Diomede ritorna dalla guerra di Troia per scoprire che nulla è come l'aveva lasciato. ISCRIVITI: http://www.youtube.com/c/AlessandroGelain?sub_confirmation=1 Nel suo cammino incontra tempeste, inganni e divinità ostili, ma è l’accoglienza della sua stessa casa a rivelarsi il colpo più duro. Scopri come Diomede trova un nuovo destino in Italia, fondando città e leggende. Una storia di onore, vendetta e trasformazione che non puoi perdere!
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Cosa faresti se, dopo aver combattuto per dieci anni in una guerra lontana, tornassi
a casa e scoprissi che tutti ti vogliono morto?
È quello che accade a Diomede, l'eroe greco che trasformò l'esilio in una nuova opportunità.
Preparati ad un viaggio che ti porterà dalle coste della Grecia fino all'Italia, sulle
orme di uno degli eroi più affascinanti e meno conosciuti nella mitologia greca.
Prima di iniziare desidero ringraziare i mecenati che su Tipeee supportano questo podcast.
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Grazie anche a Silvia, Phil, Denise e Dalil.
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Questo che stai ascoltando è mitologia, le meravigliose storie del mondo antico.
Sono Alessandro Gelain, insegnante di filosofia, psicologia e scienze umane.
Se vorrai stare in mia compagnia ti offrirò le storie più interessanti della mitologia
greca e romana.
Il mito ha ancora molto da insegnarci e talvolta, come uno specchio, è capace di mostrare
meglio a noi stessi quello che siamo.
Puntata numero 202.
Il ritorno di Diomede.
Tempeste, tradimenti e nuovi inizi.
Benvenuto a questo nuovo episodio del nostro viaggio attraverso i miti greci.
Oggi esploriamo una storia affascinante e poco conosciuta.
Il ritorno in patria di Diomede, uno dei più valorosi eroi greci della guerra di Troia.
Il suo viaggio, noto come Nostos in greco antico, è un racconto ricco di avventure,
pericoli e colpi di scena.
Prima di immergerci nelle sue disavventure, è importante ricordare chi sia Diomede.
Figlio di Tideo e signore di Argo e uno dei più giovani condottieri dell'esercito acheo a Troia.
Nell'Iliade Omero lo descrive come un guerriero coraggioso e abile,
secondo solo ad Achille in valore.
Durante la guerra decennale, Diomede si distingue in numerose imprese.
Forse ricorderai quei peculiari episodi in cui,
con l'aiuto di Atena, osa ferire Afrodite e perfino Ares, il dio della guerra.
Un'impresa che dimostra non solo il suo coraggio,
ma anche il favore divino di cui egli riesce a godere in più di un'occasione.
Le sue imprese guerresche sotto le mura di Priemo le trovi negli episodi 153 e 154.
Non meno importante è il suo ruolo nel furto del Palladio,
la sacra statua protettrice di Troia.
Un'impresa compiuta insieme a Odisseo che si rivela fondamentale per la caduta della città.
Ti si dirizzano le antenne?
Nella scorsa puntata ho argomentato su Odisseo che trafuga il Palladio insieme ad Aiaseo e Leo.
No, non mi sto sbagliando.
Su quel furto esistono diverse versioni.
È utile ricordare anche perché Atena aiuta e protegge proprio Diomede.
Ella a suo tempo amava l'ardore e il furore del padre di Diomede, Tideo.
Gli è sempre stata al fianco, ammirandone la potenza guerresca.
Durante lo scontro mortale con il suo nemico Melanippo sotto le mura di Tebe,
Tideo riesce con un fendente a decapitare il suo avversario,
ma viene contemporaneamente ferito a morte.
Tanto è il suo odio per il suo avversario che, pur morente,
azzanna la testa di Melanippo e morde il cranio aperto
fino ad arrivare all'interno del teschio e a mangiare il cervello.
Atena, che era scesa dall'Olimpo per salvare la vita in extremis a Tideo,
inorridita, volge lo sguardo e fugge via.
Tideo così muore.
Pare che il figlio Diomede abbia ereditato da lui la potenza, la forza e l'ardore
che rendevano il piccolo principe di Argo imbattibile in battaglia.
Forse è per questo Atena guarda di buon occhio il giovane eroe.
Ma oggi?
Oggi la guerra è finita.
Immagina la scena.
Troia è caduta.
Le sue mura, un tempo invincibili,
ora sono solo un cumulo di macerie fumanti.
I greci, esausti ma col cuore gonfio di aspettative,
si preparano a tornare a casa dopo dieci lunghi anni di battaglie,
assedio e morte.
Diomede, come tutti gli altri, non vede l'ora di riabbracciare la sua sposa
e di rivedere il suo regno.
Il destino, o forse sarebbe meglio dire gli dèi,
hanno in sebo per lui un viaggio ben più lungo e travagliato
di quanto egli si possa immaginare.
I viaggi di ritorno degli eroi greci da Troia sono noti come Nostoi,
un termine che racchiude in sé sia il desiderio di tornare
che l'impossibilità di farlo veramente.
Questo concetto, come ho già detto qualche puntata fa,
di certo ti suona familiare.
Non hai mai provato, tornando in un luogo dopo molto tempo,
la sensazione che quel posto non fosse più lo stesso che avevi lasciato?
È proprio questa l'essenza del Nostos,
un ritorno che è al contempo la realizzazione di un desiderio
e una inquietante fonte di straniamento, di disagio, di paura.
Per Diomede e gli altri eroi greci,
questo senso di paura inizia ad essere provato ben presto,
anche se tutto all'inizio pare tranquillo.
Onde serene e cielo terzo benedetto da venti favorevoli
sembrano un buon auspicio.
Menelao organizza una prima tappa sull'isola di Tenedo
per gestire meglio la sequenza di navigazione.
Diomede, che fino a Tenedo ha solcato le onde affiancando la flotta di Nestore,
decide ora di separarsi dal vecchio re.
Appena salpata da Tenedo,
l'armata navale grecca si trova ad affrontare una tempesta terribile
nei pressi del capo Caffèreo, all'estremità meridionale dell'Eubea.
Questa tempesta, come forse ricordi, viene scatenata da Zeus o da Poseidone
per esaudire il desiderio di vendetta di Atena.
La dea, che fino a ieri è stata una fedele alleata dei greci,
è ora infuriata per la profanazione del suo tempio in Troia
da parte di Ayace o Ileo,
evento su cui ci siamo soffermati qualche puntata fa.
In questa tempesta Ayace o Ileo trova la morte
e la sua frotta affonda nell'abisso.
Quella di Menelao viene decimata.
Le navi superstiti perdono la rotta di casa.
Diomede, grazie alla sua abilità di navigatore,
forse a un residuo favore divino,
riesce invece a sopravvivere a questo finemondo
e a salvare navi e marinai.
I venti contrari e le correnti avverse lo spingono tuttavia fuorirotta,
allungando e rendendo pericoloso il suo viaggio attraverso Mediterranea.
Mentre Diomede lotta contro l'avversità del mare,
a casa sua, ad Argo, si consuma un regale tradimento.
Su moglie Egelea, influenzata secondo alcune versioni del mito da Afrodite,
che forse ancora risentita per la ferita inflittale del Diomede a Troia,
Egelea, dicevo, si è data ad una vita di dissolutezza
e si è presa come amante Comete, figlio di Stenelo.
Al momento di partire per la guerra,
Diomede ha affidato a un giovanissimo Comete
la gestione della sua famiglia e dei suoi beni.
La quotidiana frequentazione del palazzo reale da parte del bel giovane
non sfugge agli occhi solitari di Egelea.
Presto la regina cade in amore per lui.
Secondo altre fonti, l'amore tra Egelea e Comete sboccia,
o si scatena, dopo che Re Naublio, per vendicare la morte del figlio Palamede,
giunge a Dargo con la falsa notizia che Diomede abbia trovato una bellissima concubina a Troia
e voglia portarla a Dargo per fare di lei la nuova regina.
Questa variante del mito ci viene tramandata principalmente da fonti tarde,
come la biblioteca di Apollo Doro e gli iscritti di Servio, commentatore di Vergilio,
e infine da Ovidio.
È interessante notare come questi racconti di infedeltà coniugale durante l'assenza degli eroi
siano un tema ricorrente nei nostoi.
Pensiamo ad esempio al più famoso caso di Clitennestra e Agamennone.
Questi racconti riflettono forse le ansie e le paure di una società
in cui le lunghe assenze maschili erano la norma, per causa di guerra o anche solo per il commercio.
Gli abitanti di Argo, poi abituati al nuovo governo,
non vedono di buon occhio il ritorno di un re che è stato via per così tanto tempo.
Non si è curato del popolo mentre era lontano e vorrebbe tornare ora a dettare legge?
Tornando a noi, dopo essersi perso nell'arcipelago delle meravigliose isole Cicladi
e avere fatto scalo a Falero, l'antico porto di Atene,
per effettuare un sacrificio proprietatorio alla dea degli occhi azzurri,
Diomede riesce a raggiungere le coste di Argo.
Come già ben immagini, invece dell'accoglienza trionfale
che si aspetta tra una città ostile e una moglie infedele.
Peggio ancora, secondo alcune fonti, Ejalea temendo la vendetta del marito
o forse spinta dal nuovo amante, organizza un attentato alla vita di Diomede.
L'eroe avvertito del pericolo, in alcune versioni addirittura da Nauplio, padre di Palamede,
è costretto a cercare rifugio presso l'altare di Hera per salvarsi.
Questo attentato ricorda da vicino il destino di Agamennone,
ucciso al suo ritorno dalla moglie critenestra e dal suo amante egisto.
Con la differenza qui che Diomede, più giovane e forse più accorto, riesce a sfuggire alla trappola.
Tradito dalla moglie e respinto dalla sua stessa città, Diomede si trova costretto all'esilio.
È da questo momento che la sua storia prende una piega, in parte inattesa e affascinante.
Secondo diverse fonti, tra cui Virgilio nelle Eneide e Uvidio nelle Metamorfosi,
l'eroe greco si dirige verso l'Italia meridionale.
In Apulia, l'odierna Puglia, Diomede viene accolto dal re Dauno.
Questo re offre a Diomede parte del suo regno e la mano di sua figlia in matrimonio.
Diomede volentieri accetta e si stabilisce nella regione, fondando diverse città,
tra cui Arpi, vicino all'attuale Foggia, e Canosa.
Anche questa caratteristica dell'eroe in fuga che va a colonizzare nuove terre
è un tema ricorrente, come avrai notato.
Questa parte del racconto mitico in generale, e nello specifico qui per Diomede,
è particolarmente interessante perché ci mostra come i Greci
si immaginano sia avvenuta la diffusione della loro cultura nel Mediterraneo.
Molte città nell'Italia meridionale attribuiscono la loro fondazione a eroe greci,
creando così un legame inscendibile e mitico tra la Grecia e le colonie della Magna Grecia.
La presenza di Diomede in Italia è testimoniata e quasi certificata da leggende locali
che si diffondono in varie parti dell'Italia meridionale e adriatica
e poi su su fino al Veneto.
Gli vengono attribuite la fondazione di templi, la bonifica di territori
e persino la paternità delle isole Tremiti, conosciute nell'antichità come Isole Diomedee.
Proprio a queste isole è legata una delle leggende più affascinanti riguardo a Diomede.
L'eroe infatti muore o meglio scompare mentre si trova proprio su queste isole.
A seguito di questo svanire dell'eroe secondo la tradizione,
i suoi compagni vengono trasformati dagli dèi in uccelli marini, forse aironi o sterne.
Questi volatili continuano a vivere ancora oggi sulle isole Tremiti,
proteggendo i santuari di Diomede e accogliendo ogni visitatore che viene riconosciuto come greco.
Qualsiasi straniero non greco non è il benvenuto su quelle isole
e viene attaccato senza pietà da stormi come impazziti.
Questa scena quasi icchokiana vuole sottolineare la natura semidivina attribuita a Diomede dopo la
sua morte e soprattutto il profondo legame creatosi tra l'eroe greco e le terre italiche
che lo hanno accolto. A mischiare le carte la morte di Diomede continua ad essere avvolta nel
mistero in quanto ne esistono diverse versioni. Secondo altre fonti infatti Diomede muore forse
per mano dello stesso re Dauno che lo ha accolto in un tragico epilogo di tradimento.
Altre tradizioni invece parlano di un'apoteosi di Diomede ovvero la sua trasformazione in un
essere divino dopo la morte. Questa versione è supportata dal culto eroico che si sviluppa
intorno alla figura di Diomede in varie parti dell'Italia meridionale. La storia del Nostos
di Diomede con le sue peripezie tradimenti e rinascite rappresenta un capitolo affascinante
della mitologia greca. Il suo viaggio non si conclude con un semplice ritorno a casa ma si
trasforma in un'odissea che lo porta a creare una nuova vita e a lasciare un'impronta duratura in
terre lontane. Non possiamo non notare come questa storia incarni i temi universali che risuonano in
noi ancora oggi. Il tradimento, l'affrontare ostacoli più grandi di noi, la capacità di
ricostruirsi una vita dopo grandi tragedie sono temi che troviamo non solo nei miti antichi ma
anche nella storia contemporanea. La vicenda di Diomede sembra finire in sordina, non ti pare?
Da eroe invincibile a esule in colonie greche lontane da casa, forse ucciso a tradimento. Il
mito non è nuovo a questi stravolgimenti del destino sulle spalle di questo o quell'altro
eroe. Il mito sta lì proprio a dirci che anche quando uno ha rappresentato la punta di diamante
di un intero esercito, anche quando uno è stato in grado di ferire Afrodite e Ares il dio della
guerra in persona, anche quando uno ha una statura eroica al pari di Achille, Ajace o Ettore, questo
uno rimane sempre un essere umano e gli esseri umani sanno che il loro destino è incerto, in
parte in mano agli dèi, in parte in mano al fato. Il mito dunque, storia dopo storia, ci aiuta a
comprendere la natura stessa della realtà dell'essere umano. Voglio concludere questo episodio con
l'immagine evocativa e terribile degli uccelli delle isole Tremiti, compagni fedeli ed eterni
di Diomede. Questi continuano a volare sopra l'Adriatico ancora oggi, sono il simbolo di un
eroe che lontano dalla sua patria, ad origine, ha trovato per sé un nuovo posto nel mondo e in
effetti a voler tirar le somme la storia di Diomede pare indicare che a volte il viaggio più importante
non è quello che ti riporta a casa, quanto quello che ti spinge a creare una nuova casa ovunque ti trovi.
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