
GENOVA - Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Le Gallerie Nazionali di Palazzo Spinola sono un museo statale collocato in un palazzo nobiliare edificato alla fine del Cinquecento. Splendido esempio della civiltà dell'abitare tra Seicento e Settecento dell'aristocrazia genovese, il museo ospita opere di eccezionale valore come l'Ecce Homo di Antonello da Messina, il Ritratto di Ansaldo Pallavicino di Antoon van Dyck e il Ritratto di Gio. Carlo Doria di Pieter Paul Rubens. Realizzato per volontà di Francesco Grimaldi prima del 1593, viene subito inserito nei Rolli di prima categoria e riportato ne “I palazzi di Genova” di Pier Paolo Rubens, che ne inserisce il prospetto affacciato su piazza Superiore di Pellicceria. Del periodo di proprietà Grimaldi, rimangono gli affreschi collocati sui soffitti dei saloni dei due piani nobili realizzati nella prima metà del seicento da Lazzaro Tavarone e raffiguranti in particolare al primo piano La città di Lisbona assediata dall'esercito del duca d'Alba e, al secondo piano Trionfo di Renato Grimaldi e Imprese per l'espugnazione della città di Zierikzee . Il palazzo ospita la famiglia Grimaldi fino al 1650, anno in cui viene venduto ad Ansaldo Pallavicino che acquista la dimora dal cognato Tommaso Grimaldi per sanare un ingente debito contratto da quest'ultimo. L'erede di Anna Maria Pallavicino e di Gerolamo Doria è il primogenito Paolo Francesco Doria che muore precocemente nel 1734 e cede il patrimonio alla sorella Maddalena Doria, sposata con Niccolò Spinola del ramo di San Luca. Divenuta proprietaria del palazzo, la nobildonna avvia un ampio programma di ristrutturazione che interessa soprattutto il secondo piano nobile, costituito da una sequenza di ambienti caratterizzati da uno sfarzoso utilizzo delle dorature in sintonia con lo stile rococò. Maddalena provvede a ingaggiare i più rinomati quadraturisti e pittori dell'epoca (Lorenzo De Ferrari, Giovanni Battista Natali e Sebastiano Galeotti) per conferire un aspetto à la page alla sua dimora con la costruzione di una Galleria degli specchi, collocata sopra la gallerietta fatta edificare da Ansaldo Pallavicino, assecondando i più aggiornati dettami della moda impartiti da Versailles. Il matrimonio tra Maddalena e Niccolò Spinola, Doge della Repubblica nel biennio 1740-1742, sancisce il passaggio di proprietà alla famiglia di cui ancora oggi il palazzo porta il nome. Il figlio di Maddalena, Francesco Maria Spinola, sopravvive alla madre solo nove anni e, alla sua morte, il palazzo viene ereditato dal figlio Paolo Francesco. Alla morte di Paolo Francesco, deceduto senza figli nel 1824, l'eredità viene spartita tra tre cugini materni: Giovanni Battista, Ugo e Giacomo Spinola di Luccoli, a cui tocca il palazzo in oggetto, con la clausola che abbandoni la
secolare dimora di via Luccoli (Palazzo della Catena) a favore di quella di Pellicceria. Si tratta di uno dei momenti più rilevanti per la storia della quadreria del palazzo che, con questo passaggio di proprietà, vede arrivare tra le proprie sale la ricchissima collezione di Giacomo Spinola che, a sua volta, aveva ereditato parte della raccolta di Costantino Balbi. Alla morte di Giacomo Spinola, 1858, il palazzo passa prima al figlio Francesco Gaetano e poi al nipote Ugo, il padre dei due donatori Paolo e Franco Spinola. Dal carattere schivo e dotati di una grande sensibilità culturale, grazie anche ai suggerimenti dell'allora Soprintendente Pasquale Rotondi, i due marchesi, eredi di una secolare dimora che purtroppo durante la seconda guerra mondiale aveva perso il terzo e il quarto piano, decidono di destinare alla pubblica fruizione il palazzo con tutto il suo contenuto, frutto di un accumularsi di dipinti, mobili e decorazioni.
