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Riepilogo del video
Generato dall'IA
This video chronicles the history of Villa Borghese, tracing its evolution from a private collection born of 17th-century obsession to a public museum. It examines the ruthless acquisition methods of Cardinal Scipione Borghese, the artistic contributions of masters like Bernini and Rubens, the impact of Napoleonic looting, and the eventual transfer of the estate to the Italian state in 1901.
Quasi cento passi fuori di Porta Pinciana è situata verso oriente la Villa Borghese,
la quale parte in pianura, parte in valle, parte in piacevoli salite, mostra nell'ampiezza
e varietà del sito, nella maestà delle fabbriche, nella coppia delle acque e nelle opere di
pittura e scultura, di non aver che invidiare agli antichi orti famosi dei più nobili romani.
Sono le parole di una vera e propria guida turistica, scritta nell'anno di Giubileo 1650
dal curatore e custode della casata dei Borghese, Jacomo Manilli. Roma si prepara ad accogliere con
le sue bellezze visitatori da ogni parte d'Europa e la Galleria Borghese, a quei tempi Villa
Borghese fuori di Porta Pinciana, è una delle maggiori attrazioni dell'urbe, la più stupefacente,
la più moderna. Un tempio dell'arte, una palestra per gli artisti, un MoMA per il secolo XVII.
Villa Borghese non è solo un luogo di delizia, è il sogno ambizioso di un
collezionista senza scrupoli che consegna al mondo uno dei più meravigliosi musei.
Quando Jacomo Manilli scrive, invitando i visitatori a iniziare la visita dal
magnifico giardino, l'artefice della villa non c'è più. Intatto è però lo stupore di
fronte a quella meraviglia giunta fino a noi. La palazzina di Villa Borghese venne fatta
costruire da Scipione Borghese, uno dei protagonisti dell'arte a Roma all'inizio del Seicento.
Scipione è il cardinal nipote del Papa Paolo V Borghese. E' salito al
Soglio Pontificio nel 1605 e renderà fino al 1621.
Arrivare al Trono Pontificio voleva dire poter disporre liberamente di una quantità di risorse
enormi. Facciamo un esempio concreto. Quando Paolo V diventa Papa, una delle tante cose che fa è quella
di garantire che tutto quello che verrà trovato durante gli scavi necessari alla costruzione della
Basilica di San Pietro potrà essere incamerato dalla sua famiglia. Paolo V è attivissimo sulla
scena romana in campo artistico ed architettonico. Tutti coloro che vanno a San Pietro vedono scritto
infatti sul fronte della facciata il nome di Paolo V Borghese. Il Pontefice ha la prerogativa
di nominare un cardinal nipote, ossia il suo braccio destro, un uomo a cui affidare gli affari
più importanti dello Stato. Paolo V sceglie proprio suo nipote Scipione, figlio di sua
sorella, che così non ancora trentenne, indossa la purpura e si prepara a servire lo zio. Il
cardinal nipote è la personalità sulla quale vengono riversate una serie di incarichi e moltissime
ricchezze, ma soprattutto un ruolo fondamentale è quello di costruire l'identità stessa della
famiglia, soprattutto attraverso la costruzione di luoghi di grande magnificenza. Noi sappiamo
bene come Scipione non fosse adatto alla politica, in questi aspetti della sua attività
Scipione forse fu quasi fallimentare. Scipione però aveva una passione bulimica, diremo oggi,
per le arti figurative e Scipione comincia a collezionare, ad acquistare, a commissionare
opere d'arte. Compera intere collezioni di antichità che si erano andate creando nel
Rinascimento e così la galleria è veramente piena di sculture all'interno, ma anche, non
dimentichiamolo, all'esterno. Tutto l'esterno della villa era decorato con rilievi e frammenti
antichi. Opere che vengono dal passato e insieme a questo tantissime commissioni ad artisti
contemporanei. Ma le opere d'arte, per quanto preziose, potrebbero non essere sufficienti
per una famiglia di recente nobiltà come i Borghese. Se voi andate, per esempio, a vedere
il palazzo che i Farnese realizzano a Roma, trovate delle grandi pitture di storia, dove
certo c'è il collezionismo nelle sale, ma c'è soprattutto un'attività mecenatesca
che chiede alla grande pittura, ai grandi personaggi, di raccontare le glorie della
famiglia. Ora, certamente i Borghese non hanno alle spalle una storia come quella dei Farnese
o di altre famiglie, ma venendo a Villa Borghese non troviamo come tema dominante la storia
della famiglia Borghese. Quello che Scipione Borghese vuole raccontare qui è una gloria
presente. Quello che Scipione Borghese fa con la villa è un atto politico, crea un'opera
unica di collezionismo che non ha pari a Roma. Quando si parla della ricchezza, quando
i commentatori veneziani e italiani vengono a Roma e vedono le glorie della famiglia
Borghese, parlano subito della collezione.
Dalla sua Scipione ha il vantaggio di muoversi in un momento davvero irripetibile.
Un decennio favoloso per la storia dell'arte.
A Roma nello stesso momento c'è Nibali Carracci, c'è Caravaggio, ci sono gli artisti stranieri,
passa Rubens. Quindi tutti questi grandi artisti fanno di Roma quella che verrà definita la
scuola del mondo, un luogo dove non si può più evitare di andare. A Roma si poteva studiare
l'antico, si possono studiare le grandi opere del rinascimento di Raffaele Michelangelo,
ma soprattutto si può stare gomito a gomito con le più grandi personalità del momento.
Tra gli artisti preferiti di Scipione c'è Guido Reni, uno dei più grandi del suo tempo.
Per il Cardinale il pittore bolognese realizzerà uno dei suoi massimi capolavori.
L'affresco con il carro di Apollo sulla volta del Casino dell'Aurora, un altro luogo di delizia e svago di Borghese.
L'Aurora di Guido Reni è forse l'apice della committenza di Scipione Borghese a un pittore,
a un pittore vivente, a un pittore che stava a Roma in questo momento.
Da un altro punto di vista Scipione Borghese è stato considerato dalla storiografia un collezionista quasi insaziabile,
un collezionista che raccoglie ogni tipo di opera, quasi da tutte le epoche, ogni volta che può,
non trascurando nessuna occasione e come se non avesse in realtà un orientamento preciso,
ma volesse soprattutto riempire di opere d'arte e di inestimabile valore e di grandissimo impatto
per i contemporanei e le residenze che man mano andava costruendo.
Per riempire questi meravigliosi spazi e saziare il suo desiderio di possesso Scipione è disposto a tutto.
Il Cardinal Borghese nel realizzare la sua collezione ricorre a metodi che erano forti anche per l'epoca,
non solo per i nostri parametri, per ottenere la caccia tediana del Domenichino, far restare il pittore stesso,
per portare qui la Madonna della Serpe di Caravaggio e più il Papa che interviene,
dicendo che le ragioni teologiche del quadro erano discutibili, per cui l'opera,
che peraltro rientrava perfettamente in alcuni canoni che il pensiero teologico dell'epoca aveva riconosciuto,
viene tolta dalla cappella di San Pietro dove era stata appena collocata e portata appunto nelle collezioni borghese.
Pensiamo al fatto che lo stesso Piedorelli a un certo punto preferisce allontanarsi per un momento,
cioè quello di Scipione Borghese non è un vero e proprio mecenatismo,
è più un collezionismo compulsivo, bulimico, non alieno, a forme anche violente, pur di ottenere quello che vuole.
D'altronde il Cardinale non fa che applicare alla sua passione di collezionista
gli stessi metodi brutali che adotta in politica estera, come l'assassinio mirato.
La sera del 5 ottobre del 1607, nel buio di una calle veneziana,
cinque uomini armati di coltelli si avventano su Fra Paolo Sarpi,
strenuo difensore dell'autonomia della Serenissima dall'Emire Pontifice.
Miracolosamente Paolo Sarpi non muore, ma sappiamo che colui che tira questa stilettata
che gli attraversa la testa e lo lascia miracolosamente vivo è un tal Poma,
che era un mercante veneziano che stava, dove? A Roma, all'accordo di Scipione Borghese,
quindi era pienamente consapevole di questo evento.
In una cosa però il Cardinal Scipione non è originale.
Come collezionista si ispira a un suo predecessore, il Cardinale Pietro Aldobrandini,
nipote di Papa Clemente VIII.
Pietro aveva messo le mani sulle collezioni degli Estensi, la potente famiglia ferrarese,
e soprattutto sul sensuale Baccanale degli Andrii dipinto da Tiziano.
Scipione vuole emularlo a tutti i costi.
Questo spiega anche perché nella collezione attuale della Galleria Borghese
ci siano così tanti dipinti che provengono da Ferrara.
Dipinti di Dossodossi, dipinti di Garofalo, dipinti anche di Scarzellino,
quindi di artisti ferraresi contemporanei.
Questo è un aspetto che ci parla proprio di questo amore e di questo desiderio
di avere delle opere rinascimentali all'interno della collezione
che potessero essere dei termini di paragone per le opere degli artisti contemporanei.
La collezione di Scipione si arricchisce quindi di dipinti provenienti da aree geografiche diverse.
A Firenze il Cardinale mette mano su una delle più raffinate opere del pittore manirista Agnolo Bronzino,
il San Giovanni Battista.
Il dipinto è probabilmente un ritratto di Giovanni di Cosimo,
uno dei figli del Granduca di Toscana Cosimo I de' Medici,
elevato alla porpola cardinalizia poco più che sedicenne.
L'opera che lo rappresenta nelle vesti del patrono di Firenze celebra questo momento importante della sua vita.
Il dipinto è attestato nella collezione di Scipione dal 1610
e con la sua sofisticata eleganza testimonia il gusto ricercato del Cardinale.
In questo quadro si inserisce sicuramente anche la presenza
nella collezione attuale della Galleria Borghese di un capolavoro straordinario
che è la deposizione di Raffaello.
La deposizione di Raffaello, come in noto, era stata commissionata al giovane pittore di Urbino
quando questi si trovava a Firenze fra il 1504 e il 1508
da Atalanta Baglioni per la sua cappella nella chiesa di San Francesco a Perugia.
Da qui Scipione Borghese la fa trasportare a Roma nella sua collezione.
Quindi si tratta veramente di un furto.
Il Cardinale non incrementa la sua collezione solo rubando.
Incamera con le buone o con le cattive intere raccolte come accade con quella del Cavaliere D'Arpino.
Il Cavaliere D'Arpino è un artista che si era affermato alla fine del Cinquecento
e che era diventato uno degli artisti più importanti del pontificato di Clemento Ottavo Aldobrandini.
È un pittore che aveva una bottega molto densa di arrivi di continui e giovani talenti.
Nella sua bottega c'erano molti pittori stranieri che erano degli specialisti di paesaggio
e nella sua bottega passò anche Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Come il Cardinale, il Cavaliere D'Arpino usa metodi spicci.
Arriva addirittura a ordinare lo sfregio di un pittore rivale.
Una scelta ascellerata che insieme all'accusa di detenere illegalmente armi
porta alla confisca della sua ricca collezione.
I beni dovrebbero passare allo stato della Chiesa.
Finiscono invece direttamente nelle mani del Cardinal Scipione.
Entrano così nella collezione alcuni dei più famosi dipinti della galleria.
Il Bacchino malato e il Giovane con canestra di frutta, opere giovanili di Caravaggio.
Le altre opere che si trovano qui giunsero a Scipione Borghese
invece forse direttamente da parte di Caravaggio.
Per lo meno si pensa che gli sia stata inviata
questo meraviglioso dipinto del Davide con la testa di Golia.
Un dipinto molto drammatico, chiaroscurato, contrastato
con l'immagine in primo piano che ha questa testa del gigante Golia
in cui Caravaggio raffigurò se stesso
e che probabilmente venne direttamente mandata al Cardinal Nipote dall'artista
dopo che era dovuto fuggire da Roma in seguito all'omicidio di Ranuccio Tommasoni.
La presenza invece di Scipione Borghese
senz'altro si fa sentire molto di più, soprattutto nel corso del 1610
proprio l'anno della morte di Caravaggio
in cui Scipione scrive anche delle lettere
per cercare di capire che fine abbia fatto questo pittore
cercando anche di capire che fine abbiano fatto i quadri che il pittore aveva con sé.
Tale è il peso di Caravaggio nella collezione di Scipione
da aver suscitato nel tempo quesiti affascinanti.
Vi sono due nature morte che fino agli anni 60-70
avevano due attribuzioni diverse
una a un pittore addirittura della fine del Settecento
e una a un pittore olandese della fine del Seicento.
Una rappresenta dei vegetali
fiori, strani frutti
e l'altra delle figure di uccelli morti.
Federico Zeri studia queste nature morte
e pensa che siano molto più antiche
che risalgano agli inizi del Seicento
ma soprattutto è in grado di metterle in connessione
con un documento che era già noto
e cioè il famoso sequestro della bottega del Cavaliere d'Arpino
ordinato proprio da Scipione Borghese.
La sua idea è che possano essere
le primissime opere romane
siamo nei primi anni 90
del giovanissimo Caravaggio.
L'ipotesi non è stata completamente accettata
rimane comunque il fatto che
grazie a queste ricerche
noi sappiamo che alla Borghese
ci sono anche due degli incunaboli
degli inizi della storia della natura morta italiana.
C'è un aspetto della collezione
che adesso il visitatore
percepisce un po' come marginale
che è sicuramente il dialogo che c'è stato
ed è stato importante
tra Scipione Borghese
e Peter Paul Rubens
un artista fiammingo
che arriva in Italia
nel primo decennio del 600
poi con un breve anche soggiorno spagnolo.
Il rapporto di Rubens con Scipione
diventa fondamentale
anche il rapporto all'antico
perché Rubens
in questo arco di anni
tra 1607 e 1608
in realtà probabilmente
assiste in presa diretta
alla creazione di questa meravigliosa collezione.
Abbiamo in questo caso
importante, straordinario
della fortuna visiva
che Rubens accorda
al Seneca morente.
Rubens la raffigura in disegni
e poi la fa raffigurare in incisioni
e poi la raffigura in due addirittura
opere pittoriche.
Rubens ovviamente la sua produzione
è come dire un lasciapassare straordinario
per tutto quello che è
la cultura, la formazione degli artisti
oltre le Alpi, quindi
un'opera antica della collezione
borghese celebrata da Rubens
assicura a quest'opera
una visibilità, un'importanza
una necessità
per tutti gli altri artisti di vederla dal vivo
di riprenderla in disegni
e quindi la fortuna dell'antico nella collezione
borghese passa anche attraverso Rubens.
Se Rubens si fa portavoce della collezione borghese
rendendola famosa in Europa
sarà un grande protagonista
della scena romana
a legare il proprio nome alla galleria
Gian Lorenzo Bernini.
Quando è ancora un adolescente
a 16 anni o poco più
Gian Lorenzo lega il suo nome
a una magnifica scultura ornamentale
che si trova ancora oggi
a Galleria Borghese
la capra amaltea
nella leggenda
è la docile capra che le ninfe mungono
per nutrire Zeus bambino
anche se qui a bere il latte da una ciotola
è il piccolo fauno
per molto tempo
questa scultura dal soggetto antico
è stata attribuita al giovane Bernini
forse si tratta davvero
di una scultura antica
rielaborata dal giovanissimo Gian Lorenzo
e adattata al gusto dell'epoca
per molto tempo però
nessuno ha dubitato
dell'attribuzione al Bernini
poco più che adolescente
è la prova della sua capacità
fuori dal comune
di creare opere che eguagliano
e a volte superano
quelle degli antichi
un artista così grande
da creare enigmi
che ancora oggi
non riusciamo a sciogliere
delle sue straordinarie doti
scriverà suo figlio Domenico
Vinto aveva la difficoltà
di rendere il marmo pieghevole
come la cera e aver con ciò
saputo accoppiare in un certo modo
insieme la pittura e la scultura
alla mano di Bernini
Scipione affiderà anche il compito
di tramandare ai posteri
la sua immagine
i due busti che raffigurano Scipione Borghese
scolpiti da Gian Lorenzo Bernini
che si trovano oggi
in galleria
sono opere del 1633
quindi delle opere
tarde vicine anche
al momento della morte
di Scipione che avvenne
proprio nel 1633
qualche studioso
giustamente ha pensato
che sia stato proprio Scipione
a scoprire il talento
molto precoce di questo
scultore che per noi
è il genio del barocco
è il protagonista
indiscusso del barocco
senza Gian Lorenzo Bernini
forse anche proprio la definizione
di barocco, di scultura del barocco
non potrebbe esistere
il padre era Pietro Bernini
che aveva lavorato
per Paolo V
quindi la bottega
di Pietro Bernini
in cui lavora anche
il giovane Gian Lorenzo
era una bottega che già
era attiva per i borghese
lì ci sono le prime affermazioni
di questo talento
geniale
di Gian Lorenzo
Scipione coinvolge
Pietro nell'esecuzione di molte statue
probabilmente di statue da giardino
nel restauro di marmi antichi
e in statue da giardino
nel secondo decennio del 600
Pietro ha accanto
il figlio Gian Lorenzo
che acquista un vuolo sempre più forte
dentro la bottega paterna
e sono proprio
insieme
Pietro e Gian Lorenzo
sul finire del secondo decennio
quindi verso il 1618-19
che
non ne siamo sicuri
ma ci piace immaginarlo
sono proprio loro a proporre a Scipione Borghese
l'idea di eseguire
dei grandi gruppi
dei gruppi monumentali da galleria
gruppi moderni
noi non dobbiamo dimenticare
che allora quella che oggi chiamiamo
Villa Borghese che era appena stata costruita
era il luogo che ospitava
solo sculture antiche
le sculture moderne, quelle di Pietro
erano appunto relegate al giardino
ma scoprire
la qualità straordinaria di Gian Lorenzo
fa sì che da subito
egli voglia come dire
entrare in gara con gli antichi
e quindi realizzare
grandi gruppi da galleria
per l'interno. Fino a quel momento a Roma
non c'erano state
grandi sculture per l'interno
le sculture degli scultori moderni
erano ritratti o erano sculture da chiesa
ecco che con il giovanissimo Bernini
neppure ventenne
entrano nella galleria
le sculture moderne
accanto a quelle antiche
in competizione di quelle antiche
e nel giro di pochissimi anni
la Polle Daphne viene consegnata
nel 1625
viene messa a punto un ciclo
che rinnova completamente
la storia della scultura europea
nel 1680
Bernini muore
dopo la sua scomparsa
il barocco perde
via via la sua attrattiva
con la riscoperta
dell'antichità classica
si impone una nuova stagione dell'arte
il neoclassicismo
l'artificio di questa visione
è un tedesco a cui il papa assegna
carta bianca in materia di politica
culturale
seguendo questi dettami
un discendente di Scipione
ridisegna complessivamente la villa
rimasta sostanzialmente
intatta per quasi 150 anni
creando anche un nuovo allestimento
per le sculture di Bernini
il suo nome è Marcantonio IV Borghese
un principe di grandissima
liberalità, di grandissima
magnificenza
interessatissimo alle arti
che si affidò ad un architetto geniale
oggi molto poco conosciuto
Antonio Sprucci
il quale ridisegnò integralmente
tutto quanto l'aspetto
degli interni della palazzina
che era stata di Scipione Borghese
passando dall'idea
di una collezione, di un luogo
dove gli oggetti sono
collocati per l'esclusivo piacere
del proprietario, dei suoi amici
a un luogo invece
che impone già
un percorso
una serie di tappe
preordinate
stiamo cioè passando al museo moderno
non dobbiamo dimenticare che è nella Roma del
700 che nascono i primi veri musei
il Museo Capitolino
negli anni 30 e proprio negli anni
in cui Marco Antonio lavora alla villa
il Museo Pio Clementino
questo fu un momento
di grandissimo
dispiego di progettazione
di idee
e anche di nuove idee
sull'allestimento
e quasi la creazione di un
museo settecentesco, di un luogo
in cui si potessero esporre
le opere d'arte
che andavano dall'antichità
fino agli aspetti invece
della collezione barocca
sia dal punto di vista delle statue
che degli oggetti
che dei dipinti
in un sistema decorativo
equilibrato ed armonioso
in poco più di vent'anni
Marco Antonio mette insieme
sotto la guida dell'architetto
Antonio Asprocci
una serie di maestranze
pittori, scultori
stuccatori, bronzisti
che decorano
la villa ma la decorano
in un modo tale che diventa
uno dei grandi prototipi
della decorazione neoclassica in Europa
creando sale con i temi
la sala egizia ad esempio
cioè la sala dove vengono
ospitati pezzi di marmo
oggetti che provengono
dall'antico Egitto
ogni sala viene
costruita per quello che riguarda
la decorazione sia delle pareti
che delle volte
ma anche proprio degli elementi
decorativi mobili
a partire da
un pezzo principale
che viene isolato
e viene posto su un basamento
al centro della stanza
forse l'ambiente che è ancora
più leggibile dopo l'intervento
di Antonio Asprocci
è la sala dell'ermafrodito
un soggetto della poesia antica
tratto dalle metamorfosi di Ovidio
che raccontava proprio la storia
di Salmace ed Ermafrodito
di questa ninfa che aveva chiesto
agli dèi di non lasciare
che il loro due si separassero
nonostante fosse stata
rifiutata
da questo personaggio
e che quindi acquisirà nel suo corpo
i caratteri sia maschili
che femminili
Nella sala dell'ermafrodito
dedicato appunto a questo
personaggio mitico
dell'antichità
si trovavano sia un ermafrodito
disteso
il cui materasso
era stato addirittura scolpito
da Gian Lorenzo Bernini
che è la statua che adesso si trova
a Louvre a Parigi
e anche un ermafrodito stante
un'altra
diciamo variante
di questo soggetto
sempre una variante antica
anche questo adesso a Louvre
Mentre quello che vediamo oggi
è un'opera antica acquistata
per sostituire la versione ceduta
in epoca napoleonica
E' curioso che questa storia
di decorazione con Marcantonio
parta ancora tutta barocca
la Roma degli anni settanta
era ancora una Roma tutta barocca
e lo vediamo quando entriamo
alla Galleria Borghese
il grande salone che ci accoglie
è decorato nel soffitto
da un affresco di un pittore
che si chiama Mariano Rossi
che è ancora un affresco
completamente barocco
nello stile di Pietro da Cortona
dove il cielo sembra aprirsi
Se Mariano Rossi sfonda la volta
del salone con un cielo aperto
Antonio sprucci e scogita
una trovata ancora più ardita
far precipitare dall'alto
di una parete un cavallo
e il suo cavaliere
racconta Tito Livio
che anticamente nel foro romano
si era aperta una voragine
che cresceva e cresceva
minacciando di inghiottire tutta Roma
solo sacrificando il loro bene
più prezioso
i romani avrebbero salvato la città
ritenendo che questo fosse il coraggio
Marco Curzio si era aggettato
nella voragine ingroppa al suo cavallo
Il cavallo è un cavallo antico
che proviene dagli scavi di Tivoli
e invece il cavaliere
è un cavaliere
commissionato
da Scipione Borghese
a Pietro Bernini
quindi al padre di Gian Lorenzo Bernini
Grazie a Marco Antonio Borghese
e ad Asprucci
Roma è ancora una volta
un centro propulsore
Roma nel settecento era
soprattutto un museo, vi arrivavano gli stranieri
per ammirare le cose che erano state
fatte, create in passato a Roma
ma questo cantiere di Villa Borghese
fa di Roma un centro
all'avanguardia, lo studieranno molto
gli architetti che lavoreranno
per Napoleone, lo studieranno molto
gli architetti inglesi
Marco Antonio riesce a fare qualcosa di nuovo
e oggi noi
abbiamo un complesso
assolutamente omogeneo
dove marmi e dipinti
collezionati nel seicento
rientrano in questa meravigliosa decorazione
La galleria
con le sue straordinarie collezioni
è luogo di studio e di ispirazione
ieri come oggi
Durante il periodo più lungo
del lockdown
ho sentito l'esigenza
per un lavoro che sto facendo
assieme a un
grandissimo fotografo italiano
Lorenzo Capellini
su Parco dei Daini
di rivedere
la cosiddetta caccia di Diana
del Dominichino
l'idea è stata proprio quella
non da storico dell'arte, ma proprio di
utente del museo, di ricavare
un'immagine con Lorenzo
e trasportarla in un organo di senso
completamente diverso, che non è più
un museo, è un libro
di memorie sulla mia infanzia
Questo quadro è datato
1616
è un bellissimo
soggetto pagano
è una delle opere più sensuali
che mi è capitato di
quasi al limite
tra mitologia e pornografia
in qualche maniera
soprattutto nel trattamento di queste
meravigliose ninfe
del corteo di Diana
Questo è un pittore che
mi ha sempre affascinato
un po' anche per una
malinconia esistenziale
c'è un rapporto
malato, sbagliato con
la comunità dei pittori,
i suoi contemporanei, si sente sempre
defraudato di commissioni
di affreschi
che voleva avere, che in qualche maniera
gli vengono tolti, insomma
quello che ne viene fuori è una meravigliosa personalità
diciamo di depresso, lievemente
paranoide, oppure probabilmente
anche di qualcuno che ha subito
realmente delle ingiustizie
Dobbiamo calcolare
sempre le date, sono illuminanti
nella storia dell'arte
pochi anni prima
qui c'è stato forse il concorso
di geni
più grande che si è realizzato
nella storia della pittura
mondiale, perché
è una città segnata dalla presenza
contemporanea di Caravaggio,
Velázquez e Rubens
ritagliarsi
diciamo la propria grandezza
anche se appunto è una grandezza sofferta
una grandezza che psicologicamente
non si sente riconosciuta
il che crea una particolare
categoria di artisti
quello che proprio
ha coscienza della sua
forza, ma sa che la società
non la riconosce
pienamente, questo gli crea un dolore
crea il dolore
della scissione tra
l'artista e il suo mondo
è un dolore enorme
perché si ripercuote
anche nella maniera poi di operare
nel proprio campo
dall'altra parte
della bilancia c'è
come qualcosa che è una piuma
perché l'opera
è qualcosa di, anche se ha la sua materialità
è leggera
è un'immagine mentale del mondo
è una versione credibile
del mondo che nasce
dall'arbitrio, però
in qualche maniera noi guardando
questo quadro abbiamo la
sensazione che la bellezza
di quest'opera riequilibria
magicamente
la pesantezza della vita
dell'artista
uno scrittore come Emanuele Trevi
può farsi ispirare oggi
dalla caccia di Diana del Domenichino
grazie alla rapacità di Scipione
Borghese che ha voluto avere l'opera
a tutti i costi
ma sono moltissimi tesori della collezione
del Cardinale che non sono più visibili
in galleria perché hanno acceso
la brama di un uomo ancora più rapace
Napoleone
Napoleone si ritiene
un uomo che ha cambiato
l'Europa e che ha chiuso il Sacro Romano Impero
ha chiuso una storia che era iniziata migliai anni prima
si collega direttamente alla classicità
a quel mondo classico
greco, romano, che era il mondo delle libertà
degli antichi. La rivoluzione
guarda il classicismo e quindi
anche il portare questo pezzo di Roma antica
a Parigi
ha tanti sensi
che sono culturali sicuramente
ma sono antipolitici e che si leggono solo
se ne mettiamo nella luce
di quello che era l'idea imperiale di Napoleone
Nel 1810
Antonio Canova si recca a Parigi
incontra Napoleone
e pare che uno degli argomenti di discussione
sia stata la vendita
appena avvenuta delle antichità
borghese alla Francia
Noi sappiamo
quanto questo face arrabbiare Canova
che ha parole durissime contro questa
vendita accelerata
dice che su questo la memoria della famiglia sarà
esecrata in eterno
Sappiamo bene che questa raccolta non rientrerà
in Italia
Oggi il Louvre dedica una sezione
del museo alle antichità
borghese
ma non sono così chiari
i caratteri della vendita
Poniamoci una domanda
Camillo Borghese poteva rifiutarsi
realmente di vendere la collezione?
Di fronte ad un imperatore che ti dice
voglio comprarti la collezione
dietro c'è Vivant Denon che la vuole comprare
per il museo Napoleon
che poi sarà museo del Louvre
e a valutarla viene chiamato Visconti
uno che la conosceva molto bene
il quale fa una valutazione che poi Napolone
triplicherà per favorire questa vendita
era difficile pensare che potesse opporsi
un atto del genere
Quel che è certo è che
Camillo sente molto
l'ombra di questa
accessione alla Francia
di questo nucleo straordinario di opere
e cercherà come dire
di risarcire la collezione
acquistando sul mercato
delle opere
ad esempio la mitica
Danae di Correggio che compra
ad un'asta in Francia
sul mercato e lì lo acquista
Camillo e lo porta
alla Galleria Borghese dove
ancora oggi è una delle gemme
della pittura del Rinascimento
insieme all'amor sacro e all'amor profano di Tiziano
Se con l'acquisto
della Danae Camillo rimpolpa
decisamente la collezione
con un'altra opera consegna alla Galleria
un capolavoro conosciuto in tutto
il mondo, il ritratto
di Paolina Bonaparte
nelle vesti della venere vincitrice
Canova non amava fare
ritratti, Canova non amava
proprio i ritratti e quindi
aveva trovato questa formula
questa idea
del ritratto
divinizzato, ritrarre
un personaggio sotto
le spoglie di una divinità
e cosa sceglie per Paolina
la bellissima, spregiudicata
sorella di Napoleone
sceglie l'idea di rappresentarla
come venere vincitrice, cioè la
venere che appena ha ricevuto da Paride
il pomo, simbolo
della sua vittoria
Camillo Borghese e Paolina Bonaparte
si sposano nel 1803
è l'inizio di quella che potrebbe essere
una grande storia d'amore, inizialmente i due vanno
d'amore d'accordo
quindi potrebbe essere una grande storia
ma non lo sarà
i due in breve scoprono che
non basta la passione, i due hanno caratteri
troppo diversi, in breve i due si separano
e si separano neanche tanto bene
tant'è vero che si incontreranno ancora
qualche volta, ma tendono a vivere vite
completamente separate
Antonio Canova sicuramente
si ispira dal punto di vista
formale, anche a delle
opere che poteva aver visto
nella collezione
dei Borghese e certamente
per esempio all'immagine
dell'ermafrodito disteso
per quello che riguarda questo incrocio
delle gambe
per Canova e per il mondo
neoclassico la bellezza
aveva la forza
di civilizzare il mondo
vi è anche una lettera piuttosto
bella di Paulina
che scrive al marito
invitandolo a non mostrare
più la statua
a visitatori, a destrani
perché dice questa statua è nata
per il vostro piacere
in questo momento questo piacere
non esiste più perché noi non siamo più sposati
e la statua non deve
essere mostrata ad altri
e in qualche modo qui metteva in gioco un tema
che ha molto appassionato l'ottocento
e anche il novecento
e cioè se Paulina
che nella statua viene mostrata seminuda
abbia posata lei stessa o meno
per questa statua
ma c'è ancora un'ultima fase
nella storia di Villa Borghese
si apre con la riunificazione
dell'Italia e ci consegna la galleria
che oggi conosciamo
sappiamo che dopo
l'ingresso dei piemontesi a Roma
e quindi dopo che Roma è divenuta
capitale d'Italia
molti dei principi appartenenti
all'antica aristocrazia papalina
si lanciano
in speculazioni finanziarie
soprattutto in speculazioni edilizie
uno di questi è il principe Borghese
e sappiamo anche
che negli anni
ottanta dell'ottocento
il principe Borghese
è in rovina
la novità può reagire come?
come fanno anche tante famiglie di altri paesi
vendendo gioie di famiglia
che per famiglie italiane sono spesso grandi quadri
sono quegli anni in cui in maniera
a volte legale, a volte un po' meno legale
grandi opere italiane
prendono la strada di collezioni americane, inglesi
persino australiane
troviamo opere italiane che vanno in tutto il mondo
a quel punto viene presa la decisione
di vendere la villa
noi sappiamo che
il segretario del principe
scrive a uomini del governo italiano
dicendo l'importante
appunto è che queste cose
rimangano di godimento pubblico
in Italia o all'estero, ma naturalmente
lo Stato italiano vuole che queste cose
rimangano in Italia
lo Stato italiano ha la grande opportunità
di acquistare il patrimonio artistico
raccolto nei secoli
in 300 anni dai borghese
ed è una grande opportunità
lo Stato italiano riesce
acquistando le collezioni borghese
a garantire all'Italia un patrimonio
che è veramente un patrimonio identitario di questa nazione
viene fatta una valutazione della villa
e intorno
alla fine degli anni Ottanta
i borghese avevano dovuto addirittura
vendere il palazzo
la vendita del palazzo
aveva determinato lo spostamento
della galleria, dei dipinti
i dipinti in quel momento vengono portati
nella villa e quindi
a partire dall'inizio degli anni 90
dell'Ottocento nella villa noi abbiamo
le sculture antiche
le sculture moderne e
la collezione di dipinti
vengono fatte delle valutazioni
vengono chiamati i più importanti
storici dell'arte italiani
e stranieri
e queste valutazioni sono abbastanza
impressionanti perché
riflettono il gusto del momento
ad esempio pensiamo che
il capolavoro assoluto è
l'Amor Sacro e l'Amor Profano di Tiziano
stimato due milioni di lire
una cifra enorme, tenete presente
che alla fine la villa
verrà pagata, la villa
e tutti i suoi contenuti verranno pagati
3 milioni e
600 mila lire
Finalmente nel 1901
lo Stato riesce ad acquistare la villa
l'anno successivo anche il parco
diventerà parte
del bene pubblico
e in Parlamento si dirà che
in questo modo lo Stato ha acquistato
quella che era la più importante
galleria privata del mondo
Possiamo quindi
pensare ai primi anni
del Novecento, in particolare al
1902 come
l'inizio di questa nuova fase
di vita
della collezione che era stata di
Scipione Borghese, un museo
che man mano nel corso del
Novecento diventerà sempre
di più una sorta di
museo del Barocco e in particolare
il museo di Bernini
Un luogo in cui veramente si può
comprendere come
nacque il Barocco
è una stagione che certamente
influenzò dal punto di
vista urbano
anche la città di Roma ma tutta
quanta l'Europa e anche
è un luogo prezioso
per comprendere questa città
ma la nascita
stessa del museo
e di che cos'è il legame
profondo dei nostri musei
italiani
con la storia del collezionismo
e la storia dell'arte dei secoli
passati