Intervista al prof. Pasquale Berloco al Congresso S.I.T.O. Siena 2014

The Epoch Times Italia
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26 set 2014
Direttore Centro Trapianti di Rene Policlinico "Umberto I" di Roma
Qual è il principale vantaggio che lei riconosce a alimentare una cultura della donazione?
È un vantaggio di natura medica, è un vantaggio di natura etica.
Il trapianto non è più una medicina sperimentale, il trapianto è una medicina che cura
e che fa ritornare le persone a una vita normale.
Quindi fare i trapianti significa aiutare la società.
Qual è il principale ostacolo che incontriamo oggi?
È la mancanza degli organi, la carenza degli organi.
Cioè i pazienti in distrastesa aumentano sempre di più, le richieste aumentano sempre di più
proprio perché la trapiantologia garantisce oggi una cura valida per molte malattie,
malattie che in passato non venivano assolutamente trattate
e che oggi trovano nella trapiantologia una risoluzione definitiva.
Quindi se mancano gli organi i trapianti non si possono fare.
Donare vuol dire aiutare gli altri e aiutare la nostra società.
Far migliorare la vita di molte persone che non avrebbero speranza di vita
e soprattutto dare la possibilità a molte persone di ritornare anche ad una vita lavorativa.
Questo è il principio di base e quindi l'educazione è alla base di questo modello.
Incominciare dalle scuole attraverso tutto il sistema mediatico, televisioni, giornali.
La morte non deve essere vista come un aspetto soltanto negativo, non è facile dire questo.
Però dobbiamo dire alla gente che con la morte possiamo forse salvare tante altre persone.
Il 9 luglio il Consiglio d'Europa ha approvato una convenzione contro il traffico di organi umani.
C'è chi ha già proposto qui nel nostro paese che l'Italia sia la prima firmataria di questo trattato.
Quale impatto potrebbe avere?
Personalmente sono naturalmente favorevole a un'iniziativa di questo tipo.
La vita non può essere commercializzata, assolutamente.
Quindi l'Italia deve porsi in una condizione come ritengo la storia anche della trapiantologia italiana
che ormai a 50 anni può insegnare tante cose dal punto di vista sia etico che formativo.
