A detailed exploration of five spine-chilling horror stories originating from authentic medieval manuscripts. The narrative delves into dark historical tales, including cursed usurers, supernatural wild hunts, terrifying black knights, demonic encounters, and undead horrors. These authentic ancient tales serve as foundational inspirations for modern dark fantasy literature and folklore.
This video explores authentic medieval horror stories from historical manuscripts, illustrating how ancient narratives regarding sin, the supernatural, and divine retribution served as the foundations for modern fantasy and horror tropes seen in works like *The Lord of the Rings* and *The Witcher*.
Oggi voglio presentarvi 5 storie horror medievali tra le più belle che io abbia mai letto finora.
Mi tengo aperto ovviamente a eventuali scoperte.
Storie che tra l'altro sono così belle che mi sono servite di ispirazione
per la scrittura del mio ultimo romanzo, La stirpe delle ossa,
che è un grimdark ambientato in un'Italia perduta dove dei cavalieri decaduti si prendono a spadate in faccia,
tutto molto avventuroso.
Queste storie medievali, alcune di queste le ho già approfondite qui sul mio canale,
però, ecco, in questo video voglio metterle assieme in una classifica, mia personale ovviamente,
in ordine di bellezza. Sono tutte bellissime.
Però, ecco, poi arriveremo alla numero uno che è proprio un capolavoro.
Qui stiamo parlando di storie riprese da manoscritti medievali autentici,
non sto parlando di leggende scopiazzate da web, da divulgatori che non hanno idea di quello che stanno dicendo,
e che hanno permesso alla narrativa contemporanea, al fantasy, all'horror, alle serie tv, ai film,
di essere come sono oggigiorno.
Ma vedremo, mentre ve le racconto, quante analogie ci saranno.
Partiamo dalla numero cinque.
L'usuraio che andò all'inferno.
Siamo XII-XIII secolo, un usuraio di Utrecht, ovvero del Sacro Romano Impero,
viene chiamato per partecipare a una crociata.
Ora, noi sappiamo benissimo l'usura, come era considerata in epoca medievale, male.
Dante Alighieri sbatte gli usurai nei cerchi infernali
perché, insomma, chi fa soldi prestando soldi è qualcuno che merita l'inferno.
Questo usuraio, infatti, rappresenta in pieno tutta la sua categoria di dannati, di bastardi,
perché lui alle crociate non ci vuole andare.
Lui deve far soldi, deve fatturare.
Quindi rimane a Utrecht con un inganno, ma questo non lo salva dalla punizione divina
perché Dio vede tutti e chi non partecipa alla crociata finirà per essere punito.
Qui c'è anche una morale in questo racconto.
L'usuraio, infatti, una notte si ritrova a essere visitato da una presenza infernale
e qui abbiamo già un'analogia con un'opera famosissima ottocentesca.
Lascio a voi scoprire qual è.
Perché questo essere, questa creatura demoniaca, si presenta a lui tutta oscura, fatta d'ombra,
vicino a due destrieri oscuri fatti d'ombra,
quelli che nel fantasy contemporaneo vengono chiamati incubi.
Sono due cavalli neri d'ombra.
E questo demone chiama l'usuraio e gli dice adesso tu verrai con me all'inferno.
L'usuraio dice no, non ci vengo.
Giustamente, voi cosa fareste?
Però la magia, la fascinazione del demone lo fa salire in groppa a uno dei destrieri d'ombra
perché è il comando mentale dei demoni.
Tutto questo è nel XII-XIII secolo, è preciso.
E l'usuraio quindi si ritrova a fare un viaggio fantastico nell'aldilà.
Una catabasi come nell'antica Grecia, quando gli eroi scendevano all'oltretomba.
E come successivamente farà proprio Dante Alighieri nella Divina Commedia.
Qui siamo prima della Divina Commedia,
dove quest'usuraio va all'inferno e vede una serie di scenette infernali
dove i dannati subiscono il contrappasso,
c'è un dannato che si trova a galoppare su un montone al contrario,
quindi dove il montone con le corna ogni volta che sobbalza lo punge sul di dietro.
Tutte queste scene da contrappasso medievali che a loro piacevano molto.
Finché, al termine del viaggio di istruzione,
o viaggio di distruzione,
il demone mostra all'usuraio quello che gli accadrà fra tre giorni se non si pente.
Quindi l'usuraio si ritrova davanti a un seggio infuocato,
una sedia completamente avvolta dalle fiamme.
E il demone gli dice, vedi, tu siederai lì per l'eternità.
Il contrappasso dell'usuraio che fa i soldi a sedere senza sporcarsi le mani,
senza usare i muscoli, sta a sedere, fa i soldi prestando soldi,
questo è il contrappasso dell'usuraio.
L'avvertimento, come nell'opera ottocentesca che vi dicevo,
ci siete già arrivati, è il canto di Natale di Dickens,
dove i demoni, o comunque i fantasmi,
che fanno vedere cosa accadrà, il fantasma del futuro,
ecco, in questo caso ci siamo.
Dickens potrebbe aver preso ispirazione proprio da qui,
perché è molto simile, a parte il finale, perché questa è una storia horror.
L'usuraio si sveglia dopo aver visto questo seggio infuocato a casa sua,
viene ritrovato dalla moglie, febbricitante, mezzo morto,
con un proprio vicinissimo a morire, ad andare nell'oltretomba,
con un piede nella fossa.
E lui, infatti, come gli aveva anticipato il demone,
beh, gli restano tre giorni per pentirsi.
Quindi la moglie, che vede che sta per morire,
lei non sa come mai, chiama il prete per confessarlo,
perché si fa così.
È normale, quando uno sta per morire bisogna subito confessarsi,
sennò si va all'inferno.
Quando arriva il prete, però, l'usuraio,
che ha visto il seggio infuocato e non crede alle parole del demone,
dice io non mi confesso, perché è inutile confessarmi,
tanto ho visto la sedia infuocata, è lì che mi aspetta,
non mi confesserò.
Non si confessa, non si pente,
e quindi il terzo giorno esala l'ultimo respiro e muore.
Indovinate dove va a finire?
All'inferno, seduto sul seggio infuocato.
Questa è la quinta, ovvero la più brutta di queste storie horror medievali,
vi lascio immaginare le altre.
Andiamole subito a vedere.
La quarta è Re Herla, ovvero la leggenda di Re Herla.
Si tratta di un re dell'antica Inghilterra,
ancora prima che in realtà fosse unificata con un solo nome,
quando nell'alto medioevo, tarda antichità,
Roma aveva abbandonato la Britannia,
quindi aveva lasciato che i poveri celti che abitavano l'isola,
ormai romanizzati, si trovassero a fronteggiare queste invasioni dal continente,
invasioni degli angli, dei sassoni e di altre popolazioni del centro Europa,
e quindi vi era una serie di staterelli, di regni che si facevano la guerra fra di loro.
Re Herla, che era uno di questi re,
durante i festeggiamenti del suo matrimonio,
viene a incontrare un personaggio fantastico, proprio di fantasia,
perché appare lui un nano a cavallo di un caprone.
Questo nano a cavallo di un caprone è in realtà un re anche lui,
è il re dei nani, del popolo sotto la montagna.
Qui questa storia medievale è del XII-XIII secolo anch'essa,
e abbiamo già trovato un sacco di analogie addirittura col Signore degli Anelli,
il nano sul caprone, il popolo sotto la montagna,
queste sono le origini del fantasy contemporaneo.
Troviamo tutti gli elementi ancora oggi in uso, e sono passati 700 anni.
Quindi, cosa vuole questo re dei nani?
Gli chiede a Re Herla, re degli uomini,
posso partecipare al tuo matrimonio perché vedo che vi divertite molto,
e io in cambio ti inviterò nel mio reame, perché anch'io farò un matrimonio,
e ci scambiamo questi inviti.
Re Herla accetta subito, perché nessuno era mai stato invitato nel regno dei nani,
che si diceva fosse pieno di ricchezze, pieno di magia, un palazzo sotterraneo,
come casa Doom, sempre restando in ambito del Signore degli Anelli.
Ora, ci sono moltissime opere che parlano di nani,
ma io, magari conoscendo un po' meglio quella,
e secondo me è anche la migliore quando si parla di fantasy classico,
citerò quella.
Re Herla invita il nano, a cavallo del caprone, a festeggiare al suo matrimonio,
e poi, con i suoi cavalieri, Re Herla si porta alla masnada,
si porta dietro i suoi migliori cavalieri,
perché tutti alla notizia dicono anche io voglio venire nel reame dei nani a vedere,
a festeggiare con loro.
Quindi tutti insieme poi si recano a festeggiare al matrimonio del re dei nani sotto la montagna,
un reame ricchissimo, pieno di preziosi, di magia, di reliquie.
E dopo tre giorni di festeggiamenti, badate bene, tre giorni, questo è importante,
finalmente è il momento di tornarsene a casa, in superficie, nel regno degli uomini.
Il re dei nani, a cavallo sul caprone, fa un ultimo dono a Re Herla,
gli dona un segugio, un cane da caccia, attenzione,
e gli dice tu e i tuoi cavalieri adesso seguite questo cane da caccia,
e mi raccomando, perché nella strada del ritorno sarà un po' difficile,
seguite il cane da caccia, non smontate mai dal cavallo finché non si fermerà il cane,
finché non arriverete a destinazione.
E già qui, chi di voi magari è abituato a studiare e leggere le leggende,
già qui abbiamo un elemento un po' strano, perché ha dovuto puntualizzare proprio questa cosa?
E infatti perché c'è la magagna.
Uscendo dal reame dei nani, Re Herla e i suoi cavalieri, cavalieri della sua masnada,
si ritrovano in un territorio che non riescono a riconoscere proprio bene,
infatti si perdono, dicono ma era un po' diverso prima,
più o meno capiscono che sono nel luogo giusto, ma non trovano gli elementi,
è come se fosse tutto cambiato, e non trovano la strada di casa,
seguono questo segugio, e il segugio viaggia per tantissimo tempo,
finché a un certo punto Re Herla si stufa, al primo passante che vede un contadino,
gli chiede dove poter prendere la strada per il regno,
il suo regno, lui è il re, e il contadino non capisce quello che dice,
perché vengono a scoprire che non parlano la stessa lingua,
o meglio, parlano la stessa lingua, però come se fossero due dialetti diversi,
strano, a un certo punto Re Herla si stufa, dice io sono il re, sono Re Herla,
allora il contadino però il nome lo capisce, perché i nomi sono nomi,
e a gesti, cercando di farsi capire, gli spiega Re Herla che questo nome che lui conosce,
è un nome antichissimo, è un nome di circa 300 anni fa, di un sovrano importante
che scomparve sotto la montagna, quindi Re Herla capisce di essere stato maledetto,
perché quei tre giorni passati a festeggiare con i nani, in realtà erano diventati tre secoli
nel regno degli uomini. Uno dei cavalieri, al seguito del re,
a quel punto, preso dal terrore, dallo sgomento, smonta da cavallo,
e nel mentre poggia il piede a terra, si polverizza nell'aria e scompare.
Questa è la maledizione, non scendere mai da cavallo finché il segugio non fosse arrivato a destinazione,
quindi Herla e la sua schiera di cavalieri riprendono questa cavalcata,
o meglio, questa caccia, perché il segugio da caccia li guida,
per l'eternità il segugio non si fermerà mai più.
E qui abbiamo già trovato le origini di un altro grande mito, ancora oggi sfruttatissimo,
che è quello della caccia selvaggia. Pazzesco! Ci abbiamo i brividi o no?
Che è di una saga di The Witcher famosissima.
Siamo ancora alla quarta posizione, la terza posizione, ancora più bella,
che è il Carbonaio di Niversa, un altro racconto horror medievale pazzesco,
perché qui, in questo racconto, troviamo un altro elemento della narrativa fantastica tra i più belli.
Io adoro questo elemento fantastico, perché vi è un carbonaio, il protagonista del racconto,
che fa il carbone, il medioevo è anche in realtà finalità industriale, come si fa il carbone?
Si sistema tutta la legna da carbone, appunto, si fa una fossa e la si fa bruciare.
La si fa bruciare per ore, lui deve stare tutta la notte a farla bruciare.
Ora non troppo, perché sennò diventa cenere, bisogna arrivare a fare il carbone, proprio il tizzone.
Se avete un cammino a casa, un caminetto, sapete benissimo di cosa sto parlando.
Se la fai troppo bruciare poi diventa cenere inutile.
Il carbonaio passa così le sue giornate, le sue notti, anzi di notte lo fa.
Fa bruciare queste fosse.
Una notte, allo scoccare della mezzanotte, come fanno a saperlo che è mezzanotte?
Perché suonano le campane, non hanno gli orologi, però allo scoccare della mezzanotte,
quando le campane suonano, e le campane che suonano in ambito folkloristico esoterico
significano anche spesso un portale tra i mondi, ovvero il suono della campana,
che a volte ha anche funzione apotropaica, ovvero di difesa da il maligno.
In questo caso invece sancisce l'ingresso, la comunicazione tra i due mondi.
Cosa che viene ripresa come motivo, come pilastro fantastico in una saga famosissima
che è Dark Souls, dove le campane mettono in comunicazione diversi mondi.
Questo è un tema storico medievale, basato sul folklore cristiano, perché il cristianesimo,
grazie alla religione cristiana, noi abbiamo il fantasy come lo conosciamo,
grazie al cristianesimo e all'unione con i miti e le leggende del mondo greco-romano.
Il carbonaio a mezzanotte si vede arrivare nei pressi della fossa che brucia
una donna trafelata che scappa, mezza nuda perché ha le vesti stracciate,
corre disperata, piange, perché alle calcagna ha un cavaliere nero.
Questo cavaliere nero, i cui occhi sono di fiamma, dal naso emette fumo
e anche il destriero, nero come il carbone, che ha gli occhi infuocati ed emette fumo dalle narici.
Fumo nero, la cortina di fumo come se si stesse bruciando qualcosa.
Qui abbiamo l'apparizione, una delle tante apparizioni di questo elemento fantastico che io adoro,
che è il cavaliere nero. In questo racconto horror compare il cavaliere nero
che ha fatto, anche qui c'è da dirlo, la ispirazione per Il Signore degli Anelli,
gli spettri dell'anello, che sono i cavalieri neri, tutti neri, degli spettri.
Perché? Perché questo cavaliere nero che insegue la ragazza è effettivamente uno spettro,
ma tangibile, non è un fantasma incorporeo, infatti quando arriva dalla ragazza
la acciuffa nei pressi della fossa e con un pugnale la trafigge al petto, nel cuore.
Ma non solo, una volta che l'ha trafitta nel petto, la getta nella fossa dei carboni ardenti
e la guarda che arde, che prende fuoco. Il carbonaio che in tutta questa scena
orribile, orrenda, non sa che fare, rimane impietrito, non ce la fa neanche ad aiutarla
perché è spaventato a morte. Il cavaliere nero, dopo che l'ha fatta bruciare,
dopo averla pugnalata, la prende per i capelli bruciati, con la carne che fuma,
che emette fumo, la mette sulla sella, la adagia sulla sella davanti a sé e va via,
e galoppa via. Il carbonaio non sa bene cosa è appena successo, rimane un po' interdetto,
ma forse non crede ai suoi occhi, nel senso forse stavo sognando, forse non è successo niente.
Quindi si convince che non sia successo niente in realtà e trascorre la notte così,
un po' impaurito, il giorno seguente ci pensa ancora ma lascia perdere, finché va bene,
basta così, non importa, si fa notte di nuovo e lui è lì che lavora, che fa bruciare la fossa.
Indovinate un po', a mezzanotte, allo scoccare della mezzanotte, le campane suonano
e torna di nuovo questa donna che corre piangendo e il cavaliere arriva, la raggiunge,
la pugnala nel petto, la getta nella fossa, la fa bruciare, la ripiglia per i capelli,
la mette sul cavallo e galoppa via. A questo punto il carbonaio dice ok,
allora c'è un qualcosa di infernale, c'è una qualche maledizione e io sono stato coinvolto,
quindi con l'aiuto, perché lui non sa a chi rivolgersi, si rivolge allo stesso conte,
chiama il conte e l'autorità del luogo per dirgli guarda, io sto assistendo a una scena infernale
tutte le notti, aiutami. I due, la terza notte, allo scoccare della mezzanotte,
si ritrovano partecipi di questa scena infernale e il conte si fa avanti per chiedere cosa possono fare,
ferma il cavaliere, dice fermo no, basta con questa scena infernale, ti prego basta, cosa possiamo fare?
Il cavaliere risponde niente, non potete fare niente perché questo è il nostro tormento,
io e lei ci siamo innamorati ma di un amore adultero, perché lei era sposata con un altro cavaliere
e noi due abbiamo fatto quello che dovevamo fare, abbiamo ficcato bene
e siccome io ardevo d'amore per lei e siccome lei era così innamorata di me che a un certo punto
per liberarsi del marito l'ha pugnalato, quindi lei era anche un'assassina, adesso noi stiamo scontando
il contrappasso, ovvero io la brucio e la pugnalo col pugnale che lei ha usato per uccidere il marito
e lei subisce tutto questo da parte mia che ci innamoravamo tanto e adesso ci odiamo per l'eternità
e questa è un'altra storia horror orribile perché finisce proprio male.
In realtà per cessare la maledizione bisogna fare tante messe in onore di questi due personaggi,
fare tante preghiere, come ancora oggi vengono fatte le messe per i morti.
Più preghiere, rosarie e messe si fanno e più si accorciano gli anni di purgatorio,
anche se qui in realtà sono già all'inferno, probabilmente sono ancora lì che stanno bruciando l'un l'altro.
Seconda posizione, la seconda storia horror più bella che voi non sentirete mai da nessun'altra parte.
Già adesso dovreste iscrivervi al canale qua sotto perché se non vi ho convinto fino adesso potete andare via.
Sinceramente chiudete qua e vi perderete tra l'altro la numero 1.
Storia numero 2, Il Cavaliere e il Negromante.
Qui abbiamo una storia horror presa da un manoscritto degli inizi del XIII secolo,
scritto nel Sacro Romano Impero, scritto da un abate Cistercense, tra l'altro,
quindi un uomo di chiesa che ha scritto quello che sto per raccontarvi.
Abbiamo un negromante di nome Filippo, ovviamente la traduzione in italiano,
che siccome è esperto di negromanzia, ovvero la magia nera medievale,
che non è la necromanzia dell'antica Grecia dove si fanno profezie con i morti,
la necromanzia medievale è la magia nera, ovvero l'evocazione di demoni,
lo stringere patti col diavolo.
Siccome questo Filippo, un prete negromante, quindi un sacerdote che si intende in necromanzia,
ed è molto esperto e i suoi amici sono coinvolti da questa sua attività
perché sono interessati in tutto quello che lui potrebbe tirar fuori,
un cavaliere, suo amico, si fa così pressante nelle sue richieste di vederlo all'opera
perché lui voleva vedere questo rituale di negromanzia,
aveva sentito parlare dei demoni, delle evocazioni dei demoni,
voleva vederle perché non ci credeva, perché non credeva che si potesse davvero fare.
Il prete negromante gli dice guarda è molto pericoloso,
io non te lo consiglio assolutamente,
ma il cavaliere era così insistente che alla fine il prete negromante gli fece giurare
che qualsiasi cosa fosse successa al rituale di necromanzia,
il cavaliere poi non se la sarebbe ripresa con lui.
Quindi gli mette le mani avanti, guarda qualsiasi cosa possa succedere,
se tu perdi un arto o il demone ti rapisca per portarti all'inferno,
io non c'entro niente, è colpa tua, io ti ho avvisato.
Il cavaliere dice sì sì va benissimo, quindi a mezzogiorno,
in un crocicchio, in un incrocio di strade,
mezzogiorno perché secondo questo racconto horror medievale
è il momento della giornata in cui il potere dei demoni è più forte.
Strano no? Questo è strano.
Il prete negromante traccia un cerchio magico per terra con una spada,
quindi traccia con la punta, fa un solco nel terreno a forma di cerchio
intorno al cavaliere e gli dice adesso ti spiego la legge del cerchio di necromanzia.
Siamo nel XIII secolo, non mi sto inventando niente.
Come l'ho scritto è dialogo sui miracoli di Cesare di Heistelbach,
se volete andare a cercare.
O comunque tutte queste cose le trovate nel mio blog,
metto il link qua sotto in descrizione dove cito le fonti bibliografiche.
Il prete negromante traccia il cerchio e gli spiega la legge del cerchio necromantico,
ovvero tu non devi mai uscire dal maledetto cerchio,
perché è un cerchio di protezione come in Dungeons & Dragons,
avete presente il gioco di ruolo no?
Cerchio di protezione dal male, si chiama l'incantesimo,
è ripreso da un manoscritto del medioevo.
Perciò il cavaliere, conoscendo questa legge,
oltre alla seconda legge del cerchio, importantissima anch'essa,
non bisogna mai scendere a patti con i demoni,
non bisogna accettare né dare niente in cambio di qualcos'altro,
perché stipulando un accordo, anche il più semplice e stupido,
come dare un oggetto, può infrangere il cerchio,
è così che i demoni infrangono il cerchio.
Il cavaliere dice, non mi interessa, sono pronto, voglio vedere questi demoni,
perciò il prete necromante da inizio al rituale va via,
perché deve lasciare che il rito vada avanti,
senza che lui sia presente,
e dopo aver udito una serie di suoni,
come il frusciare delle chiome degli alberi,
un vento che si solleva all'improvviso,
uno scroscio d'acqua, improvviso, non ci sono nuvole però,
arriva l'acqua e dei grugniti di porci,
questo è molto caratteristico, lo ritroviamo in tanti altri manoscritti medievali,
che il grugnito dei porci anticipa qualcosa di veramente brutto,
infatti dalle chiome degli alberi si vede in lontananza qualcosa in arrivo,
ed è così che compare il diavolo.
Ora, come vi immaginereste voi il diavolo in un manoscritto medievale?
Il classico satanasso con le gambe di capra e la coda, no?
In questo caso invece abbiamo una rappresentazione originalissima,
cioè originale per l'epoca,
oggi giorno l'abbiamo già vista,
ma non tanto spesso, perché qui il diavolo,
non un demone qualsiasi,
il diavolo è rappresentato come un gigante d'ombra,
alto più degli alberi,
che arriva facendosi largo nel bosco fino al cerchio,
è il cavaliere quindi che vede il diavolo,
questo gigante d'ombra, un gigante notturno,
tutto scuro, tutto con un demone nero,
come il demone dell'usuraio, anche quello era fatto d'ombra, tutto nero,
e il diavolo ovviamente cerca di infrangere il cerchio,
con una serie di domande, come se stesse giocando,
prima gli chiede se il cavaliere gli possa regalare il suo mantello,
i suoi stivali, forse gli possa dare l'elmo, la spada,
gli chiede un sacco di cose,
e poi cerca di dargli in cambio altre cose,
il cavaliere però riesce a resistere,
dice no a tutto, mi hanno detto di non accettare patti, io non mi muovo,
quindi a un certo punto il diavolo si stufa,
perché vede che non riesce a fregare il cavaliere,
e allora gli fa spavento,
si avvicina al cerchio all'improvviso, allargando le braccia,
come per acchiapparlo, solo che non può,
perché il cerchio lo sta proteggendo,
ma il cavaliere vedendosi arrivare questo gigante d'ombra,
che fa una smorfe di terrore,
il cavaliere cade all'indietro, finisce per terra,
e il gigante d'ombra scompare, non ce l'ha fatta,
non ce l'ha fatta però, questo è un racconto horror,
e il finale è infatti pessimo,
nel senso che finisce male,
il cavaliere da quel momento in poi,
non riconquistò mai più la sua salute originale,
perché divenne tutto pallido, bianco come un cadavere,
e da quel momento diventò anche silenzioso, schivo,
perché aveva subito un trauma psicologico,
non ebbe più dubbi sull'esistenza dei demoni,
da quel momento in poi, però durò poco,
perché morì di lì a qualche tempo,
visto che la comparsa del diavolo e questo spavento,
praticamente lo aveva fatto ammalare,
questa era la posizione numero due,
e finalmente arriviamo alla numero uno,
il racconto horror medievale tra i miei preferiti,
anzi direi il mio preferito fino a oggi,
che è, qualcuno di voi già lo conosce,
chi bazzica da queste parti di luoghi di perdizione,
e dark fantasy, eccetera eccetera,
che è il prete cane, ovvero Hound Dog,
o Hound Priest, o Hounder Priest,
insomma, si tratta di una storia horror
che compare in una cronaca che è di William of Newburgh,
nel XII secolo, quindi è una tra le più antiche di queste cinque,
dove si racconta di un prete,
il prete cane viene definito,
perché era il suo soprannome,
questo prete amava cacciare,
ora non che fosse la caccia per un sacerdote,
per un prete, per un chierico,
non era il migliore dei passatempi,
e infatti questo prete presentava qualche vizietto,
oltre a quello della caccia,
tutti questi vizi permisero al prete,
dopo la sua morte, di resuscitare.
Questa storia horror è una storia horror sui non morti,
infatti il prete cane, una notte,
che era seppellito nel cimitero del monastero di Melrose in Scozia,
quindi siamo nelle lande scozzesi del Medioevo,
questo prete cane una notte torna nel mondo dei vivi,
sotto forma di zombie,
Claudicante che emette dei gemiti,
qui abbiamo già la rappresentazione di uno zombie,
e siamo nel XII secolo.
Questo prete cane comincia a terrorizzare i monaci del monastero,
non sanno come fare,
perché come lo fermi un morto vivente?
Lo fermi ad asciate e a spadate in faccia,
quindi col pugno di ferro.
I monaci del monastero, di giorno,
quando poi il prete torna nella sua tomba,
perché emerge solo di notte,
mettono in piedi una squadra di cacciatori di zombie.
Chiamano due tra i villani del borgo,
tra i più forzuti e coraggiosi,
e due monaci del monastero,
tra i più forzuti e più coraggiosi.
Tutti e quattro,
che formano questa compagnia di avventurieri cacciatori di non morti,
si piazzano la sera nel cimitero,
al calare del sole,
per attendere che il prete cane emerga dall'oltretomba
e combatterlo.
Questa compagnia di due monaci e due contadini armati di spade e asce
si piazzano nel cimitero e aspettano che il prete cane risorga,
questo non morto,
come un'avventura di Dungeons & Dragons questa qua,
o come un film horror.
Ora, succede che il sole tramonta,
i monaci e i villani che sono lì armati aspettano,
come voi dovete immaginare,
fa freddo,
comincia a far freddo perché cala il sole,
e uno potrebbe chiedersi a questo punto
ma come mai i monaci hanno le armi?
Beh, è normale in realtà,
se mi seguite da tempo già lo sapete,
ci sono tantissime storie di chierici e preti
che impugnano le armi e vanno a combattere,
perché molti di questi santuomini
in realtà provengono da famiglie nobili.
Molti di questi santuomini
posseggono un cognome nobile.
Magari sono i quarti, quinti, sesti o settimi
o decimi figli di una famiglia nobile
che non hanno ereditato niente
e che quindi per sopravvivere
o diventano mercenari,
o vanno a fare il cavaliere da qualche altra parte,
oppure finiscono in monastero.
Però un'educazione guerresca ce l'hanno avuta
e comunque non c'è neanche bisogno di essere nobili
per menare un po' con l'accetta, con la scure.
Ecco, in questo caso
i quattro che attendono
che la notte avanza,
le ore passano,
si sentono i rintocchi delle ore della campana
che segna il tempo, il calendario,
le ore liturgiche della giornata e della notte anche,
perché si prega anche di notte.
A un certo punto i due contadini dicono
vabbè, mi sa che non esce stanotte
e comunque io non l'ho mai neanche visto
quindi forse è una diceria, voglio dire
magari non è vero.
Allora i due contadini se ne vanno,
rimangono i due monaci,
i due monaci armati, con le asce, con le spade.
Uno di due, infreddolito, dice
guarda, anch'io me ne vado a letto,
ormai è tardissimo,
fra poco sorgerà il sole,
perciò è inutile star qui.
Nel cimitero, a notte fonda,
nel cimitero del monastero,
rimane un solo monaco
con la sua ascia
e ovviamente è proprio quello il momento
in cui riemerge dalla tomba
il prete cane.
Il prete cane, questo non morto,
quello che in origine era un prete,
esce dal terreno
e si scaglia contro il monaco,
perché, come ci dice nel racconto horror,
è proprio quando è il momento peggiore,
ovvero quando è rimasto da solo il monaco,
che le forze del male agiscono
per combattere l'umanità.
Qui abbiamo già dei temi epici
in questo racconto horror medievale.
Però il monaco, che era tra i più coraggiosi,
e che si vede arrivare al non morto,
tentenna, ma resta in posizione,
pianta bene le gambe a terra
e quando arriva il non morto davanti a lui,
gli pianta l'ascia in petto.
Boom!
Gli mena questo colpo d'ascia in petto
al non morto
e lo colpisce così bene, così a fondo,
che il non morto la carcassa si apre,
si squarcia.
Però il non morto è già morto,
quindi il colpo non lo uccide.
Ma a questo punto abbiamo un colpo di scena
che nessuno di voi mai si immaginerebbe.
Il non morto, rendendosi conto di essere stato preso
ad asciate da un monaco,
che guarda la ferita,
si gira e scappa.
Colpo di scena.
Quindi il morto,
impaurito di questa verve del monaco,
si gira e scappa per il cimitero
e il monaco lo rincorre,
perché vuole menarlo ancora
e ancora più forte.
Quindi si rincorrono per il cimitero
e il monaco grida nel frattempo
Aiuto! Venite!
E collascia
e lo insegue fino alla tomba del pretecane
dove il pretecane si getta,
la tomba si spalanca
e poi si richiude subito dopo.
Così, quando arriva il monaco davanti,
trova soltanto del terreno ben compatto.
E' così che entra dentro
nell'oltre tomba il non morto.
A quel punto però
arrivano anche,
accorrono,
tutti gli altri membri della compagnia
di cacciatori di non morti.
Vengono i due contadini,
viene l'altro monaco
e lui racconta,
fa vedere il sangue putrido sull'ascia.
Quindi si mettono a scavare
nel punto in cui era emerso questo pretecane
e lo trovano.
Trovano la tomba
e il corpo che è immerso
in una lago di sangue putrido.
Come fare?
Perché questo adesso se lo lasciano lì
magari di nuovo resuscita.
Ed è qui che ha inizio
il grande mito,
la grande leggenda
della distruzione dei non morti
come si fa ancora oggi
nelle storie dei vampiri.
Per distruggere un non morto
loro cosa fanno?
Lo tirano fuori dalla tomba,
lo bruciano
fino a polverizzarlo,
non devono far rimanere
neppure una traccia
e poi la polvere
la gettano nell'aria.
Quindi non la seppelliscono
in terreno consacrato
ma la gettano nell'aria.
Ed è così
che il pretecane
non tornò mai più
a infestare il cimitero
del monastero di Melrose
in Scozia.
Questa era la prima posizione,
la prima storia horror medievale
quella mia preferita
perché è proprio un'avventura
dove ci si mena
anche ci si prende ad asciate,
a spadate
e infatti è quello che succede
nei miei romanzi
nella stirpe delle ossa
è così.
Io ho messo in piedi
avventure dove ci si mena.
Non basta l'elemento sovrannaturale
bisogna che anche ci si dia da fare
con la forza dei muscoli.
Perciò, signore e signori
spero che vi siano piaciute queste storie
ma se siete rimasti fino a questo punto
ormai sono quasi 40 minuti
direi che vi sono piaciute
iscrivetevi al canale
perché ce ne sono tantissime altre
da raccontarvi.
Grazie ancora
ci vediamo al prossimo video.
Ciao!