February 16, 2023 La scultura greca arcaica si sviluppa in Grecia e nelle isole Cicladi tra il 750 e il 480 a.C. circa Questo periodo corrisponde alla raggiunta autonomia delle poleis e ad un incremento della produzione artistica, in particolare, la costruzione di templi in Ordine Dorico e Ionico e la realizzazione di sculture di grandi dimensioni che riproducevano divinità o giovani atleti. Le sculture avevano una funzione sacra, rappresentavano un dono agli dei e venivano portate come offerta nei templi oppure segnalavano una sepoltura. La figura umana era la rappresentazione del divino la cui bellezza fisica è inscindibile dalla sua grandezza morale e spirituale, dalla bontà che avvicina gli umani agli eroi secondo il concetto di bello=buono dell'ideale greco del kalos kai agathos. La perfezione estetica elevava così il mondo degli umani a quello degli dei. Per questo motivo troviamo molte sculture che rappresentano giovani atleti (kouros, al plurale kouroi) dai corpi perfetti, nudi, perché così gareggiavano nelle competizioni sportive. La postura del corpo stante con la gamba sinistra in avanti e le braccia distese lungo i fianchi ricorda la scultura egizia da cui i greci presero ispirazione ma, a differenza della scultura egizia che celebrava il potere dei faraoni, la scultura greca celebra il divino. Le donne (kore, al plurale korai) invece rappresentavano la grazia e la delicatezza, sono rappresentate vestite con una lunga tunica con un braccio proteso nel gesto di porgere un’offerta agli dei. Pur diffondendosi in tutta la Grecia, possiamo distinguere tre correnti artistiche differenti nella scultura greca arcaica, con caratteristiche proprie: nel Peloponneso la scultura Dorica, nelle isole la scultura Ionica e nella regione intorno ad Atene, la scultura Attica. Un esempio di scultura Dorica sono le statue (kouroi) che rappresentano Kleobi e Bitone, due to fratelli figli di Cidìppe, una sacerdotessa di Era della città di Argo. Le due statue a grandezza naturale (poco più di 2 metri con il piedistallo), sono state scolpite probabilmente da Polimede di Argo, il famoso scultore greco, hanno tutte le caratteristiche della scultura arcaica.
La scultura Ionica è caratterizzata da figure esili e slanciate dotate di grazia e leggerezza, pur mantenendo per il resto, le stesse caratteristiche della scultura dorica. Samo, Naxos e Mileto sono i centri che hanno resttituito il maggior numero di sculture come il kouros di Milo. Il corpo del giovane uomo è caratterizzato da un forte linearismo dell’anatomia, dal ritmo slanciato della figura e dal volto stretto con lineamenti minuti dall’immancabile sorriso arcaico. Anche qui riconosciamo la tipica acconciatura del periodo. Anche l’Hera di Samo è una scultura ionica, la forma quasi cilindrica della figura viene enfatizzata dalle pieghe verticali e dritte del lungo chitone che celano il corpo della donna, mentre il mantello obliquo è animato dal movimento del braccio che viene portato al petto. Forse anticamente la mano sollevata teneva un’offerta. Nonostante la forma, simile a una colonna, i volumi suggeriti dalle vesti eliminano l'idea di immobilità, conferendo alla figura un'aria austera. La scultura acefala è stata ritrovata così, senza la testa. La solidità delle sculture del Peloponneso e la leggerezza delle sculture ioniche sono mediate dalla terza corrente artistica, quella attica. L'evoluzione della resa dell'anatomia maschile compiuta nelle botteghe attiche è percorribile attraverso l'analisi di numerosi kouroi provenienti dalla colmata persiana dell'acropoli di Atene; Si tratta di una fossa scavata dagli ateniesi per preservare da ulteriori distruzioni il patrimonio artistico dell'acropoli di Atene dopo i saccheggi dei Persiani. Tra questi reperti archeologici riportati alla luce dopo gli scavi dell'Ottocento, troviamo il Moschophoros, ovvero, il portatore di vitello: potrebbe trattarsi del vincitore di una garage che aveva come premio un vitello o di un sacrificio in onore della dea Atena.
Un altro esempio di scultura attica ritrovata nella colmata persiana è la kore con il peplo. La donna indossa una lunga veste, il peplo, composto da un telo rettangolare ripiegato nel senso della lunghezza, fissato alle spalle con due fibule e stretto in vita con una cintura.
Finite le guerre contro i persiani, il mondo greco si avvia con forza e determinazione verso la ricostruzione e Atene diventa il maggior centro artistico. Nelle botteghe attiche le esperienze sviluppate nel periodo arcaico costituiscono il patrimonio di partenza per sviluppare un nuovo stile più aderente alla realtà, tecnicamente più evoluto, in cui scompaiono artifici come il sorriso arcaico, è il periodo severo, l’alba del momento più alto della storia dell’arte greca, il periodo classico.
visita il mio sito www.acomearte.it Content components Automatic dubbing Audio tracks for some languages have been automatically generated. Learn more Transcript Monitor video content
Generato dall'IA·Potrebbe contenere errori
Riepilogo del video
Generato dall'IA
This video explores Archaic Greek sculpture (c. 750–480 BC), focusing on the evolution of the human form, the spiritual concept of *kalos kai agatos* (beautiful and good), and the distinct regional styles of the Doric, Ionic, and Attic schools that paved the way for the Classical period.
Buongiorno, oggi parliamo della scultura greca arcaica.
La scultura greca arcaica si sviluppa in Grecia e nelle isole Cicladi tra il 750 e il 480 a.C. circa.
Questo periodo corrisponde alla raggiunta autonomia delle polis e a un incremento della produzione artistica,
in particolare la costruzione di templi in ordine dorico e ionico
e la realizzazione di sculture di grandi dimensioni che riproducevano divinità o giovani atleti.
Le sculture avevano una funzione sacra.
Rappresentavano un dono agli dèi e venivano portate come offerta nei templi oppure segnalavano una sepoltura.
La figura umana era la rappresentazione del divino la cui bellezza fisica è inscindibile dalla sua grandezza morale e spirituale,
dalla bontà che avvicina gli umani agli eroi secondo il concetto di bello uguale buono, dell'ideale greco del kalos kai agatos.
La perfezione estetica eleva così il mondo degli umani a quello degli dèi.
Per questo motivo troviamo molte sculture che rappresentano giovani atleti,
kuros al plurale kuroi, dei corpi nudi perfetti perché così gareggiavano nelle competizioni sportive.
La postura del corpo ostante con la gamba sinistra in avanti e le braccia distese lungo i fianchi
ricorda la scultura egizia da cui i greci presero ispirazione,
ma a differenza della scultura egizia che celebrava il potere dei faraoni, la scultura greca celebrava il divino.
Le donne, kore al plurale korai, invece rappresentavano la grazia e la delicatezza.
Sono rappresentate vestite con una lunga tunica con un braccio proteso nel gesto di porgere un'offerta agli dèi.
Pur diffondendosi in tutta la Grecia possiamo distinguere tre correnti artistiche
differenti nella scultura greco-arcaica con caratteristiche proprie.
Nel Peloponneso la scultura dorica, nelle isole la scultura ionica e nella regione intorno ad Atene la scultura attica.
Un esempio di scultura dorica sono le statue, i kuroi, che rappresentano Cleobi e Bitone.
I due fratelli, figli di Cidippe, una sacerdotessa di Hera della città di Argo.
Quando la loro madre si apprestava a celebrare i riti della dea, i due si offrirono di trainare il carro al posto dei buoi per diversi chilometri.
La madre, commossa per tanta devozione mostrata, pregò la dea di allargire ai figli il dono più grande che si potesse dare a dei comuni mortali.
La dea allora li fece cadere entrambi in un sonno piacevole ed eterno.
Le due statue a grandezza naturale, poco più di due metri con il piedistallo, sono state scolpite probabilmente da Polimede di Argo,
il famoso scultore greco, e hanno tutte le caratteristiche della scultura arcaica.
Sono in posizione estante con la gamba a sinistra avanzata e le braccia lungo i fianchi.
Nudi indossano solo delle calzature, pur essendo statue a tutto tondo dovevano essere visti solo frontalmente.
Hanno corpi possenti e massicci, fortemente geometrizzati, tendenti alla perfetta simmetria.
La testa è di dimensioni maggiori rispetto al resto del corpo, tanto che la sua grandezza equivale a circa un settimo della dimensione dell'intero corpo.
Questo rapporto proporzionale sarà poi corretto in epoca classica da Policleto per rendere più realistica la rappresentazione del corpo umano e diventerà 1 a 8.
L'anatomia è poco definita, alcune parti del corpo sono incise, come lo snodo del ginocchio.
Hanno un'acconciatura tipica del periodo arcaico, capelli lunghi e ordinate trecce che scendono sulle spalle.
Gli occhi hanno una posizione più alta rispetto a quella naturale, sono sporgenti a forma di mandorla e le sopracciglia sono alte ed arcuate.
Sul viso compare un sorriso, il tipico sorriso arcaico che troviamo in tutte le statue di questo periodo.
Da un lato simboleggiava la serenità interiore, l'elevato senso morale, ma dall'altra nascondeva una certa incapacità tecnica degli artisti nel rappresentare in modo corretto la rotondità del viso,
che visto frontalmente appariva troppo piatto e per questo esageravano l'espressione della bocca in modo da creare zone concave e convesse che catturavano le ombre e facevano apparire tridimensionale il volto.
La scultura ionica è caratterizzata da figure esili e slanciate, dotate di grazia e di leggerezza, pur mantenendo per il resto le stesse caratteristiche della scultura dorica.
Samo, Naxos e Mileto sono i centri che hanno restituito il maggior numero di sculture come il Curus di Milo.
Il corpo del giovane uomo è caratterizzato da un forte linearismo dell'anatomia, dal ritmo slanciato della figura e dal volto stretto con lineamenti minuti dall'immancabile sorriso arcaico.
Anche qui riconosciamo la tipica conciatura del periodo.
Anche l'era di Samo è una scultura ionica.
La forma quasi cilindrica della figura viene enfatizzata dalle pieghe verticali e dritte del lungo chitone che celano il corpo della donna,
mentre il mantello obliquo è animato da un movimento del braccio che viene portato al petto.
Forse anticamente la mano sollevata teneva un'offerta.
Nonostante la forma simile a una colonna, i volumi suggeriti dalla veste eliminano l'idea di immobilità conferendo alla figura un'aria austera.
La scultura è acefala ed è stata ritrovata così, senza la testa.
La solidità delle sculture del pelo ponneso e la leggerezza delle sculture ioniche sono mediate dalla terza corrente artistica, quella attica.
L'evoluzione della resa dell'anatomia maschile compiuta nelle botteghe attiche è percorribile attraverso l'analisi di numerosi curoi provenienti dalla colmata persiana dell'Acropoli di Atene.
Si tratta di una fozza scavata dagli atenisi per preservare da ulteriori distruzioni il patrimonio artistico dell'Acropoli di Atene, dopo i saccheggi dei persiani.
Tra questi reperti archeologici riportati alla luce dopo gli scavi dell'Ottocento troviamo il Moscoporos, ovvero il portatore di vitello.
Potrebbe trattarsi del vincitore di una gara che aveva come premio un vitello o di un sacrificio, in onore alla dea Atena.
L'uomo è rappresentato vestito di un sottile mantello che mette in evidenza i muscoli del corpo, che appaiono definiti e bentorniti, come quelli dell'avambraccio e gli addominali.
L'ombelico appare naturalmente geometrizzato, il viso con il sorriso e l'acconciatura arcaica appare più naturale rispetto alla contemporanea scultura ionica o dorica.
C'è uno stretto rapporto di intesa tra l'uomo e l'animale, gli occhi di entrambi sono allineati sulla stessa linea orizzontale e le zampe del vitellino formano una X con le braccia dell'uomo.
Un altro esempio di scultura attica ritrovata nella colmata persiana è la core con il peplo.
La donna indossa una lunga veste, il peplo, composto da un telo rettangolare ripiegato nel senso della lunghezza e fissato sulle spalle con due fibule strette in vita con una cintura.
Anche qui l'anatomia è totalmente nascosta dalla veste pesante da cui compaiono i piedi, le braccia e il volto.
Il braccio sinistro, oggi perduto, era levato in avanti in un gesto offerente.
Il viso appare maggiormente definito e armonioso rispetto al resto del corpo, l'espressione più naturale seppur si note ancora il sorriso arcaico.
Sono state ritrovate tracce di pigmenti colorati sulla superficie, il che lascia immaginare che le sculture come i templi fossero dipinte a colori vivaci.
Finite le guerre contro i persiani il mondo greco si avvia con forza e determinazione verso la ricostruzione e Atene diventa il maggior centro artistico.
Nelle botteghe attiche le esperienze sviluppate nel periodo arcaico costituiscono il patrimonio di partenza per sviluppare un nuovo stile più aderente alla realtà e tecnicamente più evoluto in cui scompaiono artifici come il sorriso arcaico.
È il periodo severo, l'alba del momento più alto della storia dell'arte greca, il periodo classico.