
Giovan Battista Gaulli il Baciccio Adorazione dei Pastori dalla Chies del Carmine FERMO manortiz
Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio o il Baciccia
(Genova, 1639 – Roma, 1709)
Natività. Adorazione dei Pastori, 1679 ca
olio su tela, cm 420 × 205
Chiesa di S. Maria del Carmine,
ora nella Chiesa di san Domenico
Fermo
vedi: V. Curi, Guida alla Città di Fermo, 1864, p.59
(...) la tela collocata sull’altare maggiore della chiesa e raffigurante la Natività. L’autore è Giovan Battista Gaulli detto Baciccia (1639-1709), pittore genovese attivo a Roma in stretto rapporto con Bernini. L’opera arrivò a Fermo nel 1688 e costituisce, insieme alla Natività di Rubens oggi nella Pinacoteca civica, il maggior capolavoro del barocco esistente in città.
https://www.fermodiocesi.it/it/Archivio_Notizie_dal_Territorio/art/2723/
(...) Tela di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio (o Baciccia), protagonista del barocco romano del secondo Seicento, tanto da essere definito il “Bernini pittore”. E per l’artista genovese, infatti, giunto nella Città eterna appena diciottenne (orfano di entrambi i genitori), Gian Lorenzo Bernini fu effettivamente modello e mentore, padre e guida, introducendolo negli ambienti della corte pontificia e favorendogli importanti commissioni, come quella per la volta, magnifica, della chiesa del Gesù (...)
Come diversi altri artisti dell’epoca, del resto, se il Baciccio si dimostra aulico e teatrale nelle sue grandiose scenografie, è proprio nelle composizioni di piccolo formato che egli rivela tutta la sua qualità di affabulatore, dove il colore si fa emozione e le figure si animano di vita vera, protagoniste delle loro storie e non semplici “attori” di vicende stancamente recitate…
Una Madonna dal volto di porcellana offre agli sguardi stupiti e grati dei presenti – i pastori, certo, ma anche una giovane donna con la sua bambina – il divino infante, che con il visino paffuto e un po’ imbronciato si volge verso noi spettatori, che ci sentiamo così immediatamente e naturalmente coinvolti nell’atmosfera serena e commovente della notte santa. Pure Giuseppe, e non è per nulla scontato nell’iconografia di questo soggetto, chiama e invita all’adorazione del Dio che si è fatto uomo per amore, tenera creatura indifesa dalla pelle rosea e profumata verso cui anche il bue protende curioso il suo muso.
Esultano gli angeli, cantano i cherubini, mentre un globo di luce avvolge la mangiatoia, come un piccolo sole: «Sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace», come profetò Zaccaria.
https://www.chiesadimilano.it/news/arte-cultura/cristo-luce-del-mondo-tre-inedite-nativita-barocche-32593.html
(...) La notorietà del Baciccio nel territorio piceno e fermano è dimostrato dalla presenza di numerose opere che a lui furono commissionate al fine di rispondere a quel gusto del tutto innovativo per l’esaltazione dei sentimenti e delle passioni mediante un uso intenso della luce, dei colori o di schemi compositi complessi in cui le movenze dei personaggi erano accentuate in maniera quasi melodrammatica. Non di rado capitava che i prelati a capo delle diocesi commissionassero opere di questo tipo ad artisti di impronta romana che fossero maggiormente in grado di tradurre sulle tele quel fervido linguaggio espressivo. Straordinaria è la capacità di Giovan Battista Gaulli di trasporre e fissare le più svariate emozioni sulla tela, attraverso una gestualità estremamente espressiva ottenuta con un cromatismo onirico, suggestivo e una luminosità dorata che si riflette dolcemente sui volti e sulle teatrali movenze dei personaggi. L’Adorazione dei pastori, come molte altre opere di Gaulli, fa credere all’osservatore di essere colto da una visione celeste che con intenso trasporto mistico guida lo sguardo verso la grazia della Vergine Maria, la quale mostra il Bambino Gesù sotto lo sguardo curioso e carezzevole dei putti alati.
http://www.fermomusei.it/public/lp_mdf/main.asp?tp=str&nco=FERMO028&cl=
