Mar 1, 2023 ROMA The Borghese Gallery Museum houses and exhibits a collection of ancient sculptures, bas-reliefs, and mosaics, as well as paintings and sculptures from the 15th to the 19th century. Among the masterpieces of the collection, the first and most important of which dates back to the collection of Cardinal Scipione (1579-1633), nephew of Pope Paul V, are works by Caravaggio, Raphael, Titian, Correggio, Antonello da Messina, Giovanni Bellini, and sculptures by Gian Lorenzo Bernini and Canova. The works are displayed in the 20 frescoed rooms which, along with the portico and the entrance hall, constitute the areas of the museum open to the public. Over 260 paintings are kept in the Borghese Gallery's storage rooms, located above the Pinacoteca level and arranged like a picture gallery. The Scipione Borghese Collection With the accession to the papacy of Paul V Borghese (1605-1621), his nephew Cardinal Scipione Caffarelli Borghese (1577-1633) embarked on an intense architectural commission, simultaneously initiating a systematic acquisition of works of art, which would make his collection one of the largest of the era. In 1607, through the seizure of paintings from the studio of Cavalier d'Arpino, he acquired approximately 100 paintings, including some early works by Caravaggio. In the same year, it acquired the collection of the Patriarch of Aquileia, while in 1608, 71 extraordinary paintings belonging to Cardinal Sfondrato were purchased, including, it is believed, Titian's Sacred and Profane Love, the Portrait of Julius II (London, National Gallery), and Raphael's Madonna del Velo (Chantilly, Musée Condé). The cardinal nephew's extreme unscrupulousness in securing works of art and indulging his passion as a modern collector is evidenced by numerous events, such as the 1605 purchase of Caravaggio's Madonna dei Palafrenieri, rejected by the Confraternity shortly before its display in the chapel in St. Peter's—perhaps at the request of the pontiff himself—or the daring theft of Raphael's Deposition Baglioni, taken at the behest of Scipione from the Perugian convent of San Francesco a Prato, lowered from the city walls on the night between March 18 and 19, 1608, and later declared "the cardinal's private possession" by Paul V. Other works by Raphael were present in the Borghese collection, clear evidence of his undisputed excellence: the Three Graces (Chantilly, Musée Condé), the Knight's Dream, and Saint Catherine (London, National Gallery), sold by the family during the years of the French Revolution. The collection of ancient sculptures, another fundamental element capable of lending an aura of ideal universality to art collections, had also been steadily enriched: first with the purchase of the Della Porta and Ceuli collections in 1607; to these, thanks to extraordinary occasional discoveries, were added the celebrated Gladiator, now in the Louvre, found near Anzio, and the Hermaphrodite, discovered during excavations near the church of Santa Maria della Vittoria. The splendor of the archaeological marbles was echoed by the extraordinary innovation of "modern" statuary, constantly competing with classical models: from 1615 to 1623, the young Gian Lorenzo Bernini created for the cardinal the celebrated sculptural groups still preserved in the Museum today: the Goat Amalthea, Aeneas and Anchises, the Rape of Proserpina, David, and Apollo and Daphne. A fairly reliable picture of Scipione Borghese's art collection, in the absence of a precise reference inventory, is provided by Giacomo Manilli's description of the Villa Pinciana published in 1650, which also illustrates the villa's exterior and its gardens. By the cardinal's will, upon his death, all movable and immovable property was subject to a very strict trusteeship, a legal institution that preserved the integrity of the collection until the 18th century. By the end of the 17th century, the Borghese family boasted a collection of approximately 800 paintings and one of the most celebrated collections of antiquities in Rome, as well as an enormous real estate portfolio. It was precisely the archaeological collection that aroused the interest of Napoleon Bonaparte, whose sister Paolina (1780-1825) had married Prince Camillo Borghese (1775-1832). Following the forced sale imposed by the emperor, the sculptures were dismantled from their original location between late 1807 and 1808 and transported to the Louvre Museum, where they now form a key part of the archaeological collection. Video by Grego; Descriptions: Official Website of the Borghese Gallery www.galleriaborghese.beniculturali.it #italianart#art#rome#artworks#museums#museum#culture#educationalvideo#education How this was made Auto-dubbed Audio tracks for some languages were automatically generated. Learn more Transcript Follow along using the transcript.
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La Galleria Borghese è museo statale, con sede nella Villa Borghese Pinciana a Roma.
Ospita tuttora gran parte della collezione d'arte iniziata da Scipione Borghese,
cardinal nipote di Papa Paolo V, cui si deve anche la costruzione della villa stessa.
Vi sono esposte opere di Gian Lorenzo Bernini, Bronzino, Canova, Caravaggio, Raffaello, Perugino,
Antonello da Messina, Pellini, Tiziano... Si può considerare unica al mondo per quel
che riguarda il numero e l'importanza delle sculture del Bernini e delle tele del Caravaggio.
In questo video cercheremo di farvi conoscere i più bei capolavori presenti a Galleria Borghese.
Entrando nella Sala degli Imperatori troviamo il bellissimo Ratto di Proserpina di Bernini.
L'opera raffigura il rapimento di Proserpina per mano di Plutone, Dio degli Inferi.
L'impianto della scultura è spinto fino ai limiti della stabilità.
L'avvitamento della fanciulla richiama il virtuosismo di gusto manierista,
ma la potenza della plastica, la tensione dei muscoli, la tenerezza sensuale delle carni,
l'intensità del sentimento esprimono un nuovo linguaggio espressivo,
fondato su un naturalismo evidente nella straordinaria resa metrica delle superfici.
Attraverso lo studio costante della statuaria classica e il recupero degli strumenti antichi,
Bernini traduce nel marmo la poetica del racconto mitologico,
confrontandosi con le potenzialità della stessa pittura.
Si tratta del primo grande gruppo scultoreo eseguito da Gian Lorenzo Bernini per Scipione Borghese,
per il quale è conservato un pagamento del 1619.
La scultura raffigura Enea, Anchise e Ascanio in fuga da Troia in fiamme.
L'episodio, descritto nel secondo libro dell'Eneide Virgiliana,
offriva lo spunto per esprimere un significato storico, teologico e celebrativo del committente.
L'imperium trasferito da Troia a Roma attraverso Enea sarebbe poi passato alla Chiesa e al Pontefice.
Nel gruppo è raffigurato anche il tema tradizionale delle tre età dell'uomo,
reso attraverso la differenzazione dell'epidermidi dei protagonisti,
la pelle morbida del bambino, quella tesa dell'adulto e quella rugosa e avvizzita dell'anziano.
Il quadro ritrae con estremo realismo la figura di un giovane con attributi tipici di Bacco,
dio del vino e dell'ebrezza, che si rivolge allo spettatore in posa tipica di tre quarti,
mostrando fra le mani un rigoglioso grappolo d'uva bianca,
in evidente contrasto con il suo incarnato ceruleo e insalubre.
La critica ha individuato nel soggetto un possibile autoritratto dell'artista,
facendo risalire il dipinto a un avvenimento documentato nella vita del pittore,
ossia il ricovero presso l'ospedale della Consolazione di Roma.
Da qui l'interpretazione da cui ha origine il titolo dell'opera,
autoritratto in veste di Bacco o più comunemente Bacchino malato.
Il dipinto fu eseguito a Napoli, dove Caravaggio, fuggito da Roma nel 1606 con l'accusa di omicidio,
si trovava in esilio.
La scelta del soggetto, con la vittoria dell'eroe di Israele sul gigante Filisteo Golia,
si deve probabilmente allo stesso pittore.
David, infatti, non manifesta un atteggiamento di trionfo, ma triste e melanconico,
regge e osserva commosso il capo mozzato di Golia, nel cui viso il pittore raffigura il proprio autoritratto.
Il dipinto fu commissionato nel 1605 dai membri della potente arciconfraternita dei Palafremieri.
Il quadro raffigura Maria, ritratta mentre schiaccia con l'aiuto di Gesù un serpente ai suoi piedi, simbolo del peccato.
Assistiti da Anna, madre della Vergine e protettrice dei confratelli,
raffigurata come un'umile e vecchia popolana dal volto grinzoso segnato dal tempo.
Il dipinto rappresenta San Girolamo, dottore della chiesa,
intento a studiare le sacre scritture che secondo la tradizione furono da lui tradotte dal greco al latino.
Il santo è infatti presentato per le sue qualità di uomo di studi,
ritratto come un anziano umanista piegato dalla complessa esegesi del testo sacro.
La partizione compositiva in due grandi campi di colori, caratterizzata da toni caldi,
come l'incarnato del santo e il manto purpureo,
e quelli freddi, il libro aperto su cui campeggia il teschio e il drappo bianco,
sembra voglia enfatizzare un dialogo simbolico tra contenuti natura opposta, vita e morte, passato e presente.
Per l'esecuzione rapida di alcuni dettagli e per l'immediatezza della spesura del colore,
parte della critica ha ipotizzato che la tela non sia mai stata terminata.
L'opera rappresenta Giovanni Battista, figlio di Elisabetta e cugino di Gesù,
qui ritratto sorpreso a meditare in un ambiente ombroso accanto a un montone,
simbolo della redenzione dell'uomo attraverso il sacrificio di Cristo.
Il santo è raffigurato seduto su un lungo drappo rosso,
colore che allude al sangue versato durante il suo martirio,
mentre sostiene con la mano sinistra un esile canna,
un riferimento alla vita di penitenza e di preghiera vissuta dall'uomo del deserto.
L'opera rappresenta un giovane, in posa di tre quarti,
mentre regge un canestro colmo di foglie e frutti autunnali,
come pomi e grappoli d'uva, che presentano le tipiche imperfezioni della natura.
Il dipinto costituisce una prova mirabile di rappresentazione del vero,
la cui indagine giungerà a maturazione nell'isolata perfezione
della canestra di frutta eseguita per il cardinal Federico Borromeo.
Il salone di Mariano Rossi è imponente per dimensioni,
sontuosità delle decorazioni e per le monumentali sculture che ospita.
Domina la volta di Mariano Rossi, eseguita tra il 1775 e il 1779,
nell'ambito dei lavori di rinnovamento della palazzina.
Il soggetto celebra la civiltà romana e l'eroica virtù dell'onore.
Al centro è raffigurato Romolo accolto nell'Olimpo da Giove
per propiziare la vittoria di Furio Camillo contro Prendo Re dei Galli.
La scelta del tema è da collegarsi anche alla nascita del primogenito di Marcantonio IV, Camillo,
avvenuta l'8 agosto del 1775, che poi sposerà Paolina, sorella di Napoleone.
Intorno al motivo principale figurano giustizia, fedeltà, onore,
che trionfano grazie all'azione il tempo sui vizi, allunnia, inganne e falsità.
Nel segmento del salone possiamo notare degli stupendi mosaici con gladiatori e cacciatori.
Ritratta da Antonio Canova come venere vincitrice del giudizio di Paride,
Paolina Borghese Bonaparte, 1780-1825,
è raffigurata a seno scoperto, distesa su due cuscine e un morbido materasso,
con la mano destra al capo e la sinistra che tiene il pomo.
Secondo il noto episodio della mitologia greca,
Paride assegnò a lei il pomodoro come segno del suo primato della bellezza,
conteso con Giunone Minerva.
La scultura, eseguita a Roma tra il 1804 e il 1808,
gestò un certo scalpore fra i contemporanei.
In essa, grazie antica e artificio compositivo,
si accordano con la resa naturalistica, quasi pittorica,
dei morbidi incarnati e dei veli leggeri che coprono i fianchi di Paolina,
dando vita ad un insieme estremamente seducente.
David di Gian Lorenzo Bernini.
La scultura, l'unica di soggetto biblico tra quelle eseguite da Gian Lorenzo Bernini
per Scipione Borghese, raffigura David nell'istante che precede il lancio della pietra
che colpirà il gigante Golia,
chiamato dai Filistei per combattere contro l'esercito israelita del re Saul.
Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini.
Apollo è raffigurato nell'atto di correre,
col piede destro a terra e il sinistro sospeso.
Il panneggio che gli copre i fianchi e la spalla sinistra accompagna il suo movimento.
Egli, giunto al termine dell'inseguimento, poggia la mano sinistra sul corpo di Dafne.
Sotto il tocco del Dio, la ninfa, istantaneamente bloccata nella sua fuga con le braccia protese in alto
e il volto che tenta di volgersi all'indietro,
ha già mutato i suoi piedi in radici e le mani e i capelli in fronde di alloro.
L'opera rappresenta il momento culminante della metamorfosi di Dafne in albero di alloro.
Bernini crea una messa in scena e atrale
nella quale l'occhio dello spettatore segue lo sviluppo della trasformazione.
Domenico Zampieri, detto Domenichino, la caccia di Diana.
Con fantasia narrativa, Domenichino rielabora e sintetizza lo stile dei celebri baccanali di Tiziano,
emulando la limpidezza di Raffaello e la sensualità del correggio.
Perni della composizione sono le due ninfe in primo piano.
Una rivela la calibrata impalcatura di piani diagonali, derivata dai carracci.
L'altra cerca lo sguardo dello spettatore, invitato ad ammirare la divinità, simbolo di castità e seduzione.
Le altre fanciulle sono disposte ritmicamente intorno a Diana,
rappresentata con l'arco in mano al culmine di una gara,
immediatamente prima del castigo inflitto ai curiosi profanatori,
nascosti tra i cespugli, ma scoperti dall'evriero in procinto di attaccarli.
Tiziano, amor sacro e amor profano
La tela rappresenta due donne, ritratte ai lati di un antico sarcofago istoriato,
su cui poggia un putto alato che con la mano rimesta l'acqua al suo interno.
Questa figura, così come il soggetto del quadro, è fortemente connessa al tema dell'amore,
qui espresso nella sua duplice natura, sacra e passionale,
raffigurato allegoricamente dalle due figure femminili, simbolo dell'amor sacro e dell'amor profano.
Tale dualità, presente anche nel paesaggio riprodotto sullo sfondo,
è inoltre espressa sulla sinistra da una veduta montana e sulla destra da un villaggio lacustre.
Tiziano, venere che ven d'amore
La splendida figura femminile, seduta sulla sinistra del dipinto,
è raffigurata nell'atto di bendare con un gesto deciso il putto alato sul suo grembo,
mentre alle sue spalle un secondo amorino osserva la scena con aria assorta.
Sulla destra giungono due donne, con buona probabilità Lenin, Fedori e Armilla, recando un arco e una feretra.
Secondo la critica, la tela appartiene alla fase avanzata dell'artista,
caratterizzata da una particolare stesura cromatica,
resa con tocchi di pennello densi di vibranti effetti luministici.
Tiziano, San Domenico
L'opera, che presenta i caratteri stilistici della stagione più tarda dell'artista,
raffigura un personaggio con un consueto abito dei fratti predicatori, tonaca bianca e mantello nero.
Il raggio luminoso che investe la tonaca rischiara la mano atteggiata in un gesto dal carattere simbolico.
Il volto è un esempio della superba ritrattistica di Tiziano,
che negli ultimi anni della sua vita sperimenta, con novità tecnica assoluta,
uno stile pittorico essenziale caratterizzato da rapide pennellate e dal tocco quasi impressionistico.
Antonello di Antonio
Tetto Antonello da Messina
Ritratto Duomo
Il personaggio è rappresentato, come di consueto nella ritrattistica di Antonello,
di tre quarti e a mezzo busto su uno sfondo buio.
L'espressione e lo sguardo vivissimi costituiscono l'aspetto più coinvolgente dell'opera,
considerata uno dei capolavori della fase matura dell'artista.
Duomo Ritratto indossa una veste rossa e una berretta nera,
tipici capi d'abbigliamento di quei patrizi veneziani
che furono estimatori e committenti di Antonello da Messina.
Raffaello Deposizioni di Cristo
Nel mettere in scena il dramma della rappresentazione,
Raffaello presa a modello il compianto su Cristo morto di Perugino a Palazzo Pitti,
eseguito nel 1495,
il cui Cristo era figurato disteso a terra secondo un'iconografia allora tradizionale.
L'ingente numero di disegni preparatori documenta lo studio dell'antico
e lungo laborioso evolversi del progetto compositivo,
reso progressivamente più drammatico e dinamico nella nuova iconografia del trasporto.
La novità compositiva della Deposizione segnò il superamento della tradizione umbro-toscana
e aprì un nuovo linguaggio espressivo,
sintesi di un perfetto equilibrio tra idealizzazione formale ed espressione del sentimento,
secondo uno stile a lungo ricercato nei modelli dell'antichità classica
e caratteristico della successiva fase romana dell'artista.
Bartolomeo di Pefattorino
Detto Fra Bartolomeo, adorazione del bambino.
L'esecuzione dell'opera risale all'ultimo decennio del 400
quando il giovane pittore, conclusa la sua formazione presso la bottega di Cosimo Rosselli,
guarda con interesse all'operato di artisti quali Piero di Cosi e Leonardo da Vinci.
Pietro Vannucci, detto Perugino, San Sebastiano.
L'opera è la replica antica del celebre San Sebastiano del Louvre realizzato dall'artista nel 1490.
Il dipinto è impostato sull'equilibrio compositivo scandito dalla figura centrale del martire legato alla colonna,
alle cui spalle, dietro l'inquadratura architettonica, è il tipico paesaggio umbro del Perugino.
Raffaello La Fornarina
Si tratta della copia del celeberrimo ritratto di Raffaello raffigurante Margherita Luti,
figlia di un fornaio di Trasquevere, da cui la denominazione Fornarina,
conservato presso la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini.
Pietro Vannucci, detto Perugino, Madonna col bambino.
Il dipinto documenta la fortuna riscossa nell'Italia centrale da quel genere di pittura devozionale creato dal Perugino,
cui l'opera, dopo molte discussioni, è stata riferita.
Le figure della Madonna col bambino sono in armonico accordo col brano paesistico dello sfondo,
costituendo un bel esempio del dolce stile sul quale si educò negli anni Perugini il giovane Raffaello.
Antonio Allegri, detto correggio, Danae
L'opera raffigura l'istante in cui Danae, figlia del re di Argo,
che l'aveva rinchiusa in una torre per evitare di generare, si congiunge a Giove trasformato in pioggia d'oro.
Dalla loro unione nascerà Perseo, che, come aveva predetto un oracolo, provocherà la morte del re.
Danae è uno dei pochissimi dipinti di correggio in cui la scena è ambientata in un interno domestico.
L'intimità dell'atmosfera è accresciuta dalla presenza dei due amorini che testano su una pietra di paragone la purezza dell'oro.
Questo è presente sia nella punta della freccia tirata da Cupido,
sia nelle goccioline di pioggia d'oro in cui si è trasformato il padre degli dèi.
Segno inequivocabile di un amore superiore ed eterno.
RAFFAELLO RITRATTO D'UOMO
Il dipinto ha rivelato la sua originaria configurazione solo in seguita a un intervento di restauro effettuato nel 1911.
In precedenza il personaggio indossava un differente copricapo e una pesante casacca di pelliccia aperta su una sottile camicia chiara.
Il personaggio ritratto è stato variamente identificato con il duca Francesco Maria della Rovere o con il cantore Serafino degli Aquilani.
Insomma, possiamo dire senza dubbio che Galleria Borghese è sicuramente uno dei posti da visitare a Roma.
Una costruzione storica che racchiude diverse opere di inestimabile valore artistico e culturale.
Visitare la villa Borghese significa immergersi nell'arte spaziando tra dipinti e sculture che portano la firma dei maestri più ammirati di ogni tempo.
Un vero e proprio tempio dell'arte dove lasciarsi sopraffare dalla bellezza.
E concludiamo questo video con una citazione di Edgar Lee Masters.
Mi sembra di raggiungere le altezze dell'arte e di respirare l'aria respirata dai maestri e di vedere il mondo con i loro occhi.