
Sant'Antioco Nuragica
La civiltà sarda nuragica nacque e si sviluppò in Sardegna, abbracciando un periodo di tempo che va dalla piena età del bronzo (1800 aC) al II secolo dC, ormai in epoca romana. Fu il frutto della graduale evoluzione di preesistenti culture già diffuse sull'Isola sin dal neolitico, le cui tracce più evidenti giunte sino a noi sono costituite da dolmen, menhir e domus de janas[2], a cui si aggiunsero i nuovi stimoli e apporti culturale dell'età dei metalli. Deve il suo nome ai nuraghi, imponenti costruzioni megalitiche considerando le sue vestigia più eloquenti e sulla cui effettiva funzione si discute da almeno cinque secoli. Durante la sua storia millenaria ha avuto continui scambi culturali e commerciali con le più importanti civiltà mediterranee coeve ma nel corso del V secolo aC, l'entrata in conflitto con l' imperialismo cartaginese prima, e quello romano poi ne decretò il declino.[3] Oltre alle caratteristiche costruzioni nuragiche, la civiltà degli antichi sardi ha prodotto altri monumenti come i caratteristici templi dell'acqua sacra, le tombe dei giganti, le enigmatiche sculture in arenaria di Mont'e Prama e delle particolari statuine in bronzo Intorno alla metà del II millennio aC, durante la media età del Bronzo, i protonuraghi si evolvono in torri megalitiche di forma tronco conica, e si diffusero ampiamente in tutto il territorio della Sardegna (1 nuraghe ogni 3 km² circa).
