
Venezia ❤️ I "Mascareri", un arte da preservare
Diventare un'altra entità, e quindi giocare con la vita, "rischiando", per un attimo, di essere perfino più veri, come sosteneva Oscar Wilde.
Ma di autentico, di realmente autentico, c'è quella venezianità spiccata che trasuda dai laboratori dei "mascareri", i produttori di maschere, che a Venezia rappresentano a loro modo una quintessenza ineludibile della cultura cittadina.
In questo video, un incontro con Francesca Cecamore, figlia d'arte produttrice di maschere nel suo laboratorio al Castello, nel cuore del capoluogo lagunare.
Sembra quasi paradossale dirlo, ma il bello della maschera è proprio quello che c'è dietro, fisicamente e concettualmente.
Dietro c'è un grande lavoro, prima di ricerca, poi di esecuzione. Francesca mi ha spiegato che per realizzare una maschera occorrono preparazione tecnica e storica, perché ogni lavoro deve partire da un presupposto culturale. Poi occorrono pazienza, precisione e rigore, altrimenti la maschera non avrebbe nulla di diverso rispetto agli stampati plastificati che si vedono in giro.
Non è un caso che questo mestiere, che a Venezia annovera una quarantina di professionisti, non abbondi in personale e in prospettiva futura. Si tratta di un lavoro delicato e, come succede per molti lavori artigianali, non sempre facile da far comprendere, perché il prezzo non sempre è indicativo del valore.
Ma la grandezza del Carnevale di Venezia dipende anche da loro, dai "mascareri", depositari di un saper fare che qui assume un significato profondo, unico, sacro. La storia di Francesca, che insieme ai colleghi ha dato vita a un'associazione a tutela di quest'arte, è emblematica e affascinante, testimone di una Venezia che si conosce e si scopre anche (o forse soprattutto) entrando nelle botteghe.
