici, come la chiaroveggenza, la telepatia, la
psicocinesi, gli stati extracorporei, la visione a distanza, le retrocognizioni e
via discorrendo, sono tantissimi. Tutti questi fenomeni ovviamente sono stati
messi in evidenza sin dall'alba dei tempi, negli ultimi secoli sono stati
anche studiati più attentamente, usando anche delle metodologie sperimentali che
si avvicinano molto alle metodologie utilizzate nella scienza più
convenzionale e hanno ricevuto, come dire, conferme relative, rimane comunque un
tema sempre controverso, ma questa indagine di per sé, bisogna ricordarcelo
bene, non ha seguito e non segue le stesse logiche di un'indagine di
tipo scientifico ordinario, principalmente perché il soggetto della
ricerca interiore è la coscienza umana, cioè tutto il centro della ricerca è
l'essere umano, la coscienza, questa possibilità di avere accesso a stati
alterati di coscienza e l'esplorazione del potenziale che è in situ in questi
stati alterati, sia in termini di capacità nel portare cambiamenti nel
reale, ma sia anche in termini di capacità di scoprire realtà altrimenti
non visibili alla percezione ordinaria. Questa è la ricerca interiore, ora tutto
questo ovviamente ha sempre stato portato avanti, a prescindere
dalla fisica. La fisica invece si è occupata di ben
altre cose, la fisica si è occupata di comprendere la materia e l'energia, di
comprendere le entità fisiche, come si comportano, come interagiscono tra di
loro e lo ha fatto ovviamente affinando sempre di più i propri strumenti, non
solo concettuali ma anche e soprattutto sperimentali.
La fisica non si è mai interessata di coscienza, non si è mai interessata di
mente umana, non si è mai interessata della dimensione dell'essere, non si è
mai interessata dell'interazione tra la mente e la materia.
Sarebbe quindi oltremodo sorprendente se la fisica, e più particolarmente in
questo caso la fisica quantistica, avesse da insegnarci qualche cosa sul rapporto
tra la mente e la materia. L'unico tipo di rapporto evidente che c'è tra la mente
e la materia nell'ambito delle discipline scientifiche ordinarie sta nel
fatto che noi esseri umani siamo i creatori delle teorie scientifiche,
quindi siamo noi che elaboriamo i diversi concetti scientifici, siamo noi
che operiamo delle scelte, ad esempio la scelta di fare un esperimento, di
concepire un esperimento e di attuarlo in termini pratici e quindi è chiaro che
il contenuto delle teorie fisiche dipenderà da queste scelte che a loro
volta dipendono ovviamente da un'attività puramente mentale. Ma a parte
questo difficilmente troveremo la dimensione mentale nell'equazione della
fisica e nelle teorie fisiche in quanto tale. Ovviamente adesso qui sto un
pochettino semplificando la discussione. Ciò di cui voglio parlare in questo
momento è più particolarmente del cosiddetto effetto osservatore che è
anche il tema di questo mio libricino. L'effetto osservatore è proprio uno di
quegli aspetti contenuti nella teoria fisica, della teoria quantistica, che più
di ogni altro forse è stato malamente utilizzato per dare sostegno a tutta una
serie di affermazioni come quella che vorrebbe che la mente umana è in grado
di influenzare direttamente il reale, cioè la materia e l'energia.
Lungi da me l'idea di negare questa possibilità. Se la mente umana è
realmente in grado o no di modificare la realtà fisica direttamente, come quando
assistiamo a un fenomeno di psicocinesi, questo è qualche cosa da elucidare e al
momento potremmo dire che ci sono evidenze che tendono in quella direzione,
ma sicuramente non abbiamo delle spiegazioni soddisfacenti ancora su come
ciò avverrebbe. Ci sono delle teorie, ci sono delle idee, ma queste teorie e queste
idee non hanno nulla a che fare con la fisica. Avrebbero semmai a che fare con
un altro tipo di fisica che potremmo chiamare parafisica, per non dire
metafisica, nel senso che è una fisica che si occuperebbe di materie e di
energie di natura diversa, più sottile, che non è il tipo di materia che viene
studiata oggi dai fisici nei laboratori e con i loro strumenti.
Quindi sarebbe di nuovo un ambito diverso. Quindi non mescoliamo tutte
queste cose. Certo, forse un giorno esisterà una parafisica che avrà la
fisica ordinaria come caso particolare, ma al momento non siamo assolutamente lì.
Quindi l'effetto osservatore della fisica quantistica è stato utilizzato
per cercare di dire, di dare un supporto scientifico a questo genere di
possibilità. Questo è stato fatto anche da dei
fisici storicamente. I fisici si sono anche interessati ovviamente di tematiche
legate alla parapsicologia o alla metafisica o alla mistica e quindi si
sono spesso interrogati, soprattutto i primi fisici, padri fondatori della
teoria quantistica, si sono interrogati sui risvolti metafisici, mistico-metafisici
della loro teoria e c'è stato un nutrito dibattito tra i diversi autori e attori
di quei tempi che è andato avanti a lungo e in un certo senso continua ancora
oggi. Però bisogna stare attenti a non, diciamo, non promuovere una sorta di
visione naif della fisica quantistica, come è accaduto per certi versi agli
inizi di questa teoria, soprattutto perché agli inizi di questa teoria si
pensava che la fisica quantistica fosse di per sé una teoria completa della
realtà fisica. Che fosse la teoria completa era un assunto, ma ai tempi forse
si poteva anche ragionavelmente iniziare a pensarlo, visto che era una teoria nuova
che permetteva di spiegare, di predire cose che prima non era possibile predire.
Però ancora oggi questa credenza che la teoria quantistica descriva tutto
reale, sia il mondo macroscopico che microscopico, gastronomico, resta un punto
saldo di molti fisici e ovviamente questo li porta a confrontarsi con tutta
una serie di difficoltà che spesso vengono risolte in modo tragico. Pensate
solo al fatto che numerosi sono i fisici oggi che per risolvere il problema
dell'effetto osservatore, cioè per non dover mettere in campo la coscienza
umana nel processo di osservazione, e per non mettere in campo la coscienza
umana e per non rinunciare al dogma che la teoria quantistica sarebbe una
teoria completa, ecco che cosa fanno? Si inventano nuovi mondi.
Ecco che come Hugh Everett, fisico americano, inventò l'interpretazione
della meccanica quantistica, interpretazione a molti mondi, dove tutto
un tratto, invece di avere un universo, un mondo, una realtà, ne abbiamo un'infinità
e questa infinità di mondi di realtà cresce esponenzialmente.
Molti ritengono questa un'ipotesi plausibile.
Naturalmente non è certo un'ipotesi molto, come dire, che fa una grande economia di
entità e di concetti. Voi sapete che uno dei grandi principi della scienza è
quella della parsimonia, il famoso rasoio di Ockram. Non abbiamo bisogno di
moltiplicare le entità e le spiegazioni senza che ce ne sia realmente bisogno,
altrimenti dopo ci troviamo a dover spiegare, semplicemente spostiamo il
problema della spiegazione di un qualcosa a un qualcos'altro che non
abbiamo ancora spiegato. Quindi effettivamente passare da un mondo a
un'infinità di mondi è un modo, come dire, certo non molto parsimonioso da un
punto di vista concettuale di risolvere il problema dell'osservazione.
Ci sono stati tanti altri tentativi, potrei passare delle ore a parlarvi di
tutti i tentativi di interpretazione della fisica quantistica che cercano di
risolvere il problema dell'osservazione, che tra l'altro poi non si chiama
problema dell'osservazione, si chiama problema della misura in fisica, certo
però il concetto di misura e di osservazione sono sostanzialmente lo
stesso concetto, perché misurare una grandezza fisica significa osservarne il
valore. Ovviamente lo si fa in termini sperimentali, l'osservazione è qualcosa
che si fa in termini pratici, è un'azione, quindi
nell'osservazione c'è anche un'interazione. Ora ci sono stati tanti
altri tentativi per cercare di risolvere questo problema della misurazione
dell'osservazione senza mettere in campo la mente umana, ho evocato la teoria
molti mondi, ad esempio l'analisi
dell'interpretazione transazionale della fisica non molto conosciuta, dove si fa
l'ipotesi che ci possono essere fenomeni che si propagano all'indietro
nel tempo, ci sono approcci dove si fa l'ipotesi che in fin dei conti la
conoscenza abbia una realtà ontologica primaria rispetto alla realtà, cioè che
prima c'è l'informazione e poi l'informazione determina la realtà
mescolando in un certo senso, invertendo il senso logico, ovviamente l'informazione
di solito è informazione rispetto a qualche cosa, abbiamo informazione su
qualcosa, invece qui sarebbe come se il qualcosa viene definito dall'informazione,
come se l'informazione fosse primaria. Alcuni affermano la stessa cosa con
l'energia, dimenticandosi che energia in quanto tale non è un concetto
autosufficiente, perché l'energia ha senso quando si parla dell'energia
posseduta da un'entità, un'entità fisica, quindi non si può parlare di energia
senza parlare del portatore dell'energia, così com'è difficile parlare di
informazione senza parlare del portatore di informazione o del soggetto a cui
questa informazione si riferisce. Non voglio entrare qui in questi meandri, ma
diciamo che tutti questi approcci sono sicuramente molto insoddisfacenti, anche
perché il processo di misura, come viene fatto in laboratorio, viene fatto
attraverso degli strumenti che sono delle macchine macroscopiche che indagano la
dimensione del microscopico e che quando questi esperimenti vengono condotti
semplicemente la macchina fa una misurazione amplificando tutta una serie
di segnali e semplicemente si ottiene un risultato.
Questo fatto inequivocabile, molto semplice, molto terra-terra, non lascia
intendere in nessun modo che perché questo processo possa essere espletato
sia necessaria l'intervento della coscienza umana, nel senso che se la
coscienza non si rappresenta il fenomeno in questione, il fenomeno non
può esistere, il risultato della misurazione non può esistere.
Ma ovviamente molti di voi si chiederanno ma da dove nasce questo
problema? Ecco, l'idea di questo libricino è proprio quello di
cercare, in un testo breve, di spiegarvi per quale ragione siamo arrivati a
pensare che la coscienza dovesse avere un ruolo nel processo osservativo e da
lì ovviamente molti pseudoguru della spiritualità ci sono andati a nozze e
hanno iniziato a dire ecco la fisica ha dimostrato che il nostro pensiero è
creatore di realtà e qui di nuovo lo ribadisco ancora una volta non sto
dicendo che il pensiero non sia creatore di realtà ma quello che sto affermando
è che se il pensiero è creatore di realtà non lo è per quale conseguenza
di ciò che dice la teoria quantistica in relazione al processo di osservazione
quindi per favore non capisco che può essere allettante
non utilizzare qualche cosa per dare supporto a qualcos'altro ma lo possiamo
fare solo quando è lecito, dobbiamo essere onesti intellettualmente
dobbiamo essere diciamo così dobbiamo indagare le cose con discernimento con
serietà in modo mental somatico e non soltanto in modo emotivo
quindi dobbiamo comprendere realmente qual è il problema della misura fisica
quantistica e chiederci se è veramente ancora oggi un problema
molti fisici tra l'altro non sono così competenti su questi temi perché non se
ne occupano, considerate che la fisica è un campo molto ampio
ci sono fisici che fanno fisica in modo molto differente tra di loro e che fanno
fatica a comprendersi, fisici sperimentali, fisici teorici, fisici
matematici, matematici che fanno fisica, fisici che fanno simulazioni informatiche
fisici che si occupano dei fondamenti delle teorie e via discorrendo
filosofi della conoscenza che hanno anche loro una vasta conoscenza della
fisica e che si interessano alla fisica attraverso un approccio più filosofico
ma non di meno a volte anche tecnico, logici, insomma c'è tutta una
serie di possibilità nell'ambito di indagina fisica che fa sì che quando voi
parlate a un fisico non necessariamente quel fisico vi dirà le stesse cose di
un altro, userà lo stesso linguaggio di un altro, quindi già tra di loro i fisici
fanno fatica a capirsi e soprattutto su queste questioni fondazionali legate ai
fondamenti il fisico medio, il fisico ordinario anche se si interessa di
fisica quantistica non necessariamente avrà una competenza per discutere del
contenuto ontologico della teoria, quindi insomma la questione è complessa
quindi immaginatevi quando uno pseudo guru della spiritualità scrive il suo
ennesimo libro evocando la fisica quantistica perché sa che se si inizia
a parlare di fisica quantistica in un libro di spiritualità si vendono molte
più copie, potete immaginare che questi personaggi che spesso non hanno neanche
studiato una disciplina scientifica più delle volte, potete immaginare diciamo
quale comprensione possono avere di queste materie, nessuna, e ne parlano
effettivamente in modo molto molto inadeguato, soprattutto la parte diciamo
così più delicata non è tanto quella di usare magari un
linguaggio non perfettamente corretto ma quanto quella di fare vedere soltanto una
piccola parte della realtà, non fare vedere, quando si dice ad esempio molto
spesso si legge in alcuni testi la scienza ha dimostrato che, la scienza ha provato che,
la fisica ha dimostrato che, a parte che la scienza non ha mai dimostrato nulla, la
scienza si interessa di spiegazioni, di caccia di errori, non di dimostrazioni e
poi quando diciamo la scienza ha dimostrato che o la fisica dice oggi che
stiamo operando una generalizzazione che è assolutamente scorretta
perché come dicevo l'ambito della fisica ad esempio è un ambito molto variegato e
ci sono molte opinioni discordanti al suo interno,
pur sicuramente il numero di fisici che oggi ritiene che la coscienza abbia un
ruolo diciamo nella comprensione del processo osservativo nel processo di
misurazione nel campo della fisica sono pochissimi, sono sempre stati pochi e
quindi non sono assolutamente rappresentativi del pensiero della
fisica in generale, quindi se non altro bisognerebbe dire quel signore o quel
gruppetto di signori la pensa così, allora sarebbe già più onesto e poi
ribadire che c'è tutto invece un altro ambito di pensatori che hanno un
approccio completamente differente, quindi quello che è importante
capire è che il fisico quando ha iniziato a indagare l'infinitamente
piccolo si è effettivamente dovuto confrontare con una realtà alquanto
strana che si comportava in modo diverso rispetto al modo in cui si
comportavano le entità macroscopiche che sono quelle con le quali siamo abituati
a interagire nel nostro quotidiano. Nel nostro quotidiano noi siamo abituati
ad osservare ma solitamente siamo abituati a comprendere il processo
osservativo essenzialmente come un processo di pura scoperta, cioè noi
attraverso l'osservazione scopriamo qualche cosa che già esiste, qualche cosa
che è già presente nella realtà e l'osservazione ci permette semplicemente
di prenderne atto, di prendere conoscenza di ciò che è.
Molti dei nostri processi osservativi effettivamente sono di questo tipo e il
pregiudizio che è nato attraverso la fisica classica è che sostanzialmente
ogni processo osservativo potesse essere ricondotto a un semplice processo di
scoperta. Questo pregiudizio è un pregiudizio
classico però si è rivelato inadeguato quando siamo andati ad indagare ambiti
di realtà diversi rispetto all'ambito macroscopico della realtà quotidiana.
Quello che è accaduto quindi quando siamo andati a esplorare con strumenti
specifici le proprietà, le caratteristiche dei sistemi microscopici
come gli elettroni, i protoni, gli atomi, quindi sistemi, entità di questo tipo.
Quando lo abbiamo fatto ci siamo resi conto che il processo osservativo
seguiva delle modalità differenti. Che cos'intendo con questo?
Semplicemente che quando il fisico quantistico ha cominciato a osservare, a
misurare la realtà microscopica si è accorto che il processo osservativo
creava la proprietà stessa che si stava osservando. Cioè invece di osservare
qualcosa che era già lì in realtà era il processo stesso di osservazione che
creava ciò che si stava osservando. La cosa ovviamente aveva, diciamo così, ci
sono stati problemi per capire esattamente come questo potesse avvenire
che cosa questo potesse significare. Uno dei grossi problemi ovviamente era il
pregiudizio che ogni osservazione dovesse essere una scoperta.
In realtà questo è un modo molto ristretto di comprendere il
processo osservativo e la fisica quantistica ci incita, ci obbliga a fare
un aggiornare i nostri concetti, fare un upgrade concettuale e capire che
l'osservazione non è semplicemente sempre riconducibile semplicemente a un
processo di pura scoperta, ma che l'osservazione contiene anche un
elemento di creazione. Tutti i processi
osservativi della fisica quantistica sono tipicamente dei processi in cui le
proprietà osservate vengono create. Ora il grosso problema che c'era e che
questo viene spiegato bene nel libricino era quello di capire come questo
processo, questo elemento di creazione potesse avvenire, cioè quale fosse il
meccanismo attraverso il quale qualche cosa che prima ancora non esisteva
veniva posto in essere. Per ragioni che qui vengono spiegate, che qui non starò
evocare, legate principalmente al problema che la teoria quantistica è
una teoria incompleta che è stata ritenuta completa e che quindi non
permetteva ad esempio di descrivere in modo corretto la separazione tra sistema
osservato e sistema osservatore, ecco che la teoria in un certo senso non
permetteva di risolvere il problema, di capire come questo processo, questo
elemento di creazione venisse attuato, venisse, diciamo così, da dove avesse
origine questo elemento di creazione presente nella teoria e per
cercare di risolvere questo problema inizialmente alcuni fisici come ad
esempio Von Neumann, London Bauer e tanti altri evocarono la possibilità
effettivamente, molto speculativa, che la coscienza umana avesse qualche ruolo
da svolgere. Questa visione è stata sempre sin dall'inizio criticata perché
molto, diciamo, poco logica in un certo qual senso visto che gli esperimenti non
necessitano di una rappresentazione cosciente umana per essere svolti, quindi
è stata sempre molto dibattuta e molto criticata, però diciamo così, almeno
per un certo tempo è stata coltivata da alcuni fisici.
Oggi diciamo che questa tesi è sempre meno sostenibile perché ci sono
oggi delle spiegazioni molto più semplici, molto più chiare, molto più
logiche, molto più in contatto con la realtà del sistema che viene studiato,
che non hanno nessun bisogno né di inventare mondi paralleli né di evocare
chissà quale realtà immateriale che verrebbe a risolvere il problema di una
teoria falsamente ritenuta completa e quindi sostanzialmente la spiegazione
esiste, è molto semplice e uno dei miei sforzi didattici in questo libricino è
proprio quello di cercare di spiegarvi veramente bene qual è la soluzione di
questo problema e farvi capire che in fin dei conti questa soluzione è molto
semplice e molto chiara. Una volta che abbiamo messo mano sul
potere esplicativo di questo diverso approccio, di questo modo diverso di
guardare il processo osservativo e di comprenderlo ecco che in un certo modo
tutto ridiventa molto chiaro. Così come ridiventa molto chiaro il fatto che non
abbiamo nessun modo bisogno di evocare la mente e la coscienza per spiegare il
processo osservativo quantistico e quindi eventuali fenomeni di
psicocinesi, fenomeni anomali eccetera, se sono fenomeni reali ovviamente
avranno bisogno di spiegazioni totalmente differenti o sicuramente non
potranno utilizzare le spiegazioni della fisica quantistica in quanto
la fisica quantistica non parla assolutamente di queste cose.
Ora c'è un altro aspetto, un'altra questione che voglio brevemente evocare
poi qui concludo, che trovo che sia interessante, che è quando smettiamo
diciamo così di guardare, smettiamo di voler far dire
qualche cosa a questa teoria quantistica che la teoria non dice e quindi
iniziamo come dire a rifare contatto con il contenuto di questa teoria
e ci dotiamo di concetti più avanzati in grado di descrivere più propriamente non
solo la nostra relazione con le entità microscopiche ma anche con le entità
macroscopiche ecco che tutto un tratto facendo questo
si apre come dire si aprono degli scenari nuovi cioè nel senso che la
fisica quantistica sicuramente ha aperto una finestra surreale che non
avremmo aperto prima cioè questa teoria ci sta veramente dicendo qualche cosa di
misterioso circa la natura della realtà fisica cioè di quello strato della
realtà fisica che è la realtà microscopica quello che però ci sta
dicendo di misterioso diciamo così di sorprendente non ha niente a che fare
con l'interazione mente-materia cioè con dei fenomeni psicofisici non è di
questo che la teoria parla quello che la teoria ci sta cercando ci sta
illustrando invece è qualche cosa di abbastanza sorprendente circa la natura
degli enti microscopici cioè che cos'è realmente un elettrone un elettrone non
è una particella un elettrone preso un elettrone a caso non è potuto dire un
protone o qualsiasi altra entità microscopica elementare questa entità
microscopica elementari questi campi elementari che sono alla base della
materia energia ordinaria non sono dei campi corpuscolari un elettrone non è un
corpuscolo ma non è nemmeno un'onda allora ovviamente la grande domanda il
grande interrogativo è quello di cercare di capire che cos'è cioè qual è il
quale modello noi avremo a disposizione che ci permetterebbe di capire qual è la
natura di un elettrone ad esempio e quando cerchiamo delle risposte
quando prima di tutto ci disfiamo del bagaglio dei pregiudizi quando iniziamo
a esplorare la teoria in modo corretto anche se rinunciamo a qualche cosa che
poteva sembrare sorprendente alla teoria quantistica ci parla dell'interazione
mente-materia no no no nulla di tutto questo rimettiamo tutte tutte le lancette
al posto giusto e quando lo facciamo scopriamo che in realtà questa teoria
effettivamente ci sta dicendo qualcosa di molto sorprendente circa la natura
delle entità microscopiche che cosa sono queste realtà queste entità
microscopiche qual è la loro natura di questo ne parlo un pochettino sempre in
questo libricino questa natura di questa realtà queste entità microscopiche è una
natura non spaziale e di lì diciamo l'aspetto veramente entusiasmante e
sorprendente nella fisica quantistica il fatto che ci parla di una realtà che
non è solitamente presente nel nostro teatro spaziale tridimensionale ma che
vive in una realtà spaziale non ordinaria che non è contenuta all'interno
di questo ristretto teatro in cui noi viviamo con questo corpo fisico
e naturalmente qui la ricerca molto molto viva molto attiva su queste
tematiche fondazionali per cercare di capire la natura di questa entità e
sorprendentemente la natura di questa entità è molto più simile alla natura
effettivamente delle entità mentali nel senso che le entità microscopiche in fin
dei conti sono molto simili ai concetti umani non lo sto dicendo che siano
concetti umani ma che hanno un modo di comportarsi che è molto simile al modo
con cui si comportano i concetti umani nel senso che un elettrone sarebbe
essenzialmente un'entità concettuale non di natura umana non legata alla mente
umana ma è come se il modo in cui interagisce un elettrone ad esempio con
le strutture materiali è molto simile al modo in cui un concetto umano
interagisce con una mente umana quindi non attraverso rimbalzi collisioni
scontri cose di questo genere ma attraverso modalità combinatorie che
sono tipiche dei concetti dell'entità concettuale
tutto questo naturalmente va compreso nel modo corretto senza facili
misticismi senza cadere in antropomorfismi di nessun genere ed è lì
diciamo che si apre veramente quel territorio molto molto interessante
dove forse in futuro spero già a partire da questo presente
riusciremo come dire a utilizzare sia la ricerca interiore sia l'indagine
degli stati mentali dell'essere umano e sia la fisica in un modo che abbia
realmente un senso cioè nel senso metterle insieme laddove è possibile
cioè sfruttare che cosa sostanzialmente sfruttare
ciò che questi approcci hanno da offrirci in termini di evoluzione del
nostro bagaglio concettuale della nostra capacità di comprendere il nostro
strumento cognitivo evolve nella misura in cui deve cercare di comprendere
realtà sempre più dilatate questo avviene sia nella fisica sia nella
ricerca interiore e entrambi questi approcci a reale possono ovviamente
fertilizzarsi a vicenda però per fare questo devono sintonizzarsi e per
sintonizzarsi devono entrambe le parti riconoscere le rispettive differenze e
rispettive profondità della loro indagine quindi questo necessita
che chi si occupa di ricerca interiore di spiritualità quando si interessa alla
fisica alla fisica moderna bisogna che lo fa con competenza mettendosi in gioco
investendo tempo andando a leggere testi di autori competenti e la stessa cosa è
quando i fisici o i scienziati in generale si interessano di ricerca
interiore spiritualità a loro volta non devono cadere in un atteggiamento troppo
superficiale come spesso accade perché spesso i fisici o anche gli scienziati in
generale della scienza moderna sono hanno delle profonde idiosincresie verso
tutti i fenomeni anomali legati agli stati alterati di coscienza che spesso
riducono delle mere allucinazioni cosa che non sono quindi anche da questo in
questo ambito vuoi dire affinché il dialogo possa emergere bisogna che anche
gli scienziati si interessino al percorso della ricerca interiore in un
modo anche più critico e senza lasciarsi di nuovo ingannare chiaro ci sono come
dire ciarlatani un po' in entrambi i campi
attenzione
attenzione è necessario come dire praticare il discernimento la serietà
l'onestà è necessario sapere che non si consegue
nulla senza uno sforzo reale però una volta che riusciamo veramente a
comprendere e a realizzare qualche cosa la soddisfazione è molto grande
mi fermo qua spero di avervi incuriosito se vi ho incuriosito
questo è il libricino fisica quantistica effetto osservatore ma che bip ne
sappiamo veramente e se il contenuto di questo video vi ha interessato non
esitate a condividere grazie