L' incredibile documentario che demolisce la teoria dell'evoluzione di Darwin

TecS
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Il 20 agosto 1975 fu un giorno speciale per molti scienziati.
Era il giorno della missione Viking 1 alla volta del pianeta rosso di Marte.
Quando la squadra dei tecnici si installò di fronte ai computer, agli strumenti e agli schermi,
si stava eseguendo l'ultimo controllo del veicolo spaziale.
Tutto era pronto, il conto alla rovescia era cominciato.
Una costosa avventura spaziale era sul punto di scattare
per dimostrare una volta per tutte che, date le condizioni necessarie,
la vita poteva svilupparsi dalla materia inanimata.
La legge fondamentale della biologia stabilisce che solo da vita nasce la vita
e tuttavia alcuni scienziati suggeriscono che forse la vita può nascere dalla non vita.
In epoca medioevale, ad esempio, il mondo della scienza era convinto
che vermi e mosche fossero generati direttamente da mucchi di rifiuti e di immondizia.
In effetti, la credenza era così radicata che nel 1688
il celebre scienziato italiano Francesco Redi dovette dimostrare,
per mezzo di un semplice esperimento, che vermi e mosche nascevano dalla spazzatura
ma non provenivano da questa.
Redi mise un pezzo di carne in tre contenitori separati.
Il primo contenitore era ricoperto da un pezzo di tela sottile,
il secondo da un pezzo di carta e il terzo rimase aperto all'aria.
Molto presto delle mosche cominciarono a entrare nel recipiente aperto
e si posarono sulla carne putrefatta.
Nonostante le mosche non potessero entrare nel recipiente coperto dalla tela,
potevano sentire l'odore della carne e si posarono sulla copertura.
Il recipiente coperto dalla carta bloccò l'odore e le mosche lo ignorarono.
Dopo un po' di tempo delle larve apparvero sulla carne che si trovava nel recipiente aperto
e delle larve apparvero anche sulla tela fine che copriva il secondo recipiente.
Invece nel terzo recipiente coperto dalla carta la carne non aveva larve.
Fu allora chiaro per tutti gli scienziati che le mosche avevano deposto le uova
sulla carne del recipiente aperto e che si erano schiuse facendo nascere delle larve.
Poiché le mosche non potevano arrivare alla carne del recipiente coperto dalla tela
ma potevano solo sentirne l'odore, deposero le uova sulla tela.
Il recipiente coperto dalla carta non aveva odore di carne
così che le mosche non ne furono attratte.
Questo recipiente era privo di larve.
Due secoli dopo, tuttavia, la credenza degli scienziati nella generazione spontanea della vita
era ancora molto forte.
Questa volta si trattava del mondo microscopico dei batteri e delle alghe.
Questi microrganismi sembravano proprio venire dal nulla
e molti credettero che fossero generati dalla materia in cui erano stati trovati.
Uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, Louis Pasteur, non condivideva questa opinione.
Era convinto che la legge fondamentale della biologia,
secondo la quale solo la vita genera la vita,
fosse valida per i batteri così come lo era per i vermi e le mosche e ogni altro essere vivente.
Così davanti a un pubblico scettico eseguì anche egli un esperimento.
Preso un recipiente,
lui mise del brodo che aveva sterilizzato e lo chiuse ermeticamente.
Nessun batterio si formò sul brodo.
Allora Pasteur utilizzò un recipiente con un becco stretto a forma di S.
Poiché le particelle che veicolavano i batteri rimasero bloccate nel collo del recipiente,
nessun batterio si formò sul brodo.
Il mondo scientifico fu costretto ad accettare i fatti.
Un secolo più tardi si è di nuovo imposta la convinzione che la vita possa nascere da una materia inanimata.
Questa volta si crede che molto molto tempo fa
si sia prodotta una vita primitiva da gas e sostanze chimiche semplici.
Così tutti gli occhi si sono volti a Marte.
Il motivo era che la sua atmosfera e il suo clima,
benché estremamente freddi e secchi,
sono molto più simili a quelli terrestri di quelli di ogni altro pianeta.
Marte sembrava proprio essere ciò che si cercava,
una sorta di laboratorio naturale sospeso nello spazio
che poteva risolvere la questione se la vita potesse svilupparsi dalla novità.
Non si sarebbe più potuto dubitare che la vita si fosse evoluta sulla Terra
se si potevano trovare tracce di vita altrove.
Il razzo speciale Viking era provvisto di uno dei miracoli tecnici di oggi.
Un laboratorio scientifico in miniatura
in grado di eseguire tutti gli esperimenti di un moderno laboratorio universitario,
ma della grandezza di circa mezzo metro cubo.
Questo fantastico apparecchio atterrò sulla superficie di Marte
e gli esperimenti cominciarono.
Esso doveva prelevare del terreno,
analizzarlo con i suoi strumenti ultramoderni
ed inviare i risultati sulla Terra.
Di una cosa gli scienziati si sentivano sicuri,
se non c'era della vita in quel momento sarebbe potuta esistere nel passato.
C'erano infatti degli indizi che un tempo su Marte esisteva una superficie acquea
e questo avrebbe potuto creare delle condizioni simili a quelle
che sono dovute esistere originariamente sulla Terra.
Gli scienziati, eccitati, erano impazienti di analizzare i dati
che pervenivano in massa alla missione di controllo.
Ci fu allora uno shock.
Era veramente una grossa delusione,
simile probabilmente a quella provata dai loro predecessori
all'epoca dell'esperimento di Pasteur.
Erano stati così sicuri che la vita potesse generarsi dalla materia inanimata
che era quasi inconcepibile scoprire che il suolo di Marte era sterile.
Non solo non c'era segno di vita,
ma non c'era nemmeno la prova che fosse mai esistita una vita in passato.
Controllarono e ricontrollarono i dati, ma era sempre lo stesso.
Nell'ipotesi di aver tralasciato qualcosa fu organizzata una seconda missione.
Il lancio del Viking 2 il 9 settembre del 1975
ravvivò le speranze di alcuni scienziati.
I nuovi dati erano poco confortanti,
confermavano solo la verità che nessuna forma di vita era mai esistita su Marte.
Naturalmente furono sollevati dei dubbi.
Dopotutto era stata spesa una grossa somma di denaro
e i seguaci della teoria evoluzionista erano più lontani che mai
dal fornire qualsiasi prova concreta della loro convinzione.
L'investimento non aveva apportato praticamente nessun profitto
e il denaro dei contribuenti sembrava essere stato usato
per giustificare la fede di un certo numero di scienziati
in una teoria non sostenuta da dati scientifici.
Alcuni sostenevano perfino che i risultati mostravano
che l'intera nozione di generazione spontanea e di evoluzione
doveva essere abbandonata.
Questo programma, perciò, inizia dal punto in cui
i Viking 1 e 2 hanno abbandonato l'impresa.
Sono stati intervistati scienziati che hanno studiato
i vari aspetti della teoria evoluzionistica
per scoprire qual è realmente la situazione attuale.
Molte persone credono che i resti fossili degli animali
provino che nel passato sia avvenuta un'evoluzione.
Per capire se ciò è veramente successo,
esaminiamo la scienza che studia i fossili, la paleontologia.
Il professor Roberto Fondi è uno specialista in paleontologia,
insegna nel Dipartimento di Scienze Naturali dell'Università di Siena.
Fra le sue molte attività opera come consulente scientifico
nella ricostruzione di animali preistorici.
Forse lei si sorprenderà di sapere che le assunzioni fondamentali
sulle quali si basa il pensiero evoluzionistico
non vengono affatto confermate dai risultati della paleontologia.
Quali sono queste assunzioni?
In primo luogo che le cellule originarie
ebbero forma in un ipotetico brodo prebiotico
attraverso una lunga serie di reazioni chimiche
per pura e semplice generazione spontanea.
In secondo luogo che queste cellule si sono riunite in colonie
e che poi col passar del tempo hanno dato origine
a strutture multicellulari sempre più complesse
fino a culminare nei vertebrati e nell'uomo stesso.
È chiaro che secondo queste due assunzioni
tutta la storia della vita può essere resa simile
o paragonata ad un gigantesco albero genealogico
dai numerosissimi rami che però convergono
in un progenitore comune, in un tronco unico
il quale affonda direttamente le proprie radici
nella materia inorganica.
E la paleontologia non conferma queste assunzioni?
Non conferma affatto queste assunzioni.
I vari gruppi biologici, dalle alghe unicellulari
fino ai batteri, fino all'uomo
compaiono improvvisamente nella documentazione stratigrafica
senza nessun legame deterministico che li connetta.
Allora per quale motivo tante persone credono
che i fossili siano la prova dell'evoluzione?
Bene, la teoria dell'evoluzione viene insegnata agli adulti
e presentata ai più piccoli e ai più giovani
come se fosse un fatto scontato, completamente dimostrato
per cui sarebbe non solo una perdita di tempo
ma addirittura ridicolo proprio discutere sulla sua validità.
Bene, io nei miei due libri,
Oltre Darwin e La Rivoluzione Organicista
ho citato le opinioni di vari autori molto conosciuti
secondo i quali l'evoluzione è un fatto provato e indiscutibile.
Esempio, George Gaylord Simpson e Stephen Jay Gould
dell'Università di Harvard.
Però ho citato anche opinioni di altri biologi
non meno noti come Emile Guignanot dell'Università di Ginevra,
come Jean Rostand, come Kirkwood dell'Università di Southampton
i quali credono fermamente nell'evoluzione
però ammettono pianamente che di essa non c'è nessuna prova.
Bene, esiste un libro sicuro di storia sopra questi eventi
che è quello dato dalle rocce e dai resti fossilizzati
che sono contenuti in queste rocce.
Spetta a noi paleontologi essenzialmente leggere questo libro
per cercare di dare una risposta a questi grandi problemi.
E lei cosa ci legge in quel libro, professore?
In questo libro io leggo semplicemente che le prove paleontologiche
a sostegno dell'evoluzione sono veramente rare
e quelle rare discutibili.
In effetti, se la teoria dell'evoluzione fosse un fatto,
se l'evoluzione si fosse veramente verificata,
tutti i musei dovrebbero essere stracolmi di documentazione fossile
da quale specifichi, dimostri il passaggio graduale
da un gruppo biologico ad un altro.
E in realtà non ce n'è nessuno di questi gruppi di trasformazione.
Gli unici resti che vengono posti come prove convincenti
di questi passaggi evolutivi,
per esempio gli anfibi Ictiostega e Seimuria
o il rettile Probainognatus
oppure anche l'uccello Archeopteryx
o addirittura l'Australopitecina, la scimmia australopitecina
che viene chiamata Homo habilis,
sono ben lungi dall'essere convincenti.
Ci dica qualcosa della supposta evoluzione dell'uomo?
L'idea dell'uomo come anello terminale di una evoluzione graduale
che parta dalle scimmie australopitecine
va respinta come priva di fondamento.
In realtà l'uomo corrisponde ad un taxon
che ha sempre conservato i suoi attributi
fin dalla sua prima comparsa.
Credo questo di averlo mostrato a sufficienza nei miei libri.
Allora qual è la conclusione professore?
La mia conclusione è che la biologia
e anche altre discipline scientifiche
progredirebbero senz'altro più in fretta
se si lasciassero dietro le spalle
la mitologia, il vicolo cieco della mitologia evoluzionistica
per riprendere il solco sicuro e fruttuoso
della morfologia di tipo aristotelico, lineano, cubieriano e ghettiano.
La biochimica studia l'essenza stessa della vita e la sua struttura.
Essa penetra all'interno stesso della materia
nel nucleo della cellula viva.
Oggigiorno nessuno è qualificato quanto il biochimico
per rivelarci se una forma di organismo vivo
potrebbe trasformarsi in un'altra forma.
Ecco dunque il professore Sermonti
genetico, biologo molecolare e biochimico di fama internazionale.
Chiediamogli il suo parere sull'evoluzione.
Professore alla luce della biologia molecolare moderna
come vede la teoria dell'evoluzione?
Le nuove scoperte in biologia molecolare
hanno modificato notevolmente le nostre idee su tanti problemi
e più particolarmente su quello dell'evoluzione.
E più precisamente in che modo?
I risultati ottenuti in biologia molecolare,
in genetica, hanno dimostrato che
ciò che pretende l'evoluzionismo
cioè che le mutazioni siano rafforzate
dalla selezione naturale
è semplicemente falso.
La selezione naturale elimina solo le novità
nate dalle mutazioni.
La selezione naturale ha un effetto stabilizzatore sulla vita.
Però i fossili provano che gli animali e le piante
erano diversi una volta.
Sono dunque cambiati.
Ma non è assolutamente vero.
È un errore credere che se gli esseri vivi
erano diversi una volta rispetto a quelli di oggi
e questi ultimi derivino da quelli che sono spariti.
I vecchi organismi sparendo
non hanno dato nascita nuovi esseri.
Direi che su questo punto tutti i biologi sono d'accordo.
Nessuno sostiene che i mammiferi derivano dai dinosauri.
Evidentemente non è possibile.
È una concezione del tutto falsa.
Il fatto di osservare nel passato
l'esistenza di esseri vivi diversi
non significa per niente che ne deriviamo.
La teoria dell'evoluzione pretende
che alcuni organismi ancora più primitivi dei batteri
abbiano avuto un'evoluzione fino all'uomo
durante un periodo di tempo considerevole.
Cosa pensa di questa credenza professore?
Ma è ridicolo, è impossibile.
Non c'è niente che permette a un piccolo organismo
di trasformarsi in uomo.
Ma ciò che è ancora più importante
è che ciò che ci appare come un organismo semplice
è al contrario una realtà biologica molto complessa.
Anche i batteri comportano una struttura genetica
e biochimica così complessa
che non possono derivare da forme semplici.
Vale a dire che tutto ciò che è vivo
è sempre stato complesso dall'origine?
Esattamente.
E' ciò che dimostrano precisamente
la biologia molecolare e la genetica.
La complessità esiste dalle origini.
Ad esempio lo studio che abbiamo fatto sul nucleo della cellula
dimostra che il sistema responsabile
della produzione degli enzimi
senza i quali la sintesi delle proteine non può farsi
è identica dal batterio fino all'uomo.
Siccome le stesse specie principali di creature e di piante
esistono oggi come esistevano nel passato
è chiaro che lo stesso meccanismo complesso della vita
è esistito fin dall'origine
e questo costituisce per il genetico
la migliore prova che l'evoluzione biochimica non c'è mai stata.
Un'ultima domanda, professore.
Quando è che l'uomo è apparso?
L'uomo? Non esiste nessuna prova
che l'uomo provenga da qualsiasi animale anteriore.
Ciò che possiamo dire osservando i cromosomi
oppure il DNA dell'uomo
e paragonandolo a quello delle altre specie
è che l'uomo è un essere originale
non proviene da nessuna altra specie
L'idea di un uomo creatura recente
originaria da una forma primitiva diversa
oggi non può assolutamente essere accettata dalla genetica.
Uno dei problemi che si presentano ai geologi è l'albero fossile
ce ne sono parecchi esempi in Australia, America e in altri luoghi
dove è possibile vedere degli alberi fossili salire verticalmente
attraverso vari strati di carbone.
Qui abbiamo un esempio proveniente dai bacini carboniferi
di Birmingham in Alabama.
Alcuni di questi, alti 12 metri e più
si trovano attraversando diversi banchi di roccia.
Questo esemplare dà un'idea della situazione.
Il fatto curioso è che sappiamo che ognuno di questi banchi
può aver impiegato milioni di anni per formarsi.
Se questo è il caso, ci sarebbero voluti
milioni di anni per seppellire l'albero.
Ma ciò è impossibile, poiché l'albero sarebbe marcito
o sarebbe andato in decomposizione molto prima
che tutto fosse sotto terra.
Come si possono spiegare allora tali fossili?
Uno scienziato ha studiato il problema
e l'episodio a cui assisterete vi darà un'idea
delle implicazioni di quest'iniziale ed eccitante scoperta.
Per poter seguire la spiegazione
è importante capire la differenza tra banco e strato.
Questi sono banchi,
queste aree colorate in giallo, arancio e bluastro.
In ogni banco potete vedere numerose sovrapposizioni.
Non potete invece vedere gli strati dei depositi.
Non li potete vedere dal momento che
quando uno strato di sedimento si forma
si confonde nel banco che potete vedere.
Se poteste vedere i livelli
somiglierebbero più o meno a questo.
Alla fine del film capirete perché
conoscere la differenza tra banchi e strati
è così importante.
Non solo ciò fornisce la chiave del problema dell'albero fossile
ma spiega anche come mai la teoria evoluzionistica
sta bacillando.
Cosa c'è di così importante in queste rocce?
Ebbene, non si tratta di rocce antiche
ma di rocce costituite per la maggior parte da granelli di sedimenti.
Vengono chiamate rocce sedimentarie
e ricoprono i tre quarti della superficie terrestre.
Ma quel che è più conta
è che si sono formate sotto il mare.
Quando il livello dell'acqua si abbassò
i sedimenti rimasero esposti all'aria
e si asciugarono diventando rocce.
Osservate questa falesia.
Come potete vedere essa è divisa in banchi.
Il banco di arenaria è stato colorato in giallo
il banco di argilla in blu
e il calcare in arancio.
Ogni banco è suddiviso in strati.
Queste linee orizzontali sono gli strati.
Per comprendere la storia incredibile
che questo film si propone di raccontare
è necessario osservare più attentamente gli strati nei banchi.
Essi seguono uno schema.
Le particelle più grandi si uniscono in una linea in basso
poi quelle più piccole si riuniscono in alto.
Questo stesso schema si ripete attraverso tutto il banco.
Talvolta si può notare una frattura o un giunto
fra gli strati superiori.
Queste fratture sono chiamate giunti di stratificazione.
Per un certo tempo si è avuto il sospetto
che queste rocce sedimentarie contenessero un segreto
che una volta svelato avrebbe cambiato le nostre idee
sull'argomento più importante di tutti
l'origine del genere umano.
Uno dei primi esperti di rocce sedimentarie fu un tedesco
Johannes Walter.
Mentre si trovava in Italia alla fine del secolo scorso
esaminò i sedimenti della Baia di Napoli
e scoprì, perforando verticalmente verso il basso
che i banchi che si erano posati l'uno sull'altro
erano nella stessa sequenza
di quelli che si erano posati l'uno accanto all'altro
in senso orizzontale.
La sequenza dei banchi collocati fianco a fianco
come si poteva osservare dirigendosi dalla costa verso il mare
era la stessa dei banchi collocati uno sopra l'altro
in senso verticale verso il basso.
Egli capì che la convinzione che i banchi inferiori
fossero più antichi di quelli superiori era falsa.
Naturalmente tutti i banchi
quello superiore, quello intermedio e quello inferiore
erano ancora in formazione
e si stavano formando lateralmente
così che questa parte del banco superiore
aveva la stessa età di questa del banco inferiore.
Non passò molto tempo
prima che Walter iniziasse a studiare i motivi
per i quali i banchi si formavano lateralmente.
Le particelle di sedimento che giungono in mare
portate dai fiumi, dalle inondazioni
o dal vento si distribuiscono
a seconda della loro dimensione.
Queste più grandi colorate in giallo
rimangono vicino alla costa
mentre quelle meno pesanti colorate in blu
scorrono più lontano.
I minuscoli sedimenti colorati in arancio
vengono trasportati ancora più lontano
dalle onde e dalla corrente.
Si può notare come i letti di nuovo sedimento
si depositano lateralmente.
Le particelle di sedimento nei letti
si distribuiscono a seconda della dimensione
in banchi formati da vari tipi di sedimenti.
Questo potrebbe essere un banco di ciottoli
questo di arenaria
questo di argilla.
Così i banchi si formano lateralmente.
Questa parte del banco più vicina alla costa
è più antica della parte dello stesso banco
più lontana dalla costa.
Così questa parte del banco inferiore
ha la stessa età di questa parte del banco superiore.
La reazione degli altri geologi
fu che la scoperta di Johannes Walter
spiegava solo la formazione delle rocce costiere
e che i sedimenti dei fondali marini
erano formati da letti di sedimenti
depositatisi sopra altri letti
e che il letto superiore era sempre più recente
del letto inferiore.
In questa falesia, formata probabilmente
da sedimenti di fondale marino,
si ritiene che gli strati del banco inferiore
siano più antichi di quelli del banco superiore.
Questo perché i geologi
ritengono che gli strati e i letti
siano esattamente la stessa cosa.
Negli anni 70 e 80
diverse perforazioni eseguite sui fondali
dell'Oceano Pacifico dal Glomar Challenger
hanno fornito campioni di sedimento
che mostravano come la scoperta di Walter
si applicasse ai sedimenti dei fondali marini
esattamente come si applicava ai sedimenti costieri.
Questo significava che teoricamente
tutte le formazioni di rocce sedimentari nel mondo
dovevano essersi formate allo stesso modo.
In poche parole, cosa significa tutto questo?
Prendiamo quello che è considerato
il canyon più grande, più largo, più profondo
e più lungo del mondo, il Grand Canyon negli Stati Uniti.
I fianchi del canyon presentano
banchi di sedimento uno sopra l'altro
dalla base fino alla cima per un miglio di profondità.
Ogni banco dovrebbe indicare
un'età del tempo geologico
ma quello che sappiamo dalla scoperta
di Johannes Walter e dalle perforazioni in mare
aperte del Glomar Challenger indica
che parti diverse di ciascun banco
potrebbero avere la stessa età.
Ciò nonostante, c'era qualcuno
che trovava difficile accettare questa scoperta.
Ma a rimuovere ogni dubbio
dovrebbero bastare questi due avvenimenti recenti.
Nel 1980 negli Stati Uniti esplose un vulcano,
il St. Helena.
Rase al suolo una vasta area di foresta
e provocò una grande ondata di marea in un lago vicino.
Nel giro di alcune ore
si erano formati 600 piedi di sedimento
che si essiccarono formando delle vere e proprie rocce
complete di strati.
In seguito all'esplosione enormi quantità di fango
colarono attraverso le rocce adiacenti
scavando un canyon profondo centinaia di piedi
e altrettanto ampio.
Ora, si è sempre creduto
che gli strati delle rocce e dei canyons
avessero impiegato milioni di anni per formarsi.
Ma entrambe queste formazioni geologiche
si erano formate nel giro di alcune ore.
Il secondo avvenimento ebbe luogo in laboratorio.
Il sedimentologo francese Guy Berthoud
scoprì due fatti di enorme importanza.
Il primo era che la sabbia
scorrendo continuamente nel vuoto,
nell'aria o nell'acqua
si distribuisce naturalmente in depositi
di particelle alternativamente grandi e piccole
che sembrano letti ma non lo sono.
Il secondo fatto importante
emerse durante il programma di esperimenti
che egli dirigeva in collaborazione
con l'Università dello Stato del Colorado.
Osservando il deposito dei sedimenti
trasportati da una corrente d'acqua
che circola in un canale con le pareti trasparenti
si è visto che al variare della velocità
della corrente, quando quest'ultima diminuiva
si depositavano solo le particelle sedimentarie più grosse
mentre quando aumentava si formavano
dei microstrati.
Così la gradazione ripetitiva
che caratterizza gli strati non è obbligatoriamente
l'effetto della formazione dei letti successivi
così come hanno creduto i geologi
ma può anche essere l'effetto
di variazioni di velocità della corrente
che trasporta i sedimenti.
Una scoperta che portava ancora più lontano
era che i giunti, le fratture tra gli strati
sono il risultato della essiccazione
o prosciugamento del sedimento.
Normalmente si pensava che la superficie
dell'ultimo strato depositato si fosse indurita
e che molti anni dopo avessero iniziato
a cadere nuovi sedimenti
formando un nuovo strato sovra quello vecchio.
Questa teoria doveva ora essere abbandonata
a causa di due nuove scoperte.
La prima era che le perforazioni sottomarine
del Glomar Challenger mostravano
che sotto il mare i sedimenti superficiali
non induriscono mai.
L'indurimento dei sedimenti comincia in realtà
solo 300 metri sotto il fondale marino.
L'unica eccezione nota è quella costituita
dai sedimenti di calcedonio
che tuttavia iniziano ad indurirsi
solo 100 metri sotto il fondale marino.
La seconda scoperta fu fatta in laboratorio.
Fu osservato che quando il livello del mare
si abbassa e i sedimenti umidi
rimangono esposti all'aria
il processo di asciugamento causa delle fratture
fra alcuni degli strati.
Dunque questi giunti, queste fratture,
non hanno nulla a che fare con il passare del tempo.
Questi esperimenti, condotti per molti mesi
da una squadra di esperti
nelle condizioni di laboratorio più rigorose
sono stati filmati e tutti possono vederli.
È una documentazione che conferma
la più importante scoperta mai fatta
nella storia della sedimentologia.
Gli strati non forniscono alcuna indicazione
sull'età.
Gibberthau ha mostrato che gli strati
che vedete in questi banchi
sono causati da cambiamenti delle correnti d'acqua.
Non si sono depositati l'uno sull'altro
durante periodi lunghissimi.
Si formano invece lateralmente
con un andamento che può ricordare quello del granchio
esattamente come fanno anche i banchi.
Per quale motivo tutto ciò è così importante?
Semplicemente perché per oltre 100 anni
gli strati sono stati utilizzati per datare
le rocce sedimentarie e i fossili in esse contenuti.
Ora, per la prima volta, esiste una prova sperimentale
di come si formano gli strati e risulta chiaro
che gli strati non possono essere utilizzati
per datare né i fossili né le rocce.
In realtà, i fossili degli strati inferiori
possono essere più recenti
di quelli degli strati superiori.
Qui potete osservare alcune creature marine
che vivono a differenti livelli ecologici.
Affluisce una grande quantità di sedimento
e vengono tutte sepolte.
Alla fine, senza aria, possono trasformarsi in fossili.
Ovviamente, quelli seppelliti negli strati superiori
hanno la stessa età di quelli che troviamo
negli strati inferiori, visto che sono stati sepolti
nello stesso letto di sedimento.
In seguito al deposito di un nuovo letto di sedimento,
un numero molto maggiore di creature marine
resta intrappolato, ma ciò che è più importante
è che quelle che si trovano nella parte superiore
del letto precedente sono state sepolte
prima di quelle che si trovano nella parte inferiore
dell'ultimo letto.
Così questa qui in cima è più antica di questa qui in basso.
Sentiamo la spiegazione del direttore del programma di ricerca.
La teoria dell'evoluzione
è basata sulla convinzione
che una successione di specie fossili
in un lasso di tempo geologico
dimostra che c'è stato un progresso evolutivo.
Ma, come abbiamo appena visto
e come abbiamo dimostrato in laboratorio,
letti di sedimento montante
sono stati erroneamente identificati come strati.
La scala del tempo geologico
e la successione cronologica dei fossili
sono state calcolate sulla base della convinzione
errata che gli strati fossero costituiti
da depositi successivi di sedimento.
Un singolo deposito di sedimento
può distribuirsi in differenti parti di molti strati.
Di conseguenza la posizione dei fossili
non dimostra affatto che ci sia stata una evoluzione.
Indica semplicemente la distribuzione di specie marine
che vivevano a profondità differenti.
La teoria dell'evoluzione dunque
non ha alcun sostegno dalla geologia.
La domanda successiva è
se le creature fossilizzate nelle rocce
non mostrano alcuna sequenza evolutiva
è possibile che siano vissute assieme,
tutte nello stesso periodo?
Dal momento che ora sappiamo che le rocce
non hanno bisogno di tempo per formarsi
ma solo di sedimento a sufficienza
abbiamo buone ragioni per credere
che effettivamente è possibile
che siano vissute tutte nello stesso periodo.
Ciò che vediamo è un immenso cimitero
tutto attorno alla terra di centinaia di milioni di creature
diventate fossili
che potrebbero essere state vittime
tutte della medesima catastrofe.
Il fatto stesso che i loro resti furono seppelliti
sotto grandi quantità di sedimento
che è diventato roccia
e che questo tipo di roccia può solo essere creato dall'acqua
indica in modo inequivocabile
che la catastrofe fu un immane diluvio
che coprì la terra intera.
Quanti anni ha la terra?
Milioni di anni o solo qualche migliaio?
Cosa ci dice la datazione radiometrica
sull'età delle rocce?
La scienza della chimica fisica
può dare alcune risposte a queste domande.
Il professor Boudreau
che insegna chimica inorganica e fisica
all'Università di New Orleans in Louisiana
ha approfondito questi problemi
e dovrebbe essere in grado di chiarirceli.
Professor Boudreau, poco fa nel film abbiamo visto
che gli strati di fossili delle rocce sedimentari
non ci danno nessuna indicazione sull'età di queste rocce.
Esistono altri metodi come ad esempio
la datazione col carbonio 14
con i quali è possibile determinare l'età dei fossili e delle rocce?
Per prima cosa bisogna fare chiarezza
a proposito del carbonio 14.
Si tratta di una forma radioattiva instabile del carbonio
di un elemento cioè presente in ogni organismo vivente.
Ogni organismo durante la propria vita
assorbe ed espelle carbonio
e di quel carbonio una piccola parte è carbonio 14.
Ciò che è possibile individuare radioattivamente
è il carbonio 14 presente al momento della morte dell'organismo.
Un pezzo di legno ad esempio
oppure un osso
contengono una piccola quantità di carbonio 14.
Dal momento della morte dell'albero o dell'animale
che contenevano il legno o l'osso
la quantità di carbonio 14 residua è andata diminuendo
ma il processo di decadimento dura migliaia di anni
circa 5760
perché la metà del carbonio 14 originale
decada in suo isotopo stabile.
Dunque, misurando a che punto è il processo di decadimento
si può ottenere una indicazione sull'età
nella quale un determinato organismo era vivente.
Ora, siccome le rocce non sono mai state vive
esse non contengono carbonio 14
e neanche i fossili che si trovano nelle rocce
possono essere datati con questo metodo
visto che la loro materia viva originale è divenuta pietra.
Questo significa che non è possibile datare i fossili con i radioisotopi?
Beh, di certo con il carbonio 14
non abbiamo alcun grado di affidabilità.
Come lei sa, praticamente tutti i fossili
vengono ritrovati nelle rocce sedimentarie
e siccome questo tipo di rocce raramente contiene elementi radioattivi
i fossili si sono dovuti datare secondo gli strati di roccia
nei quali venivano scoperti.
Ma, come oggi sappiamo, gli ultimi esperimenti
mostrano che gli strati rocciosi non danno alcuna indicazione
sulla loro età.
Altri tipi di roccia, come le rocce cristalline
che non contengono fossili o la lava
a qualche volta contengono elementi radioattivi
e questi isotopi vengono usati per datarle.
Può spiegare in termini semplici
come si può datare una roccia con un isotopo radioattivo?
Certo, prendiamo un elemento radioattivo come l'uranio.
Questo elemento decade molto lentamente
trasformandosi in un elemento non radioattivo
che è il piombo.
Ora il tasso di decadimento è misurabile in laboratorio.
Così, comparando la quantità di uranio residua
nella roccia con la quantità di piombo
formatosi col decadimento
e conoscendo il tasso del decadimento
ci si può fare un'idea di quanto tempo
abbia impiegato il piombo a formarsi.
Allora, se la metà dell'uranio è decaduto in piombo
conoscendo il tempo necessario all'uranio
per trasformarsi in piombo
si può determinare l'età di una roccia?
Questa è la teoria.
Perché dice teoria?
Se siamo davanti ad un processo che si può osservare e misurare
si tratta di un fatto scientifico?
Niente affatto. Guardiamo il diagramma.
Si possono vedere un certo numero di particelle di uranio
quelle arancioni
e un certo numero di particelle di piombo, quelle blu.
E qui dobbiamo prendere in considerazione tre ipotesi principali.
La prima è che tutte le particelle di piombo
fossero originariamente particelle di uranio.
Ma non c'è ragione di credere che quando la roccia si è formata
non ci fosse già allora qualche particella di piombo.
Le rocce sono piene di piombo naturale
che non proviene affatto dall'uranio.
Davvero?
Certo. Prendiamo il caso estremo.
Se in origine questa roccia avesse contenuto uranio radioattivo
e niente piombo
allora il piombo apparso come conseguenza del decadimento dell'uranio
consentirebbe una misura piuttosto accurata
dell'età della roccia.
Ma se ipotizziamo una situazione più probabile
cioè che almeno una parte del piombo fosse già presente
alla formazione della roccia
allora l'età della roccia è già molto più bassa
di quanto saremmo portati a credere.
Poi c'è la faccenda della fuoriuscita dovuta all'assolubilità.
Può accadere?
Certo che può accadere.
I sali di uranio ed altri elementi radioattivi
hanno un'ottima capacità di dissolversi nell'acqua.
Così se la roccia fosse stata esposta all'acqua
per un certo periodo di tempo,
per esempio durante una inondazione
una parte dell'uranio potrebbe essere stata lavata via.
Questo significa che l'età attribuita alla roccia
potrebbe essere molto più alta di quella reale.
Ma sicuramente esistono altri elementi radioattivi
più affidabili dell'uranio?
Beh, ci sono il torio, lo stronzio, il rubidio
ed anche il potassio.
Ma non sono più affidabili dell'uranio.
I sali di questi elementi sono ancora più solubili
in acqua di quelli di uranio.
Allora una grande inondazione su scala mondiale
avrebbe potuto rendere inutili tutti questi metodi?
Senza dubbio. Lasci che le dia un esempio
dell'effetto dell'acqua sulla datazione radioattiva.
Meno di 200 anni fa ci fu una eruzione
del vulcano Kiluea nelle Hawaii.
Un campione di lava di quella eruzione
che era stato sommerso dall'acqua
di recente è stato datato con il metodo
del potassio argon.
Sarebbe dovuta venire fuori una datazione
di circa 200 anni.
Invece il responso è stato 22 milioni di anni.
Naturalmente i sali di potassio altamente solubili
erano fuoriusciti dal campione
dandogli così l'aspetto di un reperto antichissimo.
Altri campioni presi dalla lava del vulcano Hualalei
formatosi nel 1801 furono datati
tra 160 milioni e 3000 milioni di anni fa.
Allora la situazione va peggiorando sempre più.
Ma c'è anche un altro presupposto
nella datazione radiometrica
che cioè il tasso di decadimento
sia rimasto costante e non si sia
per nessun motivo modificato nel passato.
Ma ci sono una quantità di elementi
che potrebbero avere influenzato i tassi di decadimento.
Per esempio?
Beh, la produzione di neutrini da irraggiamento cosmico
che potrebbe essere aumentata a causa di un rovesciamento
del campo magnetico terrestre
o per l'esplosione di una supernova in una stella vicina.
La scienza riconosce che in passato
questi eventi hanno avuto luogo
ed essi potrebbero avere avuto un effetto sostanziale
sul tasso di decadimento radioattivo.
Allora, se non possiamo fidarci della datazione radiometrica
quali altri mezzi abbiamo?
Ci sono numerosi processi naturali
che indicano per la Terra un'età relativamente giovane.
Per esempio, se accettiamo come un fatto
che il campo magnetico della Terra si indebolisce col tempo
troviamo che la Terra è molto più giovane di quanto si creda.
Un'ultima domanda, Professor Boudreau.
Quanto tempo fa, secondo lei, è avvenuto il Big Bang?
Tutta l'ipotesi del Big Bang è stata costruita
per sostenere la teoria dell'evoluzione.
Senza teoria dell'evoluzione non c'è più Big Bang.
Però è difficile credere
che tutti questi biologi, zoologi
e altri uomini di scienza si possano sbagliare.
In fondo sono stati formati
nelle migliori università del mondo.
Il professor Maciej Girtych
dell'Istituto di Dendrologia dell'Accademia delle Scienze Polacca
insegna genetica della popolazione all'Università di Torun.
Forse può aiutarci a capire meglio.
Un buono scienziato
è colui che trae le proprie conclusioni
dai dati sperimentali e dall'osservazione.
Gli scienziati che studiano la genetica, la citologia,
l'anatomia o altri campi delle scienze sperimentali
sono sinceri e degni di fede
nonostante tutto ciò che pensano riguardo all'evoluzione.
È così che funziona la scienza,
ma i problemi cominciano quando qualcuno inizia a proclamarsi
esperto in evoluzione.
Perché dice questo?
Perché l'evoluzione non è una scienza, è una filosofia.
Da quando gli scienziati hanno iniziato a fidarsi gli uni degli altri
spesso accade che essi accettino le dichiarazioni degli evoluzionisti
secondo le quali l'evoluzione sarebbe una scienza.
Ma non è vero.
Che la teoria dell'evoluzione sia una scienza
lo pensano solo i teorici della biologia e i filosofi.
Ma non esiste alcuna prova scientifica a sostegno dell'evoluzione?
Ma ciò che viene utilizzato come prova dell'evoluzione
è il fatto universalmente accettato
che ogni organismo ha dei genitori
o almeno un genitore.
Ma questo quando consideriamo il fatto
che è esistito un tempo nel quale non c'erano
né formiche né rane né uomini
ci porta al postulato non scientifico
che la prima formica sia nata da una non formica
la prima rana da una non rana
e il primo umano da un non umano
e così via.
Perché lei dice che questa idea è non scientifica?
Perché i dati disponibili non lo provano.
La scienza della genetica mostra chiaramente
che questo cambiamento non è possibile.
Gli evoluzionisti si spingono ancora più avanti
fino ad affermare che gli esseri viventi
provengono da materia non viva.
Ma se non ci sono dati ad appoggiare
le tesi degli evoluzionisti
come fanno a convincere così tanti uomini di scienza
che l'evoluzione è un fatto scientifico.
Il loro argomento principale è che
le piccole mutazioni positive o benefiche
avvengono nelle cellule della riproduzione
e si conservano con la selezione naturale.
Queste mutazioni secondo loro si accumulano
e fanno sì che una specie si trasformi gradualmente
in un'altra specie.
Ora io sono un genetista e posso confermare
che durante tutte le ricerche svolte
in tutti i laboratori del mondo
durante le quali sono state prodotte
generazioni di organismi vivi
mai da nessuna parte sono state osservate
mutazioni positive.
E oltretutto nella popolazione più studiata
quella umana tutte le mutazioni conosciute
sono neutre o dannose.
Non si tratta mai di un miglioramento.
La verità è che la natura è programmata
per proteggere i geni dalle alterazioni
e per correggere gli errori che si sono prodotti.
Ma se alla base dei cambiamenti non ci sono le mutazioni
che cos'è che provoca le diverse varietà di animali
e i diversi tipi di uomini?
La varietà ha origine dalle ricombinazioni
dal miscuglio dei geni durante la riproduzione sessuale.
Gli organismi adattati a certe condizioni precise
si concentreranno in un ambiente
che presenta quelle stesse condizioni.
Attraverso gli incroci formeranno una popolazione
che diventerà una varietà.
Inoltre se accade che una popolazione si trova isolata
alcune caratteristiche si possono concentrare
in questa popolazione dandole un aspetto distinto.
E' quella che viene chiamata la deriva genetica.
Ma queste varietà non rappresentano una qualche forma di evoluzione?
Beh, molta gente sostiene che grazie a questo processo
in futuro appariranno nuovi tipi biologici
ma non è così.
Ciò che è accaduto è semplicemente
che alcuni geni sono stati separati
dalla popolazione globale
e la popolazione ne è rimasta impoverita
con un minore contenuto genetico.
Ora se non ci sono nuovi geni
non esiste potenziale per nuovi organi
né per nuovi organismi.
Si ottiene solo una varietà diversa
di una stessa specie.
Si tratta del processo che viene utilizzato per l'allevamento.
Attraverso la selezione e l'isolamento
si ottengono nuove varietà di animali
e di piante.
Noi selezioniamo cavalli, mucche, cani, piante
cereali e così via.
Viene selezionato tutto ciò
che risulta utile all'uomo
tutto ciò che ha determinate caratteristiche
che ci interessano.
Ma si tratta di popolazioni
che hanno un corredo genetico limitato
molto dipendenti dalle condizioni esterne
che l'uomo avrà serbato loro.
Se vengono abbandonate
o muoiono oppure se sopravvivono
ritornano allo stato selvaggio
e cessano di costituire una varietà separata.
Allora, se le forme di vita sono più resistenti
quando si trovano allo stato naturale
un cambiamento che si produce nella natura
avrebbe parecchie possibilità di durare.
Il semplice miscuglio di geni
che sia fatto in condizioni naturali o artificiali
non produce nuovi geni.
Perché ci sia evoluzione?
Dovremmo avere nuovi geni carichi di informazioni genetiche.
La scienza non conosce nessun processo naturale
che produca nuovi geni
né con l'isolamento, né con selezioni, mutazioni o incroci.
Non è possibile.
Ma allora perché si insegna ai bambini
che una specie si può evolvere in un'altra?
Credo che questo avvenga
perché gli evoluzionisti non vogliono accettare
l'idea che i geni contengano così tante informazioni.
Informazioni necessarie per tutte le funzioni
che gli organi devono svolgere.
È solo da quando abbiamo imparato a leggere il codice genetico
che ci siamo resi conto della massa di informazioni
contenute nei geni.
La scienza non sa spiegare come queste informazioni
potrebbero apparire spontaneamente.
C'è bisogno dell'intervento di una intelligenza
e non può succedere per caso.
Il solo fatto di mettere insieme delle lettere
non produce poesia.
La biologia molecolare ci dice chiaramente
che mai nel passato è esistito un organismo semplice.
Tutti gli organismi per primitivi che possano apparire
sono in realtà complessi
e trabuccano di informazioni.
E noi sappiamo che queste informazioni
dovevano esserci fin dall'inizio.
Per esempio, il complesso sistema di sintesi proteica
con la replicazione DNA-RNA
deve essere stato perfetto sin dall'inizio
altrimenti i sistemi vitali non sarebbero potuti esistere.
La sola spiegazione logica
è che questa vasta quantità di informazioni
sia venuta da una intelligenza.
Ogni batterio, ogni cellula microscopica
è programmata con tanta precisione
che dobbiamo per forza supporre
che l'informazione che contiene
provenga da una intelligenza ben superiore alla nostra.
Gli evoluzionisti non vogliono accettare
questo fatto così ovvio
e il risultato è che essi producono teorie
che non hanno valore scientifico
perché non spiegano in alcun modo
come si produrrebbe la nuova informazione genetica.
La cosa curiosa è che sui libri scolastici
e sui manuali di storia naturale
continuiamo a leggere che tutti gli scienziati
concordano nel considerare l'evoluzione un fatto acquisito.
Invece, come questo programma ha dimostrato,
alla luce delle attuali conoscenze scientifiche
gli studiosi ritengono che l'evoluzione
lungi dall'essere una realtà
non sembra neanche essere un'ipotesi accettabile.
L'idea di una evoluzione graduale
dell'uomo da creature come le scimmie australopiteche
è senza alcun fondamento
dovrebbe essere rifiutata con decisione.
L'idea che l'uomo sia una creatura recente
originata da una forma primitiva diversa
non può assolutamente essere accettata dalla genetica.
La teoria dell'evoluzione dunque
non ha alcun sostegno dalla geologia.
Ci sono numerosi processi naturali
che indicano per la Terra un'età relativamente giovane.
L'evoluzione non è una scienza, è una filosofia.
Un gran numero di scienziati è d'accordo su un punto.
Essi dicono che se la gente continua ancora a credere
nella teoria dell'evoluzione
nonostante l'evidenza schiacciante contro di essa
vuol dire che lo fa per motivi filosofici, non scientifici.
La nuova scoperta che mostra la formazione laterale
degli strati rocciosi riveste enorme importanza.
Non sarà più possibile, ad esempio,
collocare le specie fossili in alberi evolutivi
e questo dimostra anche perché i legami fossili
tra i vari tipi di animali e di piante
non sono mai stati trovati.
E cosa dire infine degli uomini delle caverne?
Sicuramente essi indicano che l'uomo primitivo
si è evoluto in uomo civilizzato.
Anche qui la storia dell'uomo delle caverne
si è basata sulla teoria dell'evoluzione
e sui reperti fossili nelle rocce.
Ora noi sappiamo che le rocce sedimentarie
non danno alcuna informazione sulla propria età
e che la maggior parte delle rocce potrebbero essersi formate
in seguito ad una stessa catastrofica inondazione.
Dunque i resti fossili degli uomini delle caverne
potrebbero semplicemente essere quelli di gente
che era stata tagliata fuori dalla civiltà
e che viveva in caverne al tempo della catastrofe.
Anche in tempi recenti sono stati scoperti uomini
che in remote parti del globo
conducevano ancora vita primitiva nelle caverne.
Se la maggior parte delle rocce sedimentarie
si formarono in seguito allo stesso cataclisma
non c'è motivo perché la vita sulla Terra
non possa essere misurata in migliaia anziché in milioni di anni.
Gli uomini di scienza presentati in questo programma
sono solo alcuni delle parecchie migliaia
che hanno raggiunto la conclusione
che la teoria dell'evoluzione è davvero una favola per adulti.
Questo programma, prodotto in associazione con il SESCI
circolo storico-scientifico senza fini di lucro
è stato realizzato per determinare
se la teoria dell'evoluzione
possa essere considerata una valida teoria scientifica.
La conclusione non può che essere
che la teoria dell'evoluzione
non ha alcun fondamento scientifico.
