R41 - Il pericolo dell'iperventilazione (shallow-water blackout)

Massimiliano Sassoli de Bianchi
11 iscritti
8 Visualizzazioni video·16 nov 2024
È estremamente pericoloso praticare in acqua tecniche respiratorie che prevedono un'iperventilazione, soprattutto se seguita da momenti di ritenzione o sospensione del respiro. Si rischia l'annegamento e, ad oggi, si sono verificati numerosi decessi dovuti al cosiddetto "shallow-water blackout" (perdita di coscienza in acque poco profonde), ad esempio da parte di praticanti del metodo Wim Hof. È di questo che vi parlo in questo video.
Alcuni video di Scott Carney su questo tema:
https://youtu.be/eu5CkkaHB1A
https://youtu.be/OdFVDeXkxj8
https://youtu.be/_tlfHyIfwfM
https://www.youtube.com/live/HtONpjruasc
Il video di Thomas De Lauer (che spero verrà eliminato dall'autore):
https://youtu.be/J9gSVkxMEzQ?si=ZxDdozSD5-WRRvGZ&t=205
Thomas DeLaure è un esperto di fitness e nutrizione,
noto per i suoi video educativi su YouTube,
dove ha quasi 4 milioni di iscritti.
In uno dei suoi ultimi video ci racconta
la sua esperienza di immersione in acqua ghiacciata.
Lo ascolto con interesse e mi accorgo
che al minuto tra i 24 del video
inizia a raccontare qualcosa di estremamente pericoloso,
che pratica le tecniche di respirazione
del cosiddetto metodo Wim Hof
Queste tecniche di respirazione
di cui ho parlato nel numero 23 di Autoricerca
prevedono un processo di iperventilazione
seguito da un processo prolungato
di ritenzione o sospensione del respiro.
Ora, è molto facile in questo modo
sperimentare un blackout della coscienza,
cioè semplicemente svenire.
E se ciò avviene in acqua, anche in acqua bassa,
come quella di una vasca,
il rischio di annegamento è altissimo.
Si tratta di un fenomeno ben noto,
detto shallow water blackout,
cioè per l'appunto svenimento in acque poco profonde.
E purtroppo, come ha sottolineato di recente
l'antropologo e giornalista investigativo Scott Carney,
il pericolo di questa pratica erronea
non viene sufficientemente sottolineato
dall'organizzazione Inner Fire,
che è quella che promuove il metodo Wim Hof.
Scott Carney, per chi non lo conoscesse,
è l'autore del libro
What Doesn't Kill Us,
testo che ha contribuito
al successo internazionale di Wim Hof,
pubblicato in Italia con il titolo
Oltre Ogni Limite.
Ora, secondo Carney,
più di 30 persone sarebbero morte ad oggi
a causa di questa mancanza di chiarezza
sul fatto che non bisogna assolutamente
praticare un'iperventilazione
quando si è in acqua,
soprattutto se poi seguita
dal trattenere a lungo il respiro,
sia a polmoni vuoti che a polmoni pieni.
Questo pericolo dello shallow water blackout
spiega anche perché negli sport acquatici,
sebbene tecniche simili siano state utilizzate
per accrescere la capacità
di trattenere il respiro a lungo
e spostare la cosiddetta soglia anaerobica,
vengono oggi praticate solo fuori dall'acqua
e mai subito prima di un'immersione.
Ora, quando mi sono recato in Polonia nel 2020
a conoscere Wim Hof e imparare il suo metodo,
ho sicuramente sentito pronunciare
almeno una volta questo avvertimento
di non eseguire la tecnica respiratoria
del metodo direttamente in acqua.
Quindi sicuramente l'indicazione viene data.
Tuttavia, secondo Scott Carney,
questo non viene fatto in modo sufficiente,
anche perché esistono filmati dello stesso Hof
dove lo si vede fare e dire
esattamente quello che non bisogna fare
e non bisogna dire.
In questo filmato, ad esempio,
lo si vede con il suo cane,
poverino un po' spaventato,
mentre lui si immerge per poi riemergere
e affermare quanto segue.
Vi traduco le sue parole.
Questo è quello che ho fatto ogni giorno.
Era un esercizio, un esercizio profondo.
Prima facevo iperventilazione,
come ho fatto adesso.
Poi mi sentivo carico
e all'ultimo respiro,
un ispiro completo e poi sott'acqua.
E questo è quello che facevo ogni giorno.
Un esercizio incredibile per la mente,
pura meditazione, ecc.
Sì, ma un tale esercizio, come vi dicevo,
comporta un rischio di annegamento altissimo
e Wim Hof è fortunato
ad averlo praticato per più di 40 anni
senza mai annegare.
Ora, se inizialmente non sapevo bene
come interpretare gli avvertimenti di Scott Carney
circa il fatto che questo warning
non venisse dato con sufficiente assertività
nell'organizzazione Inner Fire
che ruota attorno a Wim Hof
e principalmente attorno a suo figlio,
l'esistenza di video come quello
che vi ho appena mostrato
restava quantomeno sconcertante.
Aver poi visto di recente
il video di Thomas DeLauer
mentre dice le cose che dice
mi ha convinto che Carney
avesse assolutamente ragione.
Sentite quello che afferma
al minuto 3.24 del suo video
Una delle cose che mi piace fare
è praticare la ritenzione del respiro
e fare la pratica respiratoria
in cui parla dell'iperventilazione
direttamente nella vasca di acqua ghiacciata
perché è come un acceleratore.
In sostanza Thomas DeLauer
ripete nel suo video esattamente
quello che affermava Wim Hof
nel video che vi ho mostrato prima.
A questo punto mi sono convinto
a fare questo video
contribuendo a mia volta nel mio piccolo
a rendere un numero sempre maggiore di persone
consapevoli di questo pericolo
considerando quanto è ormai diffuso
questo metodo che ovviamente
offre enormi benefici che io stesso pratico
ma che va praticato
in tutta sicurezza.
Tra l'altro ho subito scritto
un avvertimento nei commenti sotto il video
di Thomas DeLauer e Scott Carney
ha fatto altrettanto
e gli ho chiesto di fare due cose
smettere di applicare la rispirazione
del metodo Wim Hof in acqua
se ci tiene a rimanere vivo a lungo
e cancellare il suo video
se non vuole avere delle persone
sulla coscienza.
Al momento in cui sto pubblicando
questo mio contributo
il suo video purtroppo è sempre lì.
Tra la mente DeLauer è semplicemente disinformato
e il suo video è semplicemente
una dimostrazione che quello
che l'organizzazione di Wim Hof
sta facendo per prevenire
le morti per blackout
non è al momento assolutamente sufficiente.
Quindi permettetemi di
sottolinearlo ancora una volta
non bisogna mai in nessun caso
eseguire tecniche respiratorie
intense di iperventilazione
di ritenzione del respiro in acqua
nemmeno nell'acqua di una vasca
perché possono portarci
alla cosiddetta sincope ipossica
cioè a una perdita
di coscienza transitoria dovuta
a mancanza di ossigeno nel cervello
spesso fatale
quando si è in acqua.
Bene, ma permettetemi di spiegare meglio
perché l'iperventilazione
è all'origine di questo strano
fenomeno. Con il termine
di iperventilazione si intende
una condizione dove si respira
più del necessario tenuto conto
delle richieste metaboliche
del momento. Ora, quando
molti decenni fa praticai
per la prima volta una respirazione
olotropica, cioè circolare
simile a quella del
cosiddetto rebirthing
e poi negli anni a seguire anche altre tecniche
di respirazione intensificata
come in certi pranayama dello yoga
ad esempio il famoso
kapalabhati pranayama
e facendo queste tecniche sperimentavo
dei particolari fenomeni psicofisici
beh, la spiegazione che mi davo
che era poi anche quella che
ricevevo solitamente
è che erano il risultato di un processo
di iperossigenazione
Questa idea
errata trovava conforto in me
anche nell'osservazione che
al termine di un ciclo di respirazioni era
possibile sperimentare una sospensione
naturale molto prolungata
del respiro, cioè un'assenza
di bisogno di respirare che poteva
protrarsi anche per numerosi minuti
Ma perché accadeva questo?
La risposta che mi davo a quei tempi
e che ingenuamente mi sono dato
per parecchio tempo è che la respirazione
circolare, intensificata
l'iperventilazione andava
a caricare profondamente tutto
l'organismo di ossigeno
ben oltre ciò che si poteva ottenere
con una respirazione naturale da cui
la possibilità poi di sospendere
il respiro a lungo senza fatica
Nulla di più sbagliato
infatti già con il respiro naturale
il nostro sangue, i nostri organi
sono ossigenati in modo pressoché
massimale. Questo perché il corretto
funzionamento del nostro corpo richiede
che il tasso di globuli rossi
saturi di ossigeno si situi tra
il 95 e il 99%
e questa saturazione avviene per mezzo
dell'emoglobina
quella metalloproteina di colore rosso
che è contenuta nelle cellule ematiche
e che è responsabile
per l'appunto del trasporto e della
distribuzione dell'ossigeno ai tessuti
che lo necessitano. La quantità
di ossigeno disciolto direttamente
nel plasma sanguigno rappresenta invece
solo il 2% circa
dell'ossigeno totale contenuto nel nostro sangue
che per più del 98%
viene come vi dicevo
trasportato dall'emoglobina
è proprio questo infatti
il ruolo dell'emoglobina
aumentare di un fattore
quasi 100 la capacità del liquido
sanguigno di veicolare ossigeno
ma respirare
più intensamente
non permette di aumentare in modo
significativo il tasso complessivo
di ossigenazione del nostro sangue
essendo tale tasso governato
prevalentemente
dalla saturazione dei globuli rossi
e questa è già vicina al 100%
in condizioni di respirazione
standard. Quello che la
più parte delle persone ignora
e che a mia volta ho ignorato per molto tempo
è che il bisogno percepito
di respirare non è determinato
da un abbassamento del livello di
ossigeno nel sangue come intuitivamente
ci si aspetterebbe
ma in massima parte
dal livello di anidride carbonica
certo il livello di ossigeno
e altri fattori come lo stato emotivo
di una persona entrano
a loro volta in gioco
in parte ma è il livello di anidride
carbonica a controllare
in massima parte
la dinamica respiratoria
vi ricordo che la respirazione promuove
essenzialmente uno scambio tra due gas
l'ossigeno e l'anidride carbonica
cioè il biossido di carbonio
il primo viene immesso nell'organismo
tramite l'inspirazione
e portato dal sistema
circolatorio verso ogni cellula
dell'organismo scambiando poi
con il secondo che è uno scarto
dell'attività metabolica cellulare
e che viene eliminato tramite
l'espirazione
ora il centro respiratorio cerebrale
regola il ritmo respiratorio
sulla base di numerosi meccanismi
ma il più importante è di natura chimica
e ha a che fare con la misurazione
del tasso di biossido di carbonio
nel sangue
cioè la CO2
più aumenta l'intensità e la frequenza del respiro
maggiore sarà l'eliminazione
di anidride carbonica dal sangue
e questa decarbonizzazione
farà sì che il centro del respiro
rilevando una ridotta presenza
di CO2 nel sangue
non andrà più a promuovere
quelle contrazioni muscolari
e diafragmatiche che solitamente percepiamo
quando avvertiamo fame d'aria
e che vanno a innescare nuovamente
la respirazione
questo spiega perché l'iperventilazione
è molto pericolosa da praticare
prima di un'immersione
infatti andando a ritardare
il raggiungimento di quel livello di soglia
di CO2 che informa
il sistema nervoso centrale
della necessità di respirare
ritarda anche la nostra percezione
di tale bisogno
tanto che un apneista potrebbe trovarsi
nella condizione in cui
senza saperlo
i suoi livelli di ossigeno sono scesi sotto
quel punto di rottura
che porta alla sincope
ipossica, cioè a una perdita
di coscienza dovuta a mancanza
di ossigeno nel cervello
ma veniamo al punto chiave
di questo meccanismo fisiologico
del respiro. Cosa accade
quando iperventiliamo?
Beh, vi ho appena spiegato che il livello
di CO2 nel sangue si abbassa
in modo significativo e che il tasso
di ossigenazione invece non aumenta
in modo significativo
ok, ma in aggiunta a questo
accade qualcosa di abbastanza
sorprendente. L'iperventilazione
anziché produrre una condizione
di iperossigenazione cellulare
come erroneamente pensavo
io anni fa, produce
il suo esatto opposto
una condizione di ipossimia
cioè di diminuzione dell'ossigeno
disponibile. Ora vi spiego
innanzitutto un'evacuazione
massiccia dell'anidride carbonica
disciolta nel sangue ne produce
l'alcalinizzazione
cioè il pH del sangue aumenta
una condizione detta di alcalosi
respiratoria. La CO2
essendo vasodilatatrice
una riduzione della sua concentrazione
detta ipocapnia
produce vasocostrizione
quindi una riduzione
del flusso di sangue ai diversi tessuti
tra cui ovviamente anche il tessuto cerebrale
il che spiega
gli stati confusionali, le vertigini
e altri sintomi che è possibile sperimentare
nelle pratiche intense di
iperventilazione. Ma l'alcalosi
respiratoria cioè l'aumento del pH
del sangue è causa anche di un'alterazione
dell'equilibrio elettrolittico
del sangue che porta a una temporanea
riduzione della concentrazione
di calcio detta ipocalcemia
e poiché il calcio ha un ruolo
determinante nella trasmissione degli impulsi
del sistema nervoso questo produce
una maggiore eccitabilità di neuroni
e fibre muscolari da cui
quei sintomi quali formicolì,
parestesie, rigidità muscolari
spasmi, mioclonie ecc.
Ma non è tutto. A questo va
ad aggiungersi il cosiddetto
effetto Bohr. Ma di quale
Bohr sto parlando? Il nome Bohr
evoca solitamente uno dei padri
della meccanica quantistica, il famoso
fisico danese Niels Bohr
che tra le altre cose enuncia il cosiddetto
principio di complementarità
sottolineando la presenza
di aspetti duali nel nostro
modo di interagire e osservare il reale.
Pochi sanno però
che il papà di Niels
Christian Bohr era un fisiologo
e che nel 1904 scoprì
un importante effetto
alla base della fisiologia del respiro
che oggi porta però appunto il suo nome.
Christian Bohr ha messo
in evidenza una relazione per certi
versi paradossale tra
ventilazione polmonare e ossigenazione
dell'organismo. Più esattamente
quello che il padre di Niels Bohr ha scoperto
è che l'efficienza del
rilascio di ossigeno da parte
delle cellule del sangue varia
seconda del suo pH.
Insomma, una cosa è avere il sangue
carico di ossigeno e un'altra cosa è
riuscire a renderlo disponibile agli organi
e tessuti del corpo.
Se ricordate, un primo effetto
dell'iperventilazione è quello della vasocostrizione
indotta dall'aumento
del pH. Ma un secondo
effetto non meno importante
è quello scoperto da Bohr per l'appunto
che l'aumento del pH
sanguigno inibisce il rilascio
di ossigeno da parte dell'emoglobina.
Il sangue potrà allora anche essere
stracarico di ossigeno
ma lo cederà ai diversi organi con
estrema difficoltà.
Ora, qual è l'utilità di questo
effetto per l'organismo?
E' facile capirlo. Quando facciamo un'attività
fisica c'è una maggiore richiesta
di ossigeno a livello cellulare.
L'attività produrrà però anche
degli scarti metabolici, tra cui
una maggiore produzione di CO2
e di acido lattico, che andando
ad acidificare il sangue aumenteranno
il rilascio di ossigeno da parte
dell'emoglobina. Nella situazione
invece di chi pratica una respirazione
iperventilata non c'è questa
maggiore produzione di sostanze
in grado di acidificare il pH del sangue
che rimarrà pertanto
alcalino, quindi l'emoglobina
avrà difficoltà a cedere il suo ossigeno
che verrà solo minimamente trasferito
ai diversi tessuti.
Morale della storia, quando si respira con
maggiore intensità e frequenza senza che
questo risulti da un'accresciuta
attività fisica, si verifica esattamente
l'opposto di quanto un tempo
molto ingenuamente ritenevo
accadesse. Si verifica una
diminuzione anziché un aumento
dell'ossigeno effettivamente
disponibile, per effetto sia
della vasocostrizione che
dell'effetto Bohr di cui vi ho appena parlato.
Bene, spero
di essere stato di aiuto nel
chiarire questi meccanismi biochimici
associati alla respirazione
che è un processo molto complesso e ancora oggi
non del tutto compreso.
Buona pratica e mi raccomando usate
sempre tutto il vostro discernimento.
Grazie per l'ascolto.
